MotoGP, Marc Márquez: rialzarsi è stato possibile, ma lo sarà anche trionfare ancora?

BlogParola di Corsaro
Tempo di lettura: 7 minuti
di Alyoska Costantino @AlyxF1
19 Febbraio 2023 - 15:51

Manca ancora un mese all’avvio del 2023 della MotoGP, e ci si chiede se Márquez sarà in grado di ritornare ad essere un protagonista, anche a fronte dei test a Sepang di inizio mese.


Nel mondo delle corse, nessuno ha la pazienza di rimanere in attesa per molto a lungo. Che si tratti di scelte di piloti, tecnici o persino sponsor, bisogna sempre considerare che molto di quel che si vede è sacrificabile: un pilota talentuoso ma in difficoltà può essere facilmente sostituito da un altro dotato delle stesse qualità, un campione affermato può essere rimpiazzato dall’oggi al domani dal nuovo fenomeno in rampa di lancio, un team principal può passare da figura geniale a carne da macello per i giornalisti nel giro di pochi mesi, se non settimane. E’ il bello ed il brutto di questo mondo: essere costantemente messo alla prova, in pista e fuori.

E’ per questo che la speranza ancora viva di diversi appassionati di rivedere Marc Márquez a livelli a lui consoni, per quanto umanamente apprezzabile, potrebbe avere vita breve. L’otto volte campione è entrato ed uscito dalla porta principale della MotoGP (non dalla finestra, si sa mai che Puig si preoccupi troppo) da quando è iniziato il suo calvario in quel nefasto 19 luglio 2020, ovvero da quando l’highside in curva 3 l’ha scaraventato nella ghiaia di Jerez per poi farlo colpire dalla sua stessa moto ancora in corsa, rompendogli l’omero del braccio destro.

Dopo quattro operazioni, due stop causati dalla diplopia e tre stagioni passate in alternanza tra gli ospedali e la sella della sua Honda, anche per la vigilia del 2023 si sta riaccendendo la speranza dei suoi fan e degli appassionati del Motomondiale di rivederlo in azione e da protagonista, l’unico ruolo che un pilota della sua caratura dovrebbe ricoprire. Tuttavia, più passano gli anni, più il margine di tempo a disposizione per tornare ad esserlo si restringe.

A questo punto, l’infortunio al braccio destro non è l’unico elemento che sembra remare contro al “Cabroncito”. Due giorni fa Márquez ha compiuto trent’anni, mentre i suoi diretti avversari, arrivati da meno tempo ma ugualmente agguerriti, possono forse ancora contare di una freschezza maggiore, essendo più giovani di qualche primavera. Potrebbe non sembrare un elemento così importante, ma in una competizione così tirata come nella MotoGP del presente anche questi dettagli possono essere cruciali.

L’infortunio, inoltre, ha generato un’altra serie di problemi a mo’ di effetto domino. Per quanto Márquez possa essere nuovamente in forma (come pare esserlo, a sua detta in seguito agli ultimi test svolti a Sepang), la concorrenza è cresciuta esponenzialmente e nuovi avversari hanno fatto capolino, con una fame di vittoria forse pari alla sua. I vari Jorge Lorenzo, Daniel Pedrosa ed Andrea Dovizioso sono stati sostituiti da Francesco Bagnaia, Enea Bastianini e Fabio Quartararo, che con Marc potrebbero andare a riformare quelli che, tra gli anni 2000 e 2010, erano divenuti i “Fantastici Quattro” della top class, quando Valentino Rossi, i due spagnoli e Casey Stoner dimostravano un talento ed una velocità semplicemente ineguagliabili per il resto della griglia.

Inoltre, parere del tutto personale, la competizione rappresentata da questi tre piloti credo possa essere ben più tosta di quella che Márquez ha dovuto soverchiare negli anni del dominio. Un Márquez che, ricordiamo, risentirà anche di un po’ di ruggine in più rispetto agli altri per il quasi anno e mezzo complessivo perso.

A ciò si aggiunge anche l’aspetto tecnico. Il periodo di assenza di Márquez dalla pista ha fatto perdere competitività anche alla stessa Honda e al reparto HRC, ritrovatosi senza il proprio fenomeno un po’ come un marinaio senza una bussola. Gli ultimi prototipi sfornati dalla Casa dell’Ala Dorata sono sembrati dei modelli “senza un’anima ben definita”, privi di uno sviluppo tecnico ben delineato e concreto. Il risultato è che ora la RC213V sembrerebbe aver perso del tutto la retta via del miglioramento e che il box Repsol stia navigando a vista, andando a tentoni. La Honda da almeno sette-otto anni è diventata una moto complessa, ma stavolta la matassa da sbrogliare pare ancor più intricata.

Le numerosissime novità tecniche provate dal #93 a Sepang (anche contro il suo volere) ne sono una prova, col risultato finale che Marc, al termine della tre giorni in Malesia, ha detto di aver scelto “la moto più simile alla 2022” ai microfoni di Sky. Alle mie orecchie quelle di Marc sono sembrate parole di un pilota già pronto alla resa prima di cominciare, che pensa di aver perso solo tempo prezioso nel cercare invano di trovare, nelle novità portate dalla squadra, ciò che serviva per contrastare le Ducati.

A fronte del forte legame che Honda e Márquez hanno vicendevolmente, vi è la sensazione che, se le cose non dovessero sistemarsi, prima o poi una separazione arriverà. Già durante il 2022 lo spagnolo aveva fatto annusare un possibile allontanamento da Puig e dai quartieri di Tokyo se non ci fosse stata una reazione tecnica e, per il momento, non è arrivata. Il suo contratto prevede altri due anni con la Casa dell’Ala Dorata, ma a questo punto il futuro del pluriridato appare più incerto che mai.

Va da sé che Márquez non è l’unico a soffrire una condizioni tecnica inferiore a quella che meriterebbe. Lo stesso Quartararo, che condivide con Marc il ruolo di miglior pilota della MotoGP e del mondo (a proposito, siamo ancora in attesa del loro duello definitivo), probabilmente dovrà ancora lottare con le armi spuntate e in inferiorità numerica contro le Desmosedici. Dal canto suo, “El Diablo” può quantomeno gioire di una Yamaha che ha risolto il principale problema della velocità punta (anche se se n’è presentato un altro, quello dello sfruttamento della gomma morbida).

Per i motivi elencati sopra, la situazione Márquez-Honda appare decisamente più in bilico di quella Quartararo-Yamaha. Ed è qui che giungiamo al quesito principe dell’articolo: riuscirà Marc Márquez a rientrare di prepotenza nella lotta che conta davvero, quella per il titolo mondiale?

Un quesito che sui nostri canali Telegram e Twitter abbiamo posto anche voi (a proposito, grazie della partecipazione) e, come pareri, si è assistito ad una spaccatura quasi alla pari tra chi crede che Márquez non lotterà più per il titolo e chi invece pensa che quantomeno potrà giocarsi le sue chance in futuro. C’è più scetticismo sul fatto che possa effettivamente vincere un altro alloro, ma ciò passa in secondo piano dato che la vittoria di un mondiale non è mai scontata fino a quando non è la matematica a stabilirlo.

Se nel 2021 pareva quasi scontato che Márquez potesse risollevarsi ed automaticamente tornare a dominare con nonchalance la massima categoria come nel 2019, ad oggi tutto questo è stato messo in discussione, e non più solo per il guaio al braccio. Forse il tanto desiderato nono titolo, che lo metterebbe alla pari di quel Valentino Rossi a cui la sua figura è indissolubilmente legata nel passato e nel risentimento (anche per colpa dei soliti media, che non mollano l’osso sulla vicenda dopo OTTO anni), potrebbe non essere nemmeno mai avvicinato dallo spagnolo. Aleggia persino lo spettro di un ritiro anzitempo, lo scenario probabilmente peggiore per la MotoGP.

Eppure, nonostante io ritenga ancora valido quanto detto ad inizio articolo, Márquez si è “meritato” un po’ di pazienza in più, dagli esperti, dal team, da Honda e dagli appassionati. C’è ancora chi crede in una sua rivalsa totale e che Márquez possa ritornare ad essere… Márquez, e tra queste persone mi aggiungo anche io. Il Marc capace di fare la differenza e di tirare fuori dal mezzo qualcosa che non c’è esiste ancora e sono sicuro che, se è davvero in forma fisicamente, si farà rivedere in questo 2023, a partire dalla prima tappa a Portimão.

Il motivo è questo: è il dominatore dell’era moderna e, forse in maniera un po’ romantica, ancora oggi trovo impensabile che un infortunio possa abbatterlo così, specie dopo averlo visto correre e vincere tra gli acciacchi in svariate occasioni; Márquez rientra tra quella cerchia di piloti capaci di sovvertire i pronostici.

Il perché è presto detto: perché stiamo parlando di un fenomeno. Non servirebbe aggiungere altro.

Fonte immagine: hondaracingcorporation.com

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