MotoGP | Udienza Iannone: giudizio rinviato, l’avvocato De Rensis duro con il rappresentante FIM

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Andrea Iannone resta sospeso dalla FIM dopo l’udienza tenutasi ieri presso la Corte Disciplinare Internazionale (CDI). Il pilota Aprilia, dopo essere risultato positivo ad un controllo antidoping nel weekend del Gran Premio della Malesia 2019, era stato sospeso da qualsiasi attività dalla federazione, in attesa di nuove prove e giudizio. Con le controanalisi sul campione B – chieste dal pilota – che hanno poi confermato la positività al Drostanolone, il caso è stato quindi portato in aula alla presenza di tre giudici e del pilota.

Il procedimento – si legge nel comunicato ufficiale FIM – è ancora in corso fino alla decisione del CDI. Il Signor Andrea Iannone resta sospeso provvisoriamente e pertanto gli è vietato partecipare a qualsiasi competizione moticiclistica o attività simile fino a tale decisione”.

Il comunicato ufficiale FIM che conferma la sospensione di Iannone.

Ora bisogna attendere cinque giorni per avere ulteriori notizie, il tempo accordato cioè all’accusa per verificare le prove scientifiche portate dai difensori di Iannone.


A spiegare nel dettaglio la situazione attuale è stato il legale di Iannone, l’avvocato Antonio De Rensis, intervenuto telefonicamente nella tarda serata di ieri a Sky Sport 24.

LA PROVA DEL CAPELLO | “Il 31 gennaio abbiamo depositato le argomentazioni scientifiche del professor Salomone dell’Università di Torino che, insieme a me, sta seguendo questo caso. Il 9 gennaio avevamo sottoposto, d’accordo con Aprilia, all’esame del capello al centro regionale antidoping di Torino il Signor Andrea Iannone. L’esame ha coperto un periodo che va dal gennaio 2020 retroattivamente fino al settembre 2019 ed è risultato completamente negativo alla sostanza del drostanolone, il metabolita ritrovato in una misura assolutamente esigua. Questo, insieme ad altri valori del testosterone ed altre considerazioni contenute nella perizia scientifica escludono completamente che Iannone abbia assunto in quel periodo quella sostanza”.

NESSUN DUBBIO | “La cosa molto importante è che il ragazzo abbia voluto con grande forza sottoporsi a questo test. È stato detto che questa presenza esigua di metabolita poteva essere o la coda di un ciclo di steroidi anabolizzanti o contaminazione alimentare. Se il 3 novembre è stato ritrovato questo metabolita ma ad ottobre e settembre non ci sono tracce evidentemente si tratta solo di contaminazione alimentare”.

ALTRI 5 GIORNI | L’accusa ha chiesto dodici giorni per valutare le prove portate dai difensori del pilota, ma ne sono stati concessi cinque. “Iannone era da 35 giorni in territorio asiatico, oramai la contaminazione della carne è un fenomeno assodato. Moltissimi atleti sono stati colpiti da questo fenomeno e anche prosciolti. Noi abbiamo voluto portare ai giudici un elemento che fosse al di sopra di qualsiasi interpretazione; che questo elemento abbia fatto riflettere è testimoniato dal fatto che il rappresentante dell’accusa (la FIM, ndr), che comunque aveva ricevuto la documentazione il 31 gennaio, ha chiesto ulteriori dodici giorni per presentare delle controdeduzioni. Quindi, evidentemente, questo è un esame serio e provato se richiede tanto tempo per essere analizzato. Per fortuna il tribunale ne ha concessi solo cinque”.

DE RENSIS DURO | Non manca un attacco al rappresentante FIM e alle argomentazioni portate dall’accusa nei confronti di Iannone: “In accordo con il pilota e con Aprilia, una considerazione che ci ha sorpreso e ci ha un po’ amareggiato. Ricordo che queste udienze sono registrate: bene, il rappresentante della FIM ha detto: “Noi siamo convinti che lei non ha assunto lo steroide anabolizzante per migliorare le prestazioni sportive ma per fare foto di moda” e ha portato venti foto di Iannone in mutande e in più ha detto “Lei ha mangiato carne in Malesia, non in Cina”. Probabilmente questo signore non sa che noi mangiamo cibo cinese in tutto il mondo.

In secondo luogo vorrei ricordare che il fisico di Iannone è il fisico di qualunque giocatore professionista di calcio. Senza pensare a Cristiano Ronaldo o Icardi, moltissimi giocatori sono più definiti di Iannone.

“SE IL RAPPRESENTANTE DELL’ACCUSA VIENE AD UN PROCESSO CON 20 FOTO DI INSTAGRAM DI IANNONE IN MUTANDE E DICE CHE LUI, CHE SFIDA OGNI VOLTA CHE VA IN MOTO LA MORTE A 340 ALL’ORA, SI DOPA PER FARE LE FOTO IN MUTANDE, C’È UNO SVILIMENTO DEL PROCESSO ENORME”.

Lo stesso rappresentante della FIM, mentre il Professor Salomone parlava, gli ha detto “lei è sicuro delle argomentazioni che sta esponendo? Perché le ricordo che stiamo registrando tutto” con un tono intimidatorio. Io credo che la FIM meriti di più, che un processo meriti di più e che Iannone debba essere giudicato non per le foto in mutande ma per i valori scientifici e confidiamo che i giudici, che ritengo essere persone serie e preparate, abbiano l’indipendenza per giudicare i fatti e non pregiudizi e preconcetti come quelli che abbiamo sentito”.

Immagine: Twitter/Aprilia

MONOPOSTO by SAURO

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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