MotoGP, Bagnaia campione: colpevole di non averci creduto anch’io

di Alyoska Costantino @AlyxF1
7 Novembre 2022 - 00:08

Un mondiale fatto, disfatto e rifatto, ma alla fine è Bagnaia ad essere in cima al tetto della MotoGP e del mondo. E io, da suo tifoso, faccio ancora fatica a crederci.


Il 6 novembre 2022 rimarrà una data scolpita nel marmo nella storia italiana delle due ruote e nel mio cuore a livello affettivo. La consacrazione di Francesco Bagnaia, così tanto attesa ed altrettanto sofferta, è finalmente giunta e l’Italia può tornare a godere di un campione MotoGP, tra l’altro in sella ad una Ducati che vede il proprio lungo digiuno terminare. 

I volti tesi, i momenti difficili, i sudori freddi e i gesti di stizza ora appartengono al passato, un passato che effettivamente dista in realtà ancora poche ore ma che sembra già distante settimane, mesi, se non di più. L’intero box rosso e tutti gli affetti di Bagnaia erano lì nel paddock di Valencia a celebrare la nuova stella tricolore di questo sport, ad appena un anno di distanza dal ritiro del suo mentore e riferimento assoluto della MotoGP dell’era moderna Valentino Rossi. Una fonte d’ispirazione tanto importante quanto opprimente, poiché per anni i raffronti con lui, di piloti italiani e non, si sono sprecati e non solo sull’aspetto sportivo, ma anche quello carismatico. 

Non è stato un percorso facile, nonostante le premesse favorevoli. Il fatto che la sfida iridata si sia prolungata addirittura fino al round finale di Valencia è sia per meriti di Fabio Quartararo, principale antagonista, che per errori, va detto, da parte di Bagnaia. Le quattro cadute in cui è incappato, soprattutto nella prima parte di stagione, hanno intaccato pesantemente il bilancio in campionato del #63, mettendo a serio rischio il raggiungimento di questo traguardo. 

Passare dal Bagnaia delle prime dieci gare del 2022 al Bagnaia delle successive dieci è stato come passare dal giorno alla notte. Solitamente un click mentale così evidente non avviene durante il corso della stagione, quanto più durante l’inverno, in preparazione a quella che poi è la stagione successiva. Invece, la metamorfosi di Pecco è giunta nel momento probabilmente più buio dell’anno, quando il solco di punti di Quartararo appariva incolmabile e quando lui stesso, come ha ammesso, pensava che fosse finita. 

Non rinnegherò quello che scrissi successivamente al Gran Premio di Germania: non credevo fosse possibile per Bagnaia, per quel Bagnaia, recuperare ben 91 punti di distacco su un Quartararo fino a quel momento apparentemente infallibile. Invece, gara dopo gara, successo dopo successo, il gap si è sempre più assottigliato fino a diventare un surplus di punti per il #63. 

La differenza di competitività del mezzo ha sicuramente fatto il suo, ma il lavoro fatto dal torinese non deve passare in secondo piano. È stato lui ad ottenere il maggior numero di pole e vittorie in questa stagione (e, in un campionato in cui l’appiattimento delle prestazioni la fa da padrone, ottenere una sequela di successi consecutivi non è semplice), anche dovendosi confrontare sia con avversari di caratura elevata come il solito Fabio ma anche con la stessa pattuglia Ducati la quale, al netto di tutti i discorsi relativi a giochi di squadra ed accordi, non è poi sembrata fare così tanti sconti a Bagnaia in questa seconda parte di stagione. A cominciare da Enea Bastianini, che gli ha reso le cose difficili a Misano e a Sepang rubandogli anche cinque punti in Aragona, passando poi per Jack Miller che è rimasto secondo in Thailandia e terminando persino con Jorge Martín, il quale ha ammesso a chiare lettere che della lotta iridata “non gl’importava nulla”. 

In questo 2022 a Bagnaia non sono stati fatti sconti, sicuramente non dai compagni. La stessa rimonta di cui è stato protagonista è nata dai suoi stessi sbagli e dunque l’unica persona che avrebbe potuto metterci una pezza concreta era lui. E ci è riuscito eccome, riprendendosi con gli interessi tutto ciò che aveva lasciato per strada. Quello di “Nuvola Rossa” è un mondiale fatto, disfatto e rifatto un’altra volta, il tutto nel giro di venti gare. 

Al termine di questa giornata iconica, tuttavia, un pensiero mi attanaglia: il non aver creduto nelle capacità di questo ragazzo, anche quando la situazione stava oramai ponendo a suo vantaggio. È chiaro che a -91 di distacco ci sarebbe voluto un inguaribile romantico per crederci, ma se c’è una cosa che quest’annata ha insegnato è che nello sport non ci si deve mai arrendere. E Bagnaia ha il grande merito di non averlo fatto anche quando sarebbe stato apparentemente più logico. 

Anche i media non gli hanno dato tregua, né nell’osannarlo né nel criticarlo. A partire dalle emittenti italiane che hanno fatto di tutto pur di spingerlo (anche a forza ed anche oltre il limite della sopportazione media), passando per quelle internazionali che nel momento sportivamente più difficile hanno aggiunto anche il carico da novanta, concentrandosi sugli scandali fuori dalla pista come l’incidente ad Ibiza o tirando fuori anche scuse più becere per trovare fonti di critiche, come il casco usato a Misano e dedicato a Dennis Rodman, su cui alcuni giornalisti si sono concentrati non tanto per i meriti sportivi quanto più per gli scandali collegati al cestista. 

In tutti i casi Bagnaia è rimasto sé stesso, senza mai uscire dal proprio seminato o sforzandosi di essere ciò che non era, andando fiero dei traguardi raggiunti e rimproverandosi duramente per gli errori commessi. 

Forse per scaramanzia o per ciò a cui avevo assistito alle prime gare del 2022, pensare che la rimonta fosse non solo possibile ma anche completabile prima di Valencia mi sembrava follia, ma invece è divenuta reale.

L’Italia può così godere di un nuovo campione, un campione che, già nel 2023, non dovrà più essere sottostimato o preso alla leggera, nonostante la grande sfida che lo attende. Nella speranza che questa nuova stella non rimanga sepolta sotto le ceneri del poco interesse italiano verso la MotoGP senza Rossi.

Fabio Quartararo, Marc Márquez, persino Enea Bastianini: sono solo i nomi più papabili di coloro che potrebbero insidiare il trono del torinese. Ma per chi lo dà già per sconfitto in partenza, questo potrebbe essere l’errore più grande da commettere, come chi lo dava già spacciato prima dell’estate.

Molti esitano ancora a definirlo fenomeno, ma in che altro modo si definirebbe la seconda parte dell’anno fatta o la pagina di storia scritta quest’oggi, a cinquant’anni di distanza dall’ultima doppietta italiana nella top class? Se proprio non lo si vuole considerare fenomenale al momento, è di certo sulla buona strada per diventarlo. Comunque, se questo primo titolo in top class gli abbia tolto un peso e l’abbia fatto sbloccare del tutto, lo si scoprirà solo tra circa quattro mesi. 

Martedì vi saranno i test. Saranno il primo ma importantissimo passo per dare un buon indirizzo allo sviluppo delle nuove moto e, nonostante la competitività della Ducati, anche la Casa di Borgo Panigale dovrà lavorare sodo. Varrà anche per Bagnaia, che nemmeno il tempo di godersi questo traguardo che deve già mettersi a lavoro per consolidarlo nel ‘23. 

Poco male comunque: a giudicare dalla voglia di fare di Bagnaia, il 2022 potrebbe non essere un caso isolato. Dal canto mio, non commetterò lo stesso errore di non credere abbastanza in Pecco. 

Fonte immagine: mediahouse.ducati.com