MXGP | Intervista a Jacky Martens, team manager di Honda JM Racing

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Il campione del mondo 1993 della classe 500cc ci ha raccontato la stagione 2020 della sua squadra


P300.it ha avuto il piacere di intervistare Jacky Martens, team manager di Honda JM nel mondiale motocross classe MXGP.

57enne di Lommel, Martens è stato grande protagonista del mondiale motocross a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 in particolar modo nella massima cilindrata, la 500cc, nella quale ha conquistato 16 dei suoi 17 successi e il titolo iridato nel 1993 in sella ad una Husqvarna. Anche nella stagione successiva il belga si è giocato il titolo, ma una caduta nella manche conclusiva dell’ultimo Gran Premio, a Holzgerlingen in Germania, lo ha costretto a soccombere allo svedese Marcus Hansson.

Ritiratosi al termine della stagione 1997, Martens ha fondato la propria squadra, denominata appunto JM Racing. Divenuto team ufficiale di KTM nella classe MX3, tra il 2004 e il 2008 ha conquistato quattro titoli iridati grazie a Yves Demaria e Sven Breugelmans. Con la morte della MX3, tra il 2014 e il 2019 il team JM Racing è stato scuderia di riferimento del marchio Husqvarna in MX2 per poi divenire team privato Honda nel 2020, in MXGP.

Per il team JM Racing, la stagione di debutto in MXGP è stata piuttosto travagliata: un infortunio al polso ha costretto Julien Lieber al ritiro immediato dalle competizioni a stagione in corso e anche Benoît Paturel è rimasto fermo ai box per diverse settimane. Un infortunio lo hanno rimediato pure il sostituto di Paturel, Kyle Webster, e Artem Guryev, mentre l’unico a concludere la stagione senza grossi guai è stato il pilota che ha rimpiazzato Lieber, Dylan Walsh, che ha concluso al 25° posto in campionato.

Ecco cosa ci ha raccontato Martens a proposito della stagione 2020, svelando anche l’accoppiata 2021 che sarà formata dall’italiano Michele Cervellin e dal tedesco Henry Jacobi. Si ringrazia Federico Benedusi per la collaborazione.

Ciao Jacky, grazie per l’intervista. Quanto è stato difficile portare avanti la tua squadra in questa stagione, visti gli effetti del Covid?
“È stata una stagione molto complicata e impegnativa. Tra i vari test Covid e le novità in fatto di logistica – tre Gran Premi consecutivi, più trasporti via mare che per via aerea… – abbiamo avuto molte cose in più a cui pensare, come tutti del resto. Alla fine ce l’abbiamo fatta, dimostrando che si può comunque correre in maniera sicura. Abbiamo tutti bisogno che il mondiale vada avanti, ma molti aspetti sono complicati. Le tre gare in fila e il poco tempo a disposizione tra i vari Gran Premi non ci hanno reso la vita semplice. A maggior ragione nel nostro caso, visti i tanti infortuni che abbiamo rimediato.

A parte le questioni pratiche, abbiamo avuto anche problemi finanziari. Il Covid ha messo in difficoltà i nostri affari e alcuni sponsor sono stati colpiti più di altri. Alcuni dipendenti sono stati pagati in ritardo e ci siamo dovuti arrangiare, in qualche modo. Siamo molto fortunati, perché abbiamo un fantastico gruppo di partners a supportarci”.

In questa stagione siete stati costretti ad affrontare alcuni cambiamenti, come quello che ha coinvolto Lieber. Che giudizio puoi dare di questo 2020 a livello di performance?
“Sapevamo che il 2020 sarebbe stato un anno molto differente, dopo i tanti successi avuti in MX2. Siamo ripartiti da zero in una nuova classe, con una nuova moto, nuovi piloti e nuovi membri del team. Non siamo stati fortunati con i nostri due piloti. Per Lieber le cose sembravano essersi messe bene durante l’inverno, si era adattato molto bene alla moto e si trovava davvero a suo agio. Sapevamo di dargli una moto che ben si adattava al suo stile: scattante in partenza, facile da guidare, con una buona stabilità e una buona performance in generale. Insieme volevamo costituire una sorpresa! Purtroppo, a volte, le cose non vanno come si vuole e vedere che il suo polso non stava recuperando a dovere ci ha dato un grande dispiacere. Ho pienamente compreso la sua decisione, nella sua situazione il ritiro è stata la scelta migliore.

Paturel ha svolto un ottimo lavoro per riguadagnare la forma ideale e a più riprese ha dimostrato il suo valore. Purtroppo non lo ha potuto fare per tutta la stagione. Si è infortunato in un momento molto critico, essenzialmente per un episodio sfortunato, e non si è trattato nemmeno di un problema facile da risolvere. In Walsh e Webster abbiamo trovato due buoni sostituti ma sappiamo che non è facile iniziare un campionato MXGP da metà e senza preparazione invernale. Kyle è un pilota molto professionale e tecnico, dalla guida pulita. Si è infortunato due volte e non ha mai potuto mostrare le sue abilità. Questo è stato molto frustrante, per lui e per noi.

Dylan ha fatto il massimo, ha mostrato il suo potenziale, sappiamo tutti che è un ottimo partente e che si tratta di un pilota molto divertente da veder guidare. Sfortunatamente non era in forma e progredire da questo punto di vista è stato difficoltoso. Non dimentichiamo che era pure un rookie per la MXGP. Non si può raggiungere l’esperienza dei piloti migliori in un paio di gare, è normale che abbia commesso degli errori.

La performance complessiva è stata deludente, molto lontana da quella che ci attendiamo come frutto del nostro lavoro. Penso che comunque si sia visto lo sforzo profuso, le nostre Honda si sono ben comportate ma non siamo mai stati così sfortunati, con così tanti infortuni!”.

Walsh ha mostrato performance eccellenti in alcune gare, ci ricordiamo bene di Mantova, come lo giudichi e di che tipo di pilota si tratta?
“Come ho detto, per Dylan era tutto nuovo ed è arrivato nel nostro team ‘a freddo’, senza una preparazione specifica. Ha corso gare buone e altre meno buone. Di sicuro Mantova è stata molto divertente, in quell’occasione Dylan ha mostrato di avere un gran potenziale sulla 450cc. Ha dimostrato che la nostra Honda privata può stare nelle prime posizioni. Credo che Walsh sia un pilota di grandi doti naturali, ad esempio è molto bravo nell’affrontare i salti. Ovviamente ha bisogno di perfezionare la sua guida per essere più competitivo e, a parte questo, deve fare più esperienza perché ha corso contro piloti con molte più gare sulle spalle. Sarà bello apprezzare i suoi miglioramenti nei prossimi anni”.

Walsh si è spesso prodotto in ottime partenze, avete lavorato in qualche area del motore per raggiungere questo scopo?
“Sì, certamente. Sin dall’inizio ci siamo posti l’obiettivo di avere moto in grado di lottare per gli holeshot. Sapevamo che sia Lieber che Paturel avrebbero avuto bisogno di una moto competitiva in partenza. Ovviamente, fare un holeshot è più facile per un pilota leggero come Lieber che per uno più possente come Paturel. Dylan fisicamente somiglia più a Julien, è leggero e non molto grosso. Poi è dotato di un’ottima reattività e, come si è potuto vedere, la nostra moto ha tutto quello che serve per partire bene! Abbiamo riposto molti sforzi sullo sviluppo della moto, sia in fabbrica che tramite partners come HGS per gli scarichi, Wossner per i pistoni, Zeta, DT1 per i filtri dell’aria, Suter per la frizione, ProMX per alcune componenti in titanio, Denicol per i lubrificanti, ETS per la benzina, CRM e Prox. Si tratta di un processo lungo, ma è una bella sfida!”.

Quanto è difficile sviluppare una moto per un team privato? Avete ricevuto del materiale anche da Honda durante la stagione?
“È difficile perché lo sviluppo, le prove di nuovi pezzi e i test su pista richiedono molto tempo. Non si può fare tutto in poche settimane. Ovviamente ci sono cose che non si possono fare, a differenza dei team ufficiali, per questioni di budget, ma la cooperazione con Honda è fantastica. Abbiamo stabilito rapidamente un ottimo rapporto e abbiamo visto come la CRF450R sia una moto di per sé fantastica, anche in versione standard. Sin dall’inizio le intenzioni di Honda sono state chiare, quindi non mi sono mai aspettato parti speciali o una moto factory. Non siamo un team ufficiale, molto semplicemente. Ad ogni modo, quando ho richiesto aiuti tecnici, Honda è stata di grande aiuto. Mi piace molto il loro metodo di lavoro e ora mi è più facile capire i perché del loro successo. Lavorare insieme è molto soddisfacente e c’è una grande efficienza, niente politica, bisogna solo dare il massimo per ottenere i risultati”.

Ti è piaciuto il format del “tutto in un giorno”? Credi che sia la direzione giusta?
“Mi è piaciuto molto e, da quanto ho sentito, anche ai piloti è piaciuto. Il format ha funzionato bene, il programma è corto e non c’è molto da aspettare tra una sessione e l’altra. Per i piloti è un bel bonus, non si ‘raffreddano’ e non hanno bisogno di particolari stratagemmi per restare concentrati su cosa viene dopo. Le giornate di gara hanno un bel ritmo e per quanto mi riguarda mi piacerebbe molto avere questo format anche in futuro. Aggiungerei solo una sessione di prove libere al sabato per imparare la pista e per avere un’idea dei vari ostacoli. Tra il sabato e la domenica si può lavorare sulla conoscenza della pista e a livello mentale questo può risolvere qualche problema, può ridurre lo stress per i piloti.

Il fatto che non ci siano altre categorie durante la giornata, oltre a quelle del mondiale, fa sì che la pista possa evolversi in una maniera più prevedibile. Con il campionato femminile o l’europeo non è così, perché in quelle categorie si usano traiettorie diverse e i piloti formano più ‘braking bumps'”.

Dall’alto della tua grande esperienza, di che cosa avrebbe bisogno la MXGP per essere più appetibile per TV e media?
“Questa è una bella domanda e dare una risposta non è semplice! Potrebbe essere interessante cambiare il sistema di punteggio. Riducendo la zona punti ai primi dieci, cambierebbero le dinamiche del campionato e delle gare stesse. Per i piloti che non lottano per podi o vittorie, un piazzamento darebbe molto più valore alle performance. Una top 10 in MXGP avrebbe molto più risalto rispetto a come è vista ora: un grande risultato in una grande categoria. Credo che in questo momento un piazzamento del genere sia molto sottovalutato, alla luce di una zona punti a 20 piloti.

Alcuni piloti che prendono sempre punti, adesso, possono conquistare un buon piazzamento in campionato anche senza risultati davvero competitivi. Con un diverso sistema di punteggio, prendere un punto sarebbe un risultato di spessore ben maggiore. E aggiungerebbe difficoltà per i piloti più competitivi: se uno si trovasse a dover recuperare la top 10 dopo una caduta per prendere qualche punto, sarebbe una situazione differente. Lo si vede già in MotoGP, con 15 piloti in zona punti. In MXGP, quando ci sono molti infortunati, la zona punti si completa a malapena. È sufficiente correre di rimessa per prendere qualche punto e non credo sia molto appetibile”.

La sensazione è che la MXGP attuale sia paragonabile al periodo 2010-2011 della MotoGP, con performance eccezionali e piloti fantastici. Cosa ne pensi?
“Di sicuro il livello è altissimo in questo momento! Molti piloti possono vincere delle gare e abbiamo tanti altri talenti che arriveranno in MXGP in futuro. Diverse personalità, team e moto differenti, gli ingredienti per uno show fantastico ci sono tutti! Con l’età massima della MX2 a 23 anni ci saranno sempre nuovi piloti a sfidare quelli più esperti. Non sono sicuro che si possa paragonare la lotta per il titolo a quella della MotoGP di quegli anni. Personalmente mi piace di più quando la lotta per il titolo è serrata e ci sono tanti piloti in gioco fino all’ultima gara”.

Quali sono gli obiettivi per il prossimo futuro e quali saranno i vostri programmi per il 2021?
“La stagione 2021 si preannuncia promettente per JM Racing. Abbiamo molta più esperienza con questa moto e la Honda CRF450R 2021 è eccezionale. Cercheremo di entrare stabilmente in top 10 sia con Cervellin che con Jacobi. Entrambi hanno il potenziale e hanno già mostrato cosa sono in grado di fare in MXGP. Jacobi ha corso bene soprattutto a Matterley Basin e a Mantova #1, anche se ha avuto una stagione difficile per via di qualche infortunio. Ho molta fiducia in entrambi. Abbiamo un piano pluriennale con Honda e il 2022 sarà ancora migliore per noi. Honda incrementerà il suo supporto e non vedo l’ora di raggiungere un livello superiore con la mia squadra!”.

Grazie per averci dedicato un po’ del tuo tempo, Jacky.
“Grazie a voi. È bello poter raccontare la nostra storia ad un sito di motorsport, in modo che tanti possano conoscere il nostro team e i nostri piloti”.

Immagini: JM Honda Racing, 90s Motocross Instagram

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Andrea Ettori
Vivo a Mirandola, e sono un grande appassionato di sport. Jenson Button è il mio idolo, e il Milan la mia squadra del cuore. Sono una persona positiva, e vedo sempre il bicchiere mezzo pieno in ogni situazione. #StayPositive #ForzaEmilia

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