MotoGP | GP Cina 2006: il primo trionfo di Dani Pedrosa

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Sul tracciato di Shanghai il pilota spagnolo ottiene la sua prima vittoria in MotoGP alla quarta gara nella Top Class

La stagione 2006 della MotoGP viene ricordata come una delle più avvincenti da quando il campionato ha assunto questo nome, con diversi piloti in grado di salire alla ribalta in un mondiale incerto fino alla fine.

In casa Honda HRC il 2006 viene ricordato molto bene da entrambi i lati del box sia per il titolo di Nicky Hayden, che per il debutto in MotoGP di Dani Pedrosa, che da lì andrà a vestire i colori del team ufficiale della casa giapponese per tutta la sua carriera in Top Class fino al ritiro dalle corse di fine 2018.

Dani Pedrosa arriva in MotoGP forte di tre titoli mondiali consecutivi ottenuti tra il 2003 e 2005 in 125cc e 250cc in sella alla Honda del team Telefonica Movistar, dando prova di essere una potenziale stella del futuro. La Honda lo sa e non ci pensa su due volte a ingaggiarlo in MotoGP direttamente nel team ufficiale al posto di Max Biaggi, reduce da un deludente 2005 che lo porta a prendersi un anno sabbatico dalle corse prima del suo passaggio in Superbike del 2007.

Al giovane pilota spagnolo basta poco per mettersi in mostra confermando tutto ciò di buono che è stato detto sul suo conto: il nativo di Sabadell sale subito sul podio all’esordio in MotoGP a Jerez De la Frontera chiudendo in seconda posizione alle spalle di Loris Capirossi, mentre in Turchia è stato protagonista di una grande rimonta dal 16° posto sulla griglia di partenza fino ad arrivare in testa prima di cadere all’ultimo giro mentre era in lotta con Marco Melandri e Casey Stoner, vedendo così sfumare la possibilità di ottenere la sua prima vittoria in MotoGP alla terza gara. Vittoria che però non tarderà molto ad arrivare.

Il 14 maggio 2006 va in scena la seconda edizione del Gran Premio della Cina, valevole per il quarto round della stagione di MotoGP. Sul circuito di Shanghai il weekend di Pedrosa inizia nel migliore dei modi con la prima pole position in carriera nella Top Class grazie ad una grande prestazione in 1:59.009, al termine di una qualifica fortemente condizionata dal maltempo. Gli statunitensi John Hopkins e Colin Edwards completano la prima fila al fianco del pilota spagnolo, entrambi a tre decimi di ritardo e divisi da soli 10 millesimi, mentre Nicky Hayden con l’altra Honda ufficiale non è riuscito a far meglio del quinto posto davanti a Sete Gibernau, sesto e il migliore tra i piloti Ducati in prova. Molto indietro Loris Capirossi e Valentino Rossi, solamente 10° e 13° al termine delle qualifiche: per il Dottore, il weekend cinese si trasformerà presto in un vero e proprio incubo.

LA GARA

Al via Pedrosa ed Edwards hanno un’ottima partenza, con l’americano della Yamaha che si porta subito al comando tenendosi completamente all’interno della lunga prima curva, dove Pedrosa è costretto ad allargare e venendo sopravanzato da Hopkins, Gibernau e dalla Kawasaki di Shinja Nakano, ritrovandosi così in quinta posizione al termine del primo giro davanti a Casey Stoner, Nicky Hayden e Marco Melandri, con Capirossi salito al nono posto e Rossi in 11° posizione.

Al 2° giro sia Pedrosa che Stoner sopravanzano Nakano, con Hayden a replicare la stessa manovra dopo poche curve: il giapponese cerca di tornare davanti al pilota Honda in fondo al lungo rettilineo nel tornantino della curva 14, ma Hayden riesce a difendere la posizione nel successivo incrocio di traiettoria, mentre alle loro spalle Rossi supera Melandri all’ultima curva per la nona posizione prima di andare larghissimo alla prima curva consentendo al pilota del team Fortuna Honda (vincitore in Turchia) di riportarsi davanti.

Edwards e Hopkins cercano di prendere il largo, mentre Stoner e Pedrosa vengono subito ripresi da Hayden dando vita ad un terzetto di Honda alle spalle di Gibernau; al terzo giro Pedrosa supera Stoner alla curva 14 e si porta in quarta posizione, lanciandosi subito all’attacco del suo connazionale in sella alla Ducati, per superarlo all’inizio del giro seguente salendo così al terzo posto.

In questa fase della gara i due piloti ufficiali Honda sembrano averne di più rispetto agli avversari, con Hayden che replica la manovra del suo compagno di squadra per superare Gibernau, che cerca di riportarsi avanti alla curva 14 rischiando addirittura il contatto, dovendo così rialzare la moto lasciando via libera all’americano.

Dopo quattro giri Edwards e Hopkins hanno costruito un gap di 1.7 secondi su Pedrosa, che con pista libera davanti a se inizia la sua rincorsa sulla coppia di testa, mentre indietro Rossi riesce ad avere la meglio su Melandri riuscendo anche a sopravanzare Capirossi per l’ottava posizione in curva 6, che a differenza del layout usato dalla Formula 1 è posta più all’interno del circuito così come la precedente curva 5.

Rossi continua la sua rimonta e al sesto giro dei 22 giri in programma supera anche Nakano portandosi al settimo posto, rivelandosi il più veloce in pista insieme a Pedrosa, che realizza il giro più veloce in 2:00.205 ricucendo completamente il gap da Edwards e Hopkins in testa alla gara.

Pedrosa si ripete, migliorando di due decimi il suo giro più veloce nel giro seguente e all’ottavo giro inizia già a farsi minaccioso nei confronti di Hopkins provando il sorpasso sul lungo rettilineo che porta alla curva 14, trovando un’ottima risposta in staccata dal pilota della Suzuki che però non può nulla nel successivo cambio di direzione cedendo così la seconda posizione allo spagnolo.

Pedrosa è una furia e si porta subito all’attacco di Edwards per la testa della corsa, mentre Hopkins inizia ad accusare un netto calo e viene sopravanzato anche da Hayden, riportatosi anche lui nel gruppo di vertice sfruttando il traino di Pedrosa e guadagnando la terza posizione al nono giro.

All’inizio del decimo giro Pedrosa svernicia Edwards sul rettilineo del traguardo e si porta al comando della gara ancor prima della frenata della prima curva, riuscendo dopo poche curve a prendere del margine sugli inseguitori, con Hayden che supera Edwards nel cambio di direzione tra le curve 8 e 9 portandosi in seconda posizione alle spalle del suo compagno di squadra. In tutto ciò, alle loro spalle Rossi e Stoner hanno entrambi superato Gibernau, portandosi rispettivamente in quinta e sesta posizione davanti allo spagnolo della Ducati.

Pedrosa è in testa a metà gara con un vantaggio di un secondo su Hayden, con Edwards e Hopkins che iniziano a perdere terreno dai due piloti Honda. Pedrosa continua ad avere un ritmo insostenibile per tutti, migliorando ancora una volta il giro più veloce della gara al 12° passaggio fermando il cronometro sotto i due minuti portando il suo vantaggio su Hayden a oltre un secondo.

Hayden toglie il giro più veloce a Pedrosa al 14° giro, con i due piloti Honda che fanno gara a sé arrivando ad avere oltre cinque secondi di vantaggio su Edwards e Hopkins, agganciati da Rossi prima che il pilota italiano iniziasse ad accusare dei problemi tecnici sulla sua Yamaha, voltandosi in uscita dall’ultima curva dando uno sguardo alla gomma posteriore.

Rossi accusa delle forti vibrazioni alla gomma anteriore che hanno comportato al cedimento del parafango che la ricopre sul lungo rettilineo che porta alla curva 14, con i detriti della Yamaha presenti a bordo pista e fortunatamente lontani dalla traiettoria ideale. A sei giri dal termine Rossi rientra addirittura ai box per un inusuale pit stop dove i meccanici Yamaha sbagliano la gomma da sostituire cambiandogli la gomma posteriore, rimandandolo in pista con gli stessi problemi e costringendolo così al ritiro in una stagione che, tolta la vittoria in Qatar, è iniziata malissimo per il Campione in carica.

Davanti Pedrosa non ha problemi a mantenere la leadership scambiandosi ripetutamente il giro più veloce della gara con Hayden, saldamente alle calcagna del giovane pilota spagnolo. Alle loro spalle, Edwards e Hopkins continuano la loro gara in coppia mentre esplode la bagarre per la quinta posizione tra Stoner e Melandri, che replicano la bagarre per la vittoria vista in Turchia finendo anche al contatto nel cambio di direzione tra le prime due curve, con Makoto Tamada che si inserisce tra i due cercando superando Melandri per la sesta posizione alle spalle di Stoner.

Gli ultimi due giri scorrono senza problemi per Dani Pedrosa, che vince il Gran Premio di Cina e conquista la sua prima vittoria in carriera in MotoGP, alla sua quarta gara in carriera nella Top Class! Una gran prova di forza per l’allora 22 enne pilota spagnolo, con il secondo posto di Nicky Hayden a completare la doppietta per la Honda HRC, utile al pilota statunitense per aumentare il suo vantaggio in testa al campionato. Colin Edwards completa il podio al terzo posto, autore di una gara molto solida chiusa davanti al suo connazionale americano John Hopkins, ottimo quarto con la Suzuki.

Quel successo confermò quanto di buono si diceva sul conto di Pedrosa, capace di diventare il pilota di punta per la Honda per tanti anni affermandosi tra i migliori piloti della MotoGP. Purtroppo per lui, la gioia del titolo iridato non è mai arrivata, a volte per via di una moto non molto competitiva, altre per colpa dei tantissimi infortuni avuti nelle 13 stagioni disputate in MotoGP, motivazione principale secondo appassionati e addetti ai lavori per cui Pedrosa non è mai riuscito a diventare Campione del mondo nella Top Class.

Ciò non toglie che Pedrosa sia stato uno dei migliori piloti presenti in MotoGP nell’ultimo decennio e i suoi numeri nella classe regina lo possono ampiamente confermare: 31 vittorie (al pari di Eddie Lawson), 31 pole position, 112 podi (come Jorge Lorenzo), tre volte vice-campione del Mondo (2007, 2010 e 2021) e tre volte terzo classificato nel mondiale, rispettivamente nel 2008, 2009 e 2013; numeri che gli sono valsi l’inserimento nella Hall of Fame del motomondiale e l’enorme stima e affetto dei tifosi di tutto il mondo.

Qui i risultati completi della gara.

Immagini: Wikimedia Commons

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Daniele Botticelli
Classe 1997, laureato in Scienze della comunicazione e con una passione smisurata per il motorsport, il basket e la musica. Cresciuto sotto il mito di Valentino Rossi, Michael Schumacher, Alessandro Del Piero e Kobe Bryant. Poteva andare peggio no? Sono sempre alla ricerca di nuove leve, per raccontare le loro gesta e farvele conoscere ancor prima del loro arrivo sui grandi palcoscenici, questo perché ho sempre ammirato il nuovo che avanza

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