Motomondiale | Wayne Rainey riabbraccia la sua Yamaha YZR 500 al Festival della Velocità di Goodwood

Storia
Tempo di lettura: 4 minuti
di Alyoska Costantino @AlyxF1
25 Giugno 2022 - 09:31
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Il tre volte campione della 500cc, dopo quasi ventinove anni, risale in sella alla Yamaha che gli ha dato tante gioie nei primi anni ’90. Le parole di Rainey: “Mi è sembrato rincontrare una vecchia amica”.


In un edizione particolarmente carica di storia ed emozioni, il Festival della Velocità di Goodwood del 2022, nella giornata di ieri, ha avuto l’onore di rivedere sul proprio tratto della cronoscalata di 1.890 metri il ritorno del grande Wayne Rainey, in sella alla sua fida compagna dell’Epoca d’Oro delle 500cc: la Yamaha YZR 500, rigorosamente col #1 del campione che per tre stagioni consecutive è rimasto saldo sul suo cupolino, a simboleggiare i mondiali vinti tra il 1990 ed il 1992.

Il californiano, come tutti sanno, fu vittima di un incidente a Misano Adriatico nel 1993: alla 1 (quella che oggi è la Misano 2, dato che dal 2007 si gira in senso orario anziché antiorario) la sua Yamaha perse il posteriore alla corda, provocando una caduta che gli stroncò la carriera, ben prima del tempo. Rainey divenne paraplegico e non fu più in grado di svolgere la sua passione più grande, il motociclismo.

Questo almeno fino al 2019, quando tornò in sella ad una moto nel mese di novembre. A Willow Springs il pilota di Downey provò una Yamaha R1 modificata appositamente per rendergli più comoda possibile la prova in pista e, a fargli compagnia, trovò il suo vecchio rivale Eddie Lawson e Kenny Roberts.

Tre anni dopo, al Goodwood, gli ancora tanti tifosi del tre volte campione hanno provato l’emozione e la felicità di rivederlo in sella alla moto che lo ha sì costretto ad una vita su una sedia a rotelle, ma che gli ha anche regalato tante gioie e tanti successi, valevoli per una vita intera. Come la R1, anche la YZR 500 è stata opportunamente modificata, aggiungendo il cambio elettronico e rendendola più docile.

Anche stavolta, a fargli compagnia sul tratto in salita di Goodwood, erano presenti alcuni dei più grandi volti del Motomondiale tra gli anni ’80 e ’90. L’immagine in cui Rainey sulla sua Yamaha, Kevin Schwantz sulla Suzuki RGV Γ 500, Mick Doohan sulla Honda NSR 500 e Kenny Roberts sulla Proton KR V3 affrontano appaiati il tratto verso la foresta di Goodwood rimarrà scolpita nella storia e nei cuori di chi li ha avuto la fortuna di vederli correre nei loro anni.

Queste le dichiarazioni di Rainey dopo il giro dimostrativo: “Ero piuttosto nervoso sul guidare la YZR 500, dato che quando ho guidato la R1 era tutto piuttosto chiaro in quanto le moto di oggi hanno così tanta elettronica, ma è diverso con una 500cc da Gran Premi! Ma, ad essere onesto, mi è sembrato rincontrare una vecchia amica. E’ stata sempre una sfida gareggiare in moto a quei livelli, lottare per le vittorie e i campionati, ma essere qui trent’anni dopo, essere in grado di salire in sella e di guidarla su per la collina con un setting piacevole, morbido e facile è fantastico. La moto era lì per me allora e lo è ancora oggi, perciò sono emozionato”.

“Non sapevo cosa aspettarmi, non potevo realmente andare lì a testa bassa dato che non avevo idea di come mi sarei sentito, ma quando mi sono messo il casco ed hanno acceso la moto, ho pensato ‘ci siamo’. Poter guidare su per la collina e lungo le curve, guardare in basso e vedere che stavo sulla mia moto da Gran Premio ancora una volta dopo tutti quegli anni mi ha fatto sentire in un mondo completamente diverso, e poterlo fare affianco a questi ragazzi, Kenny, Kevin e Mick, non avrei potuto chiedere di meglio che condividere quest’esperienza con loro. Un enorme grazie al Duca di Richmond per avermi accolto e a Yamaha per aver ritirato la moto dal museo ed avermela adattata per guidarla”.

L’Epoca d’Oro degli anni ’90 non tornerà più, ma allo stesso tempo è e sempre sarà con noi. Eventi storici come quello a cui si è assisti ieri sono una controprova dell’impatto che quel decennio di Motomondiale ha avuto sullo sport, sui piloti, sulle moto e su tutti noi.

Fonti immagini: Twitter / Monster Energy Yamaha MotoGP, Peter Summers

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