Marc Márquez: o tutto, o niente

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Comanda la gara di Le Mans, cade, si rialza, spinge come un matto e scivola di nuovo. Márquez sta tornando, ma ci sono dei ma.


Quando domenica, sopra il cielo di Le Mans, si sono palesate le nuvole scure, dopo un intero weekend in Francia costellato da meteo incomprensibile e pioggia a intermittenza, molti hanno pensato che fosse già l’occasione giusta per vedere Marc Márquez in cima al gradino più alto del podio, alla terza gara dal suo ritorno dopo i guai fisici passati da luglio 2020.

Detto, fatto. Arrivano le prime gocce di pioggia e lui comincia a volare, rimettendosi in lotta per la vittoria e passando addirittura al comando dopo il flag-to-flag generale. Guida con autorevolezza, semina Quartararo, ma poi scivola al Raccordement e quella che pareva l’occasione perfetta per tornare a vincere dopo oltre un anno e mezzo di digiuno si trasforma in una catastrofe.

Eppure Márquez non si arrende: riprende la sua Honda ammaccata, riparte dalle retrovie e comincia a spingere come un forsennato, come se il suo braccio fosse totalmente guarito, mentre si fa spazio sugli altri piloti che paiono più coni stradali da schivare per la RC213V Repsol. E poi, quando la sua rimonta è già a buon punto, ecco che arriva la seconda caduta, che stavolta disintegra definitivamente la moto. Marc sta bene, ma come successo a Jerez 2020 l’adrenalina di voler recuperare l’ha spinto oltre un certo limite, quello oltre cui nemmeno lui può fare certi miracoli.

I diciassette giri e poco più che il #93 è riuscito a concludere prima della fine definitiva del suo Gran Premio di Francia 2021 sono tutto ciò che Marc è, era e sempre sarà, a dispetto delle scivolate, dei mondiali persi e degli infortuni. Un uomo da tutto o niente, per cui non esiste l’accontentarsi in un’occasione che presenta opportunità simili, anche quando la speranza di ottenere un gran risultato pare pura utopia.

Solo nel 2016 ha tenuto a bada questa sua fame assoluta, come prova di maturità dopo il disastroso 2015. Ma la vera natura di una persona non si può nascondere, e Marc si è ridimostrato, anche domenica pomeriggio, per il pilota che è. Se si volessero fare paragoni con altri piloti di questo tipo, che danno il 100% anche quando sarebbe più conveniente dare il 60-70% circa, si potrebbero citare Colin McRae per il WRC, Gilles Villeneuve per la Formula 1, James Stewart nel Supercross e magari altri ancora; ma come ben sappiamo, fenomeni del genere non vivono e corrono per diventare delle “nuove versioni” dei campioni passati, ma per essere le “prime versioni” di sé stessi. Márquez, come altri, punta a diventare il “primo” Márquez, non la brutta copia di qualcun altro.

Márquez stesso, dopo due gare a Portimão e Jerez in cui è stato importante portare a casa il risultato e vedere il traguardo, a Le Mans ha rifatto vedere quel suo essere così spregiudicato, anche di fronte ai rischi che comporterebbe una caduta per il suo braccio (e figuriamoci due). Nelle sue dichiarazioni l’ha detto chiaro e tondo, di esser più deluso che preoccupato per ciò che poteva succedergli fisicamente.

Questo comunque non cancella gli errori fatti che, vista anche l’opportunità data dal meteo pazzo in Francia, rimangono pur sempre errori e che quindi non possono esser considerati in maniera positiva. In pista anche le Ducati di Miller e Zarco, che hanno poi dato a Borgo Panigale una nuova doppietta, giravano altrettanto forte ma sono riuscite a vedere la bandiera a scacchi.

Per i suoi detrattori potrebbe essere l’ennesimo motivo per screditarlo, come del pilota che non impara mai. L’onta che si è procurato nel 2015 insieme a Valentino Rossi, alla Dorna e a tutti i personaggi coinvolti nel mondo della MotoGP è e sarà sempre una macchia indelebile sulla sua carriera, che non può essere dimenticata; allo stesso tempo, però, ignorare tutte le altre gesta al limite dello spagnolo che ci ha regalato e che potrebbe regalarci negli anni futuri, mi pare piuttosto sciocco e poco sensato. Come se si volesse considerare di un pilota solo ciò che si vuole.

Per la questione titolo iridato 2021, ai microfoni di Sky lo stesso Marc ha fatto capire come sia un discorso probabilmente già chiuso prima ancora del ritorno. Le due gare saltate in Qatar sono state cruciali in termini di punti e il “Cabroncito” sarà costretto, a meno di stravolgimenti, a essere un’importante ago della bilancia in un campionato che pare conteso tra le Yamaha e le Ducati. Sarà curioso, a fine anno, ragionare su qualche “se” e “ma” e su cosa sarebbe stato il campionato 2021 di Márquez senza contare le due gare di Losail, pur nella consapevolezza che la storia non può essere cambiata.

In compenso, ci rimane da pregustare il ritorno in forma del “Marziano”, e il suo ritorno nelle posizioni di testa a lottare coi vari Quartararo, Bagnaia, Miller, Mir e via discorrendo. Non sappiamo quanto ci vorrà, ma dopo la prova di ieri stiamo pur certi che rivedremo Márquez al 100% della forma, poco ma sicuro.

Fonte immagine: hondaracingcorporation.com

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Alyoska Costantino
Sono Alyoska Costantino, per gli amici Aly. Ed è da quando avevo 6 anni che ho cominciato a vedere in televisione auto e motociclette sfrecciare a 300 km/h sui circuiti più belli di sempre. Weekend dopo weekend aumento la mia affinità col Motorsport, magari anche con categorie nuove da scoprire, specialmente con le due ruote che stanno diventando il mio pane. Pronto a dirvi le mie opinioni e ascoltare le vostre.

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