Márquez, l’importante è tornare a divertirsi

Matteo Gaudieri - 5 Settembre 2022 - 14:15

Tra la voglia di tornare a vincere e la frenesia dell’accelerare i tempi di recupero, si è persa la chiave di volta: il divertimento

Il nonno, all’interno di una famiglia, rappresenta il pilastro su cui si collocano le fondamenta, colui che, forte di una capigliatura color biancastra figlia del tempo passato, porta sulla propria pelle e nella memoria storie di vita vissuta, di esperienze fatte e di qualsiasi dinamica immaginabile utile per poter ergersi a saggio dispensatore di consigli, assumendo alle volte anche toni enfatici nel pieno dei racconti.

Voglio immaginare questa scena: Marc Márquez e suo nonno faccia a faccia, possibilmente seduti davanti a un tavolo al termine di un’assenza reciproca, che per un attimo pareva essere perpetua, nel rispettivo quotidiano. Gli sguardi che si incrociano e l’anziano che dalle sue labbra recita la volontà di non vedere più il nipote su una moto: paura e accortezza unite alla tristezza del calvario vissuto da Marc da quel 19 luglio del 2020. L’invito, come raccontato dal pilota, a guardare indietro piuttosto che avanti, a sedersi e a riflettere su quello che è stato e non su quello che potrà ancora essere una carriera che, di per sé, trasuda già pagine leggendarie dello sport, seppur con qualche macchia di inchiostro non indifferente.

La risposta di Márquez è suonata inequivocabile: questo è l’ultimo tentativo. Già ai microfoni della televisione italiana aveva mostrato i segni di un percorso duro e intenso per un infortunio che, all’apparenza, rappresentava un semplice stop se gestito alla perfezione. Le sensazioni di nonno Márquez sono state condivise in parte e a più riprese anche da chi il motorsport lo guarda dal televisore o dagli spalti, ma non per malizia: dopo quattro interventi così invasivi e l’ipotesi ritiro aleggiante attorno a tutto il calvario, perché insistere così tanto?

Gli episodi di diplopia riscontrati, riaffiorati come gli incubi peggiori di un sonno disturbato, hanno semplicemente aggiunto quel carico necessario ad aggravare una situazione già compromessa alla base. L’infortunio alla testa ha rappresentato un altro ostacolo, forse ancora più fastidioso del braccio, nel percorso di reintegrazione di Márquez al suo naturale mestiere di pilota motociclistico.

Nella programmazione della riabilitazione ci sono state falle non trascurabili sotto il punto di vista pratico e quello comunicativo. Si è passati dalla fretta eccessiva dei diretti interessati, pilota, team manager e squadra, di ridurre una frattura di quel calibro a una banalità risolvibile con fisioterapia e niente più, all’epilogo della rottura della piastra a causa di una finestra che, nella propagazione a media e pubblico, suonava una giustificazione tragicomica dopo tutto il sovraccarico che l’arto ha dovuto subire.

Il vocabolo migliore per descrivere l’insieme di suddetto dramma sportivo è, appunto, “fretta”: una situazione che ha poi spogliato Honda dell’aura divina in cui si era crogiolata per merito dei successi del #93. Una crisi tecnica da far invidia a un pozzo senza fondo, una poca fiducia in piloti che si ritrovano poi obbligati a lottare ogni weekend contro il mezzo e una dipendenza, quella verso Márquez, che ormai è alla luce del sole soprattutto dopo aver soppesato le continue dichiarazioni di Alberto Puig.

Il 2021 ci aveva riconsegnato un Márquez apparentemente al 100% grazie al terzo intervento dalla parvenza totalmente risolutorio, ma che è stata semplicemente l’ennesima illusione. Eppure, 3 vittorie e 4 podi totali sono arrivati a testimoniare la fame e la voglia di tornare a essere dominante, ma nel silenzio più totale i vari problemi avevano trovato modo di serpeggiare, minando delle sicurezze tenute insieme col nastro adesivo. La doccia fredda rappresentata dall’annuncio del quarto intervento chirurgico non ha fatto altro che mostrare la realtà: non è mai stato pronto per guidare e il corpo ne avrebbe risentito a lungo termine a causa degli esagerati sforzi fisici necessari per colmare le lacune dell’arto ferito, a preconizzare l’epilogo più triste che oggi è stato scongiurato.

Differenze e analogie col passato vissuto negli ultimi due anni: c’è voglia di correre, ma questa volta sembra tutto così diverso, c’è una massiccia percezione di fiducia sull’ultima chance per il “Cabroncito”. È parsa una pianificazione diversa, ragionata in ogni dettaglio, specialmente dopo aver visto Márquez tra Spielberg e Misano ben disposto a parlare alla stampa sul suo percorso. Vederlo disquisire nel pieno della sua, e degli altri, razionalità non ha fatto altro che trasmettere calma, spazzando via timori e dubbi anche se non nella loro totalità. In fondo, l’importante è tornare a divertirsi: la passione per le moto, il movimento motociclistico e le corse non dovrà mai rappresentare la causa di una frustrazione psicologica, ma gioia e piacere, specialmente se tutto questo è collegabile a un mestiere. Assistere alle foto degli ultimi test su una Honda CBR 600 non hanno fatto altro che solcare in modo più profondo la feritoia delle labbra che passa da una guancia all’altra, riconsegnando al paddock un pilota mai così tanto sorridente dai tempi dell’ultimo iride.

Sembra essere tornato prepotentemente l’amore verso la motocicletta. Guidare con un braccio, il destro, ruotato di 34 gradi, per quanto eroica come situazione, stava per stroncare una delle carriere più prolifiche del Motomondiale. Si è sempre pensato che vedere un salvataggio di anteriore di Marc avrebbe rappresentato un indizio sul suo stato di forma, ma anche davanti a tale gesto si è dovuti fare il conto con l’oggettività, rappresentata dalla foga e dalla disperazione di una struttura, Honda, che senza Marc è persa nell’oceano delle difficoltà.

Márquez, davanti ai microfoni, sembra veramente una persona diversa, consapevole che la follia che l’ha sempre caratterizzato sarà riposta in un cassetto per far spazio alla lucidità. La voglia di essere vincente a ogni costo è stata messa da parte per poter condurre una vita tranquilla, motivazione che l’ha spinto a tornare sotto i ferri per quell’ultima volta. Un nuovo capitolo della sua carriera che può rappresentare molto di più.

C’è voglia di tornare, c’è voglia di vincere, ma non bisogna sottovalutare il ritorno all’infatuazione verso l’essere pilota. I test di Misano Adriatico sono alle porte, Márquez è stato dichiarato fit: Honda sa quanto è essenziale averlo in pista in quelle sessioni e Márquez conosce l’importanza di mettersi alla prova per trarre un primo bilancio realistico sulle tappe della riabilitazione nel tentativo, non essenziale a mio modo di vedere, di gareggiare prima della fine di questa stagione. La cautela non è mai troppa, ma quel fattore “fretta” sembra ben bilanciato con la fiducia: se c’è il divertimento, c’è tutto e la competitività tornerà da sé. In attesa, dunque, di un responso da parte della pista, per poter dare finalmente senso a quella luce in fondo al tunnel che sembra essere più realistica che mai.

Immagine di copertina: Twitter / Marc Marquez