MotoGP, Bastianini-Ducati: la giusta meritocrazia che trionfa sulla mera convenienza

Alyoska Costantino - 26 Agosto 2022 - 22:22

Alla fine, contro i pronostici, sarà Bastianini a guidare la Ducati ufficiale MotoGP il prossimo anno. Una scelta forse azzardata, ma supportata da quanto visto in pista.


La telenovela MotoGP su chi avrebbe dovuto affiancare Francesco Bagnaia nel 2023 all’interno del team ufficiale si è conclusa questo pomeriggio con la promozione di Enea Bastianini dalla squadra Gresini a quella Lenovo, mentre Jorge Martín, l’altro pretendente, continuerà con la squadra Pramac

La scelta di uno o dell’altro pilota presentava, in entrambi i casi, dei punti a favore e a sfavore. Sui piatti della bilancia di una scelta del genere, infatti, generalmente non vengono pesati solo i risultati, ma molto altro; non si tratta solo di Ducati, ma di qualsiasi altra Casa o team di qualsiasi categoria. Nel corso della settimana di avvicinamento al Gran Premio d’Austria (sulla cui conclusione per i due piloti in questione c’è da fare anche qualche osservazione aggiuntiva, ma ne parleremo più avanti), sembrava che la candidatura di Martín fosse più forte rispetto a quella della “Bestia”, nonostante l’andamento del 2022 nettamente a favore del riminese. 

A sostegno del madrileno vi erano diverse argomentazioni, come il fatto che fosse nel team Pramac, solitamente squadra privilegiata da cui poi fare il salto nel team rosso. Anche la conoscenza della Ducati più aggiornata sarebbe stata a suo vantaggio, così come l’esser già stato compagno di Bagnaia dai tempi della Moto3, quando i due correvano insieme nel team Aspar con le Mahindra. Senza contare come Jorge sia arrivato da poco nell’orbita Ducati dopo aver lasciato quella KTM a fine 2020, perciò una sella di un team ufficiale l’avrebbe sicuramente motivato di più. 

Il punto che forse avvantaggiava Martín maggiormente (o meglio, svantaggiava Bastianini) era però legato proprio a Bagnaia. Al momento il torinese, l’uomo con più vittorie nel 2022 finora, è considerato la punta di diamante del team Ducati Corse senza se e senza ma, perciò affiancarlo con un compagno con cui ci può essere un buon rapporto era di primaria importanza. Tuttavia, la frecciatina lanciata da Enea in Francia al suo indirizzo dopo la scivolata di Pecco pochi secondi dopo il sorpasso subito proprio da lui aveva fatto rizzare le antenne, supponendo che tra i due non scorresse buon sangue in fin dei conti. 

Le voci su Martín in rosso per il 2023 erano così insistenti che davo praticamente per scontato che sarebbe stato lui a guidare la moto factory. Invece, a spuntarla è stato Bastianini. E qui vorrei sbilanciarmi nel dire che quella presa da Ducati, Dall’Igna e soci sia stata la scelta che dà più valore al verdetto più importante del motorsport: quello della pista. È l’asfalto, sempre e comunque, a offrire la sentenza su chi sia più meritevole nel motociclismo. La sentenza più giusta. 

Osservando al 2022 finora trascorso, a bordo di una Ducati GP21 Enea Bastianini , dunque non l’ultimo modello disponibile e non supportato allo stesso livello delle moto Pramac o factory, ha conquistato tre vittorie in Qatar, Texas e Francia come unici tre podi stagionali, contro i due secondi posti dell’Argentina e di Catalogna di “Martinator”. Anche il confronto dei punti favorisce, e non di poco, Bastianini, con 118 punti (sesto in campionato) contro gli 87 del compagno di marca (nono). 

Il peso delle prestazioni di uno e dell’altro va anche rapportato con le aspettative di inizio stagione. Bastianini si era accasato col privatissimo team Gresini e non vi erano affatto certezze su ciò che sarebbe riuscito a realizzare nella compagine di Nadia Padovani e dei figli, tra l’altro reduci dalla scomparsa di Fausto e in bilico tra quello che poteva essere l’addio alle corse o una faticosa prosecuzione; col senno di poi, continuare questo sogno è stata la scelta giusta. 

Martín, d’altro canto, alla vigilia del campionato partiva con aspirazioni da candidato al titolo, forte di un team preparato e di una moto quasi allo stesso livello di quelle di Jack Miller e Francesco Bagnaia. Invece, nelle prime sette gare sono arrivati appena 26 punti e ben cinque ritiri, di cui uno causato proprio da Pecco nel round d’apertura con lo strike in curva 1. Al netto di questo, però, l’andamento del pilota Pramac non ha affatto rispecchiato né il suo potenziale né le speranze che Ducati nutriva in lui dopo un buon 2021 di studio. Va comunque ammesso come Martín si sia anche dovuto operare al braccio dopo il Gran Premio di Spagna a Jerez, dunque i risultati ottenuti nei round immediatamente successivi avrebbero potuto essere migliori. 

Per quanto mi riguarda lo spartiacque definitivo tra i due, in termini di prestazioni, è giunto a Silverstone, dove Bastianini si è qualificato davanti a Martín precedendolo anche in gara, nonostante una brutta partenza ed un danno ad un’aletta della sua moto. Il sorpasso a due curve dalla fine per il quarto posto sul #89 era il biglietto da visita perfetto per un arrivo in Ducati. 

Anche l’ultima gara in Austria non ha giocato a favore di Martín in quanto impressioni fornite. Mentre Bastianini si è ritirato ad inizio gara per il danno al cerchione (quindi per colpe non sue) e dunque non sappiamo dove si sarebbe piazzato, Martín aveva a portata di mano un piazzamento nei primi quattro, buttato al vento all’ultimo giro col sorpasso fallito su Miller in curva 1 per la troppa foga. 

Ho commesso un errore ma dovevo provarci”, è così che il madrileno ha giustificato il suo tentativo, ma ha così messo a nudo un’altra sua debolezza: il non sapersi accontentare e concretizzare quando l’occasione è troppo ghiotta. 

Ribadisco dunque come la scelta di Bastianini sia stata la più giusta e meritocratica, per quanto dimostrato in pista coi mezzi a disposizione. È un qualcosa di cui sono piacevolmente stupito, non solo in quanto tifoso del #23 ma anche per come il motorsport moderno mi ha abituato, essendo un mondo in cui la valigia, il passaporto, il cognome e la convenienza spesso vanno a precedere ciò che dovrebbe davvero far fede: essere il più bravo a dare gas. 

Una promozione che Bastianini si sarà goduto anche il doppio, dopo esser stato relegato ad una moto privata per il 2022 nei confronti dell’ex-compagno Luca Marini, battuto con margine nel team Esponsorama ma fornito di una GP22 dalla squadra VR46. 

Tuttavia, vi è il rovescio della medaglia. Per quanto giusta sportivamente, non è detto che Bastianini in Ducati factory sia la soluzione più redditizia per la squadra, ma anzi potrebbe essere un grosso azzardo. Non tanto per il valore dell’ex-campione Moto2, quanto per quella che può essere la convivenza con Bagnaia. 

Lungi definirli rivali fratricida, ma io sono tra coloro che pensa come tra i due non scorra buonissimo sangue ed avere due galli nel pollaio è l’ultima cosa che servirebbe alla Ducati per tornare a vincere quel titolo iridato che manca da quindici anni. La situazione sarà da valutare nel corso del 2023, ma di certo tra i due aspettiamoci scintille. 

Concludo congratulandomi con Enea e augurandogli il meglio nel box rosso. 

Fonte immagine: gresiniracing.com