Malesia 2012, nasce la stella di Sergio Perez

Malesia 2012, nasce la stella di Sergio Perez

Il 25 marzo 2012 la Formula 1 fa tappa a Sepang per il Gran Premio della Malesia, secondo appuntamento del mondiale. La gara inaugurale, il Gran Premio d’Australia a Melbourne, è stata vinta da Jenson Button al volante della McLaren.

In Malesia non è raro trovare, in questo periodo dell’anno, tempo poco clemente; l’edizione del 2012 non fa eccezione. Seppur in modo minore rispetto a quanto successo nel 2009, con la gara interrotta e mai più ripresa con punteggio dimezzato a favore sempre di Button, allora alfiere della stupefacente BrawnGP, anche questa volta la pioggia torrenziale ci mette lo zampino.

Le McLaren di Hamilton e Button occupano la prima fila. Un altro motore Mercedes, quello del team ufficiale con Michael Schumacher, apre la seconda davanti alla Red Bull di Mark Webber. Il campione in carica Sebastian Vettel è in terza accompagnato dalla Lotus di Romain Grosjean. In quinta posizione ci dovrebbe essere, in realtà, Kimi Raikkonen, ma il finlandese deve scontare una penalità per la sostituzione del cambio ed è costretto a partire cinque posizioni più arretrato, in decima.

A beneficiarne sono appunto Vettel e Grosjean oltre a Nico Rosberg con la seconda Mercedes, 7°, Fernando Alonso con la prima Ferrari ed un giovane di belle speranze, Sergio Perez con la Sauber. Il messicano è al suo secondo anno in Formula 1, al terzo da giovane sotto contratto con la Ferrari Driver Academy. Nel 2011 cinque arrivi a punti hanno confermato le sue potenzialità.

La gara parte con pista già bagnata e gomme intermedie. Ben presto, però, il tempo decide di aggiungere il carico da novanta con un temporale, tutto tranne che improvviso, che inizia a rovesciare acqua sul tracciato di Sepang: Grosjean, dopo aver mandato in testacoda se stesso e Schumacher dopo quattro curve dal via, si insabbia tre giri più tardi abbandonando la gara. Jenson Button, via radio, parla direttamente di lago.

Insomma, tra pit stop per montare le gomme rain e la Safety Car che entra in pista per guidare il gruppo in una nuvola d’acqua si arriva alla sospensione della gara con la bandiera rossa, quando si è ancora al nono giro.

Passano 50 minuti prima che si riprenda a correre, sempre dietro la vettura di sicurezza. Per altri cinque giri si passeggia prima di poter, finalmente, riprendere a gareggiare. Da qui in poi la classifica si delinea in fretta: le McLaren commettono due autogol che le escludono dalla lotta: Hamilton perde troppo tempo ai box mentre Button perde pezzi d’ala nel tentativo mal riuscito di superare la HRT di Karthikeyan.

A trovarsi brevemente primo è proprio Sergio Perez con la Sauber. Essere stato il primo a montare le gomme rain ad inizio gara gli ha permesso di recuperare diverse posizioni. Il giro delle soste ai box per tornare sulle intermedie delinea una classifica che vede Fernando Alonso splendido mattatore davanti al messicano e a Lewis Hamilton.

Con lo spagnolo che inizialmente allunga con pista bagnata la gara sembra quasi indirizzata. A metà dei giri previsti, 28 su 56, accade l’imprevedibile: Sergio Perez prima inizia a girare sugli stessi tempi di Fernando, poi inizia a guadagnare progressivamente sulla Ferrari con la pista che inizia, piano piano, ad asciugarsi: tre decimi, quattro, sei, sette. Il distacco iniziale di oltre sette secondi si restringe sempre di più, giro dopo giro, fino a quando il messicano non si trova ormai negli scarichi della F2012 quando la gara è arrivata al 40° passaggio.

Al termine di questo Alonso punta verso la corsia box per montare gomme da asciutto, seguito un giro dopo dalla Sauber del messicano. Quel singolo giro di anticipo, però, è sufficiente per riportare il vantaggio ad oltre cinque secondi su Perez.

Ancora una volta la gara sembra saldamente in mano alla Rossa e, ancora una volta, il messicano smentisce tutti perché ricomincia a guadagnare terreno anche in queste condizioni. Alonso, giro dopo giro, vede tornare la sagoma della monoposto bianca di Perez e, quando mancano sei giri al termine, il riaggancio è praticamente avvenuto.

Questa volta, però, non è la pioggia a venire in soccorso dello spagnolo ma un errore, l’unico, del messicano, che va lungo nella curva che porta al rettilineo di ritorno, la Sunway Lagoon. L’errore costa ancora una volta cinque secondi a Checo, questo il suo soprannome. Stavolta il colpo è decisivo per far respirare Fernando, che va a vincere in modo inatteso (per quanto visto in Australia) una gara condotta in modo perfetto e senza sbavature.

Sul podio vanno due motori Ferrari grazie alla Sauber, con Perez che, al suo secondo anno, conquista il primo podio della carriera. Nasce quindi la stella del messicano che, nel resto della stagione, colleziona altri due podi: uno in Canada (3°) ed uno a Monza, dove Sergio darà un’altra incredibile prova di forza arrivando a 4 secondi dal vincitore Hamilton e davanti proprio ad Alonso.

Alla fine del 2012 termina la collaborazione con la FDA e Perez viene ingaggiato dalla McLaren in sostituzione di Hamilton, partito in direzione Mercedes. Per il messicano è l’occasione della vita ma, l’anno al fianco di Jenson Button, è un brusco risveglio fatto di esuberanza – spesso troppa, soprattutto nei confronti del compagno – ed una monoposto non al livello della precedente. McLaren decide che è bastato un anno e Perez deve fare un passo indietro. Accasatosi in Force India dal 2014, Checo ha poi ritrovato se stesso in un team che ha creduto e crede ancora adesso in lui, ripagato della fiducia con cinque podi e tantissimi arrivi a punti in ottime posizioni.

Il 2013 è l’anno che ha segnato la sua carriera in negativo. Da allora è sempre stato sottovalutato, nonostante abbia dimostrato di essere un pilota migliore e maturato rispetto a quella esperienza e, otto anni dopo quel fantastico secondo posto, pronto ancora a dare il massimo in Formula 1.

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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