Max vince, Lewis anche, tutto il resto perde la faccia

Max Verstappen è il campione del mondo 2021. Per ora. È stato cattivo, aggressivo, borderline e, a volte, oltre. Ma ha corso in modo fantastico nella stagione che più di tutte doveva confermare il suo valore, soprattutto a chi dubitava sulla sua capacità di resistere mentalmente in caso di lotta mondiale. Dieci pole, dieci vittorie contro un mostro di questo sport come Lewis Hamilton sono segno di un pilota che, a 24 anni, ha davanti un futuro radioso, macchina permettendo. Ora arriva la certifica, ora inizia un’altra vita, con la consapevolezza di avere i mezzi propri per vincere contro chiunque.

Lewis Hamilton è sconfitto e vincitore allo stesso tempo. Vede sfumare a 11 curve dalla fine il record dei record, quel numero 8 che l’avrebbe issato in cima alla classifica dei più titolati, lasciando Schumi a 7 e scrivendo la parola finale sulla sua rincorsa all’ultimo record da abbattere. Gli altri, già, difficilmente verranno ritoccati da qui in poi. Soprattutto, Lewis è l’unico perdente che esce da questo weekend con onore, attorniato da un’arroganza, una prepotenza ed una supponenza che mai mi sarei aspettato da un team sette volte (ora otto) campione del mondo. Lewis è il primo e l’unico a riconoscere la sconfitta, a farlo davanti alle telecamere.

Il resto è rivedibile, a tratti disgustoso come i continui team radio da bulletti di quartiere verso la direzione gara, con un Masi davvero sotto la linea della decenza, incapace di essere autorevole ed autoritario e di rimettere al suo posto quelli che sono dei concorrenti e non dei proprietari, soci del giochino. Dopo l’uscita di Toto Wolff post Brasile quanto visto ad Abu Dhabi è stucchevole: mi auguro che nei prossimi giorni il Team Principal della squadra che ha riscritto tutti i record possa rivedersi e, soprattutto, chiedersi se il suo comportamento è stato, quanto meno, rispettoso.

Mercedes ha da otto anni un peso politico allucinante, oltre ad una monoposto over the top. Più volte questo peso l’ha fatto presente, ma bisogna anche saper perdere e questo sembra molto difficile quando si ha dominato per così tanto tempo. La Corte d’Appello o chi per essa deciderà se l’esito di questo mondiale è appropriato o meno, ma resta l’arroganza di conversazioni via radio al limite dell’oltraggioso tra un “No, mi devi rispondere adesso” e un “Per favore niente Safety Car” che fanno fare alla direzione gara una figura davvero poco edificante.

Una direzione gara che, a sette giorni di distanza dall’Arabia, ha avuto ancora una volta la capacità di comportarsi in modo opposto su eventi simili sconfessando se stessa, perdendo la faccia in modo assurdo, certificando la sua impossibilità di essere all’altezza dei duellanti al titolo. Un corpo giudicante che, a colpi di decisioni imbarazzanti, ha via via dato piccole spallate al mondiale portandolo fino all’ultima gara. Quello che la Formula 1 voleva, quello che Liberty Media si augurava, quello che Netflix sperava. Quello che, forse, noi appassionati non meritavamo. Perché l’arbitro dovrebbe essere invisibile alla partita mentre qui è stato invadente, ha toccato la palla più volte, è stato protagonista quando dovrebbe essere comparsa pur avendo a disposizione il VAR.

Forse questa sarà l’ultima gara di Michael Masi come Direttore di gara, chi lo sa. Nel caso in cui dovesse essere ancora presente nella stanza dei bottoni, mi auguro che nel frattempo il regolamento sportivo sarà stato pesantemente rivisto, così come l’autorevolezza del Direttore; che dovrebbe lavorare senza essere invitato a leggere mail o dover intrattenere conversazioni deliranti contrattando penalità con i concorrenti.

Questo verrà ricordato come uno dei mondiali più intensi di sempre. Ma sono convinto che, se fosse stato gestito almeno decentemente, forse non saremmo arrivati fino all’ultima gara ma lo avremmo vissuto con ancora più emozione. Senza farci trascinare in polemiche in primis create da chi dovrebbe metterle a tacere ed amplificate da un mondo mediatico che sguazza in situazioni di questo tipo, fregandosene di quello che dovrebbe essere il suo mestiere. L’ultima settimana è stata ai limiti del ridicolo etico, tra richieste di squalifiche o lettere aperte a questo o quel pilota, per suggerire cosa dovesse fare all’ultimo appuntamento. Un delirio di onnipotenza che fa male e abbassa il livello generale.

In tutto questo, comunque, la figura migliore l’hanno fatta i due in foto. Lewis ha perso in pista ma ha guadagnato punti là dove era difficile farlo, nella gestione della sconfitta rispetto a tutto il suo team. Max è Campione con merito, dopo anni a sognare di avere la macchina per diventarlo. Tutto il resto è da resettare, ricostruire, rifondare. E speriamo che sia finalmente la volta buona.

Immagine: Twitter / F1

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