Michele Alboreto, vent’anni come niente

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Era il 25 aprile 2001. Come se fosse ieri

Era un tempo in cui Internet non aveva ancora assorbito completamente le nostre vite rendendoci dipendenti dalla rete h24. Per informarsi c’era ancora il telegiornale delle 20:00 davanti ad un piatto di pasta: per i più tecnologici un sms sul telefonino aggiornava ogni tot ore sulle notizie della giornata. Fu così che arrivò lo sgomento per la scomparsa di Michele Alboreto: con un freddissimo testo di 160 caratteri, quasi un telegramma.

A pensare che sono passati vent’anni c’è da mettersi le mani nei capelli, perché sembra davvero ieri. Ma anche questa frase sta diventando ormai troppo frequente, segno che forse c’è da abituarsi al fatto che il tempo scorre velocemente e senza fare sconti per nessuno.

Ai tempi non c’era modo per confrontarsi troppo con altri appassionati. I Forum non erano ancora in voga e tra gli amici in pochi seguivano la Formula 1. Michele, oltretutto, da anni non era più nell’ambiente: aveva tentato la fortuna altrove ed il suo coraggio l’aveva premiato. Dopo una parentesi nel turismo e negli States con la Indy, aveva trovato la sua strada nell’endurance vincendo la 24 ore di Le Mans nel 1997 e costruendosi una seconda carriera che gli avrebbe portato sicuramente altre grandi soddisfazioni, se non ci fosse stato quel tragico incidente di vent’anni fa al Lausitzring, nei test con l’Audi in vista di una nuova 24 ore sul tracciato della Sarthe.

È stato l’ultimo italiano ad andare davvero vicino al titolo mondiale dai tempi di Ascari e a farlo con la Ferrari, nel 1985, facendo sognare i tifosi della Rossa. Da quella stagione sono passati 36 anni: eppure, quando la si nomina, in tanti affermano che quel titolo – finito poi nelle mani di Alain Prost e della McLaren – grida ancora vendetta.

A Rozzano, paese poco a sud di Milano dove ha trascorso l’adolescenza, il suo ricordo è ancora vivo. Una statua, una piazza a suo nome e due gigantografie al volante che accolgono i clienti del grande centro commerciale al confine con la metropoli.

Avrebbe meritato di vincere di più, lo dicono in tanti. Anche se, alla fine, vittorie e sconfitte lasciano il tempo che trovano di fronte al ricordo ed alle emozioni che restano nelle persone. E di ricordi, Alboreto, ne ha lasciati sicuramente tanti. Ci stiamo lavorando: ma, intanto, è doveroso il ricordo nella giornata della sua scomparsa.

Ciao Michele.

Immagine: ANSA foto

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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