Mir, una performance degna di chi vuole diventare campione

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La rimonta furiosa, i sorpassi nel finale, la tenacia nel non demordere. E’ questo ciò che serve per una possibile consacrazione.


“Sono considerato da molti come l’uomo da battere, ma non sono il favorito”. La preseason di Joan Mir per questo 2021 si è contraddistinta da questa frase, ripetuta più volte nelle interviste e ai microfoni delle emittenti. Agli occhi di alcuni potrebbe esserci un velo di pessimismo dietro queste parole, come di arrendevolezza che l’ipotetico #1 che spetta al campione del mondo, quello a cui lui stesso ha rinunciato, non apparirà sulla sua Suzuki il prossimo anno.

Ai miei occhi, invece, si tratta di un’analisi fredda, concreta e realistica di quella che è la situazione, senza parole di circostanza o fronzoli. Joan Mir ha la mentalità del campione e questo lo si nota anche quando c’è da ammettere che la sfida per il titolo 2021 sarà molto difficile. Il #36 non si sta montando la testa, ma anzi sa che lo attende un’impresa ancor più dura rispetto a quella dell’anno precedente: un team Suzuki senza più un manager come guida; un regolamento che ha limitato tra 2020 e 2021 cambiamenti massicci sulle moto e col rischio che, senza poter migliorare granché il già grandioso pacchetto della GSX-RR, la concorrenza si sarebbe riavvicinata; un compagno di squadra in forma e assolutamente agguerrito a riprendersi il ruolo di prima guida. E inutile menzionare come, nell’ombra, si celi un Marc Márquez scalpitante di ritornare in pista e desideroso di recuperare subito i punti persi.

Alle belle parole bisogna però unire i fatti, fatti che non sembravano dargli ragione fino agli ultimi dieci giri del GP del Qatar. Sia nei test che nelle prove la Suzuki sembrava non brillare, nascosta dalla luce abbagliante che Ducati e Yamaha emettevano dopo essersi divise la scena con i rispettivi alfieri. Anche le qualifiche, col decimo posto in griglia di Mir, sembravano presagire un inizio in difesa. Ma bastava dare un sguardo leggermente più approfondito ai cronologici delle giornate precedenti per comprendere che la Suzuki, come spesso accaduto nel 2020, si stava nascondendo.

All’estremo equilibrio della moto, Mir ha aggiunto del suo nella gara di ieri. Una rimonta a suon di sorpassi (nonostante il tappo fattogli da Jorge Martín per metà gara), un passo negli ultimi dieci giri semplicemente alieno rispetto a quello degli avversari, e soprattutto un primo confronto con Rins che lo vede prevalere e non di poco, considerando l’esito finale. Ma ciò che (mi) ha più sorpreso è stata l’unione tra l’aggressività con cui Joan si è sbarazzato dei piloti davanti a sé per raggiungere le posizioni di vertice, e la pulizia di esecuzione in ogni singolo attacco. Una freddezza pari a quella di un cecchino col suo prossimo bersaglio.

Solo la tenacia di Zarco e lo spaventoso motore Ducati hanno negato a Mir un piazzamento sul podio che sarebbe stato meritatissimo. Ma anche se da sconfitto (se vogliamo anche in maniera piuttosto amara), Mir esce comunque a testa alta dal primo round della MotoGP, sia per i motivi che ho elencato poco sopra, sia per la natura del tracciato di Losail: lottare ad armi pari con Ducati e Yamaha qui, su un tracciato dove le due moto rivali si esaltano, è un ulteriore campanello di allarme per i rivali.

E’ quello che ci vuole per diventare campione, e vi dico subito che, così come nel titolo di questa bloggata, non ho sbagliato verbo. Avrei potuto scrivere “confermarsi”, e invece ho optato per “diventare”, come se Mir lottasse per la prima volta per il titolo della classe regina. Il perché è da riguardare nella sua frase di circostanza usata durante i test: Joan stesso sa che il suo titolo mondiale, comunque meritatissimo, manca di qualcosa, di un ingrediente fondamentale, ovvero il non aver battuto il fenomeno assoluto della MotoGP.

La mancanza di Marc, nel grande disegno di ciò che è stato il mondiale 2020, non si può ignorare o far finta che non avrebbe cambiato le carte in tavola. Sarà compito di Mir dimostrare che, anche quando il #93 tornerà in pista, lui non sarà un cliente da sottovalutare. Allo stesso modo, però, lui non dovrà fare il medesimo errore con i suoi avversari più affamati, da un rinvigorito Viñales a un pimpante Quartararo, passando poi per la pattuglia Ducati con Bagnaia, Miller e Zarco, per Morbidelli, il già citato Rins e probabilmente altri ancora.

Ci aspetta un 2021 coi fiocchi. E il secondo round di questa sfida sarà tra soli sei giorni.

Fonte immagine: suzuki-racing.com

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Alyoska Costantino
Sono Alyoska Costantino, per gli amici Aly. Ed è da quando avevo 6 anni che ho cominciato a vedere in televisione auto e motociclette sfrecciare a 300 km/h sui circuiti più belli di sempre. Weekend dopo weekend aumento la mia affinità col Motorsport, magari anche con categorie nuove da scoprire, specialmente con le due ruote che stanno diventando il mio pane. Pronto a dirvi le mie opinioni e ascoltare le vostre.

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