MotoGP, Bagnaia: in difesa dell’indifendibile

Gomma fallata? Mancanza di grip anomala? Sfortuna? No, l’arrampicata sugli specchi non serve adesso.


Terzo errore in dieci gare. Almeno una cinquantina di punti persi tra Losail, Le Mans e Sachsenring, con due scivolate mentre era secondo ed un’altra che ha quasi mandato Jorge Martín all’ospedale. A questi si aggiungono quelli per lo sbaglio di Nakagami al via di Barcellona e la somma aritmetica di questo conteggio è la seguente: un mondiale perso, l’ennesimo per Ducati.

La prima metà della stagione 2022 di Francesco Bagnaia è questo. Un potenziale enorme, del pilota e della moto, dimostrato anche in certe circostanze, quasi totalmente sprecato in questo 2022, in cui sono state spalancate le porte del campionato ad un Fabio Quartararo semplicemente impeccabile, che non solo riesce a sopperire alle mancanze della sua Yamaha quando i vari Morbidelli e Dovizioso non ottengono più dei miseri punticini che offre la zona punti, ma si sta dimostrando il nuovo dominatore successore di quel Marc Márquez di cui, al Sachsenring, si è sentita tanto la mancanza. Si sente da morire anche la mancanza di quel duello ad armi pari proprio tra “El Diablo” ed il “Cabroncito”, nella speranza di potervi finalmente assistere nel 2023.

Torniamo però su Bagnaia, il focus di quest’articolo. Sbagliare è contemplato in una categoria di questo livello, ma dopo quanto successo nel 2021 a Misano 2 ci si aspettava una maturazione da parte del pilota torinese, necessaria per poter ambire a quel mondiale che la Casa di Borgo Panigale aspetta da quindici anni. Maturazione che, alla prova del nove, non è ancora arrivata.

Sono però altri gli elementi che rendono tragicomica questa situazione, nello specifico due: in primis il fatto che, secondo le dichiarazioni ufficiali, pilota e squadra non riescano a darsi una spiegazione definitiva di come sia avvenuta anche la caduta del Sachsenring.

Tuttavia, non serve un occhio di falco per giudicare le immagini, specie quelle dall’elicottero, che vedono Pecco fuori linea di quel mezzo metro sufficiente per farlo cadere al primo tocco di gas. Elementi come il caldo, l’avvallamento a centro curva e il poco grip naturale del tracciato hanno fatto il resto, ma queste sono motivazioni, non scusanti. Tutto è partito da una cosa: la frenata oltremisura di Bagnaia, nel tentativo di contenere la fuga di Quartararo.

In secondo luogo, c’è forse l’elemento più grave: lo strenuo tentativo di cercare una scusante, una motivazione, un capro espiatorio per cercare di salvare il salvabile. La pratica arriva dai media nostrani, che durante il commento della gara e del post-gara non hanno esitato a mettere subito in ballo la possibilità della gomma fallata, del problema non meglio identificato. Della sfortuna.

L’unica sfortuna che abbiamo qui in Italia, e che lo stesso Bagnaia ha in un certo senso, è che la massima categoria del motorsport a due ruote venga raccontata in una maniera faziosa, poco professionale, sbagliata. All’ennesimo sbaglio del torinese, anziché cercarsi di arrampicare sugli specchi per cercare il cavillo che possa salvare la faccia a Pecco, forse sarebbe stato il caso di raccontare i fatti in maniera onesta, oggettiva, imparziale.

Perché dico che rischia di essere controproducente anche per lo stesso pilota? Semplice: a nessuno piace che qualcuno o qualcosa venga spinto in gola, cosa che invece i media sembrerebbero puntare a fare col ducatista, specie ora che un’icona come Valentino Rossi ha lasciato le scene. Un trattamento di favore e d’attenzione esagerato che rischia solo di avere effetti negativi, sia per risposta del pubblico che in pista.

Trattamenti che, tra l’altro, non giovano nemmeno nella visione della F1 come prodotto, in relazione ad un certo pilota monegasco che guida la macchina rossa per cui c’è il tifo sfegatato in cabina di commento. Chissà come cambierebbero le cose se Bagnaia in MotoGP o Leclerc in F1 abbandonassero rispettivamente Ducati e Ferrari di punto in bianco…

Ma quale sarebbe stato il modo oggettivo per raccontare i fatti? Dire le cose come stanno, ovvero che questo Francesco Bagnaia non può vincere il titolo così, né nel 2022 né mai. Quando si lotta in un campionato di venti gare in una categoria dove la competizione è estremamente livellata e serrata, pensare di puntare alla vittoria in ogni singola occasione non è possibile, anche se si guida la miglior moto del lotto. Bisogna saper centellinare le forze, puntare al successo quando possibile e al podio quando necessario.

Ho sottolineato la parola “questo” poiché il #63 ha dimostrato il suo valore: il talento c’è in grandi quantità e tra gli italiani presenti nel Motomondiale è probabilmente il migliore, le possibilità per diventare un giorno campione ci sono, ma bisogna superare questa fase di incertezze e sbagli.

Già da inizio 2022 qualcosa non stava andando per il verso giusto, con risultati che non arrivavano e gare in difesa. Appare quasi paradossale non solo pensando al 2021, ma anche al Bagnaia delle categorie propedeutiche, del mondiale 2018 in Moto2, che sbagliava pochissimo e convinceva invece molto. Quello è il Bagnaia che potrebbe riportare la Ducati (e l’Italia) sul tetto della MotoGP.

Solo il tempo ci dirà se rivedremo questa sua versione con costanza. Ducati a sua volta dovrà imparare che su un pilota si può sì puntare parecchio, ma sempre facendogli capire che gli errori sono tali e che devono essere evitati; non esiste solo il bianco e il nero, la fiducia totale e la separazione in casa, ma anche centinaia di sfumature in mezzo. Inutile poi nascondere come la squadra italiana punti davvero tutto su di lui, ben più che sui compagni di marca: basti pensare al rinnovo a stagione nemmeno iniziata. Anche far calare un po’ la pressione sarebbe ideale.

Forse anche lo scenario del mercato piloti, con quell’Enea Bastianini in agguato per prendere la seconda sella, ha scombussolato Pecco, ma questa teoria la terrei buona per un altro pezzo.

Fonte immagine: mediahouse.ducati.com

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