Malesia 2006, l’ultima vittoria di Fisico e di un italiano in F1

Malesia 2006, l’ultima vittoria di Fisico e di un italiano in F1

Il 19 marzo 2006 è una domenica. L’Italia sportiva non sa ancora che nel calcio stanno per accadere due eventi tanto vicini quanto assoluti, come Calciopoli e la vittoria del Campionato del Mondo. E, nella Formula 1, l’Italia non sa che sarà l’ultimo anno dello Schumi ferrarista – il quale, tre anni dopo, tornerà vestito di grigio – e che quello sarà l’anno, anzi il giorno, dell’ultima vittoria di un italiano nel Circus. Giancarlo Fisichella corre per il secondo anno consecutivo nella Renault campione del mondo costruttori e piloti, con Fernando Alonso che sfoggia fiero il numero 1 sul musetto. Il 2006, per il team transalpino, è iniziato bene: lo spagnolo e campione in carica ha vinto la gara di apertura in Bahrain davanti alla Ferrari del tedesco.

In Malesia, a Sepang, Fisico in quel 19 marzo conquisterà il suo terzo successo in carriera. Il primo fu quello rocambolesco del Brasile nel 2003, a bordo della Jordan. Una gara pazza condita da pioggia, incidenti potenzialmente gravi, interruzioni ed un giallo nel finale; non quello della monoposto ma del dubbio sul vincitore, con il sistema di cronometraggio che mandò in tilt la direzione gara assegnando la vittoria a Kimi Raikkonen. Fu proprio il finlandese, due settimane dopo ad Imola, a riconsegnare la coppa a Giancarlo. Che modo di festeggiare la prima vittoria in F1…

Nel 2005 Fisico si unisce alla Renault per affiancare Alonso e la partenza è col botto. È, infatti, subito vittoria nella gara inaugurale in Australia, a Melbourne. Questa volta il tutto viene festeggiato subito sul podio, per fortuna.

Passiamo al 2006 e a quel weekend: Fisico fa capire le sue intenzioni già dalle qualifiche di Sepang, dove conquista la pole per un decimo e mezzo sulla Honda di Jenson Button. In seconda fila ci vanno, ebbene sì, le due Williams di un rookie, Nico Rosberg, e Mark Webber. Al quarto posto ci sarebbe, in realtà, la Ferrari di Michael Schumacher, ma un cambio di motore durante le prove del sabato mattina fanno scattare una penalità di dieci posizioni. Felipe Massa, nuovo arrivo in casa Ferrari al posto di Barrichello – passato in Honda – subisce la stessa sorte per lo stesso motivo, ed è costretto a scattare 21°.

Al via Fisico scappa dalla pole inseguito da Button, che viene staccato via via sempre di più. Alle loro spalle il duello Alonso – Webber infiamma il pubblico per 13 giri. Il DRS non c’è ancora – mancano cinque fantastici anni – e l’inseguimento è di quelli vecchio stampo, giro dopo giro sempre attaccato per trovare lo spunto. La Williams dell’australiano, unica rimasta dopo l’esplosione del motore su quella di Rosberg, è più leggera di benzina e torna ai box prima della Renault.

La Ferrari risale faticando, con Schumi che si trova nelle battute iniziali ai margini della zona punti in un panino tra la Sauber di Villeneuve e la Red Bull di Coulthard; roba da passato che ritorna. Il Kaiser si impegna e, di sorpasso in sorpasso – bello quello su Jacques alla prima curva – risale la classifica.

Fisico lascia la posizione a Button dopo il suo primo pit, quando sono passati una quindicina dei 56 giri previsti. Un uomo scruta l’orizzonte dal muretto Renault con un binocolo. Quanto tempo è passato… Tre giri dopo l’inglese rientra a sua volta e, quando torna in pista, si trova davanti un osso duro che si deve ancora fermare: Juan Pablo Montoya con l’unica McLaren ancora in pista. Kimi, la sua, l’ha stampata dopo quattro curve nel primo giro, a causa di una toccata sul posteriore. La monoposto viene rimossa con una gru mentre le altre arrivano a velocità folle. Ci vorranno altri otto anni ed una tragedia per pensarci.

Dopo venti giri qualche goccia di pioggia fa temere il solito, allucinante, scroscio d’acqua malesiano. Le mani che si allungano fuori dai muretti sono uno schiaffo alla tecnologia odierna.

Le tattiche delle Renault sono diversificate: sia Fisico che Alonso sono su due soste, ma l’italiano ha imbarcato meno benzina. Quando lo spagnolo si ferma, dopo 26 giri, lascia al compagno la testa della corsa. Fisico è indiavolato. Dopo il primo giro di soste ha quasi 10 secondi di vantaggio su Button e 14 su Fernando. Montoya, quarto, è oltre il mezzo minuto. Schumi è a 46, Massa sull’altra Ferrari a quasi un minuto.

Nel 2006 le blue flags sono meno invasive e i pannelli luminosi non ci sono. Lo sa bene Button che si ritrova, a 20 giri dalla fine, in una nuvola di doppiati che gli fanno perdere una marea di tempo. Per la disperazione rientra ai box per la sua seconda ed ultima sosta e trova, davanti a sé, il leader della gara pronto a ripartire dalla sua piazzola. I dieci secondi di vantaggio sono in quell’arrivo e ripartenza contemporanei.

Non resta che aspettare la seconda ed ultima sosta di Fernando, che arriva a 13 giri dalla fine. Grazie agli ultimi giri – ed ai doppiati – lo spagnolo si fa beffe di Button, rientrando dalla pitlane in seconda posizione. Fisico torna comodamente in testa, con quasi nove secondi di vantaggio sul compagno di squadra. Le Ferrari, intanto, hanno recuperato quanto meno posizioni. Con il ritiro di Heidfeld con la Sauber, causa motore in fiamme a pochi giri dal termine, Massa è 5° davanti a Schumi, col brasiliano che ha effettuato una sola sosta contro le due del tedesco. Le posizioni vengono congelate così. Niente Austria 2.0.

La gara termina senza colpi di scena: Fisico vince la sua terza ed ultima gara in Formula 1 davanti ad Alonso e Button. Una prestazione fantastica, con la gara condotta senza tentennamenti dall’inizio alla fine per 10 punti (con il vecchio punteggio) meritati. Giancarlo, emozionato sul podio, non immagina che quella resterà l’ultima vittoria di un italiano in Formula 1.

Un record – negativo – che non sappiamo per quanto ancora resterà imbattuto. Proprio per questo, è giusto ricordarlo 14 anni dopo.

MONOPOSTO by SAURO

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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