Magnussen, i casi della vita e una domanda: ha senso scegliere i soldi a prescindere?

di Alessandro Secchi @alexsecchi83
12 Novembre 2022 - 02:10

Oggi Magnussen è l’eroe della Haas. Un anno fa nessuno avrebbe previsto il suo ritorno, la cosa migliore capitata al team americano

La gioia straripante di Kevin Magnussen dopo aver conquistato la pole di Interlagos è indiscutibilmente una delle immagini più belle di un 2022 intriso di veleni, polemiche e tentativi di condizionamenti assurdi del pubblico pagante.

La felicità sincera di un pilota che non doveva nemmeno essere qui fa riflettere. Era pronto a lanciarsi nell’endurance dopo una carriera in F1 che sembrava definitivamente terminata alla fine del 2020. Eppure la vita fa giri strani e, nell’agenda di Guenther Steiner, il nome di Kevin è stato quello giusto da chiamare appena la Haas è stata travolta di riflesso dall’invasione russa in Ucraina a test appena iniziati.

Magnussen, i casi della vita e una domanda: ha senso scegliere i soldi a prescindere?

Il team americano ha dovuto far fronte ad un evento che avrebbe steso chiunque, decidendo di chiudere i rapporti con Uralkali e Nikita Mazepin che significano budget sostanzioso. Ed è proprio da quella chiamata di Steiner che la Haas è ripartita, con il danese che non ha esitato a tornare sui suoi passi e rituffarsi in un mondo al quale forse ha continuato a pensare nell’anno di assenza, al punto di mollare accordi presi e tornare dal suo vecchio amore.

Magnussen, i casi della vita e una domanda: ha senso scegliere i soldi a prescindere?

Ed ecco il primo miracolo: Bahrain. Tornato al volante nella quinta e penultima giornata di test, Magnussen ha prima messo insieme 450 km nelle due giornate a disposizione e poi, pochi giorni dopo, si è concesso il lusso di portare la Haas al quinto posto in gara. Dalle stalle alle stelle in poche settimane, un risultato che ha premiato la tenacia con la quale il team americano ha reagito all’uragano dal quale è stato incolpevolmente travolto.

Tre arrivi a punti nelle prime quattro gare, altri due a metà stagione e il nono posto di Austin a certificare i 24 punti che sono oro per chi, l’anno scorso, non ne fece nemmeno mezzo con due piloti. Ora, una Pole sensazionale: certo, saremo tutti d’accordo col fatto che, in condizioni normali, mai sarebbe arrivata. Eppure, quando il gioco s’è fatto duro, con un solo colpo a disposizione su pista ancora non perfettamente asciutta, Kevin si è messo dietro Verstappen e Russell, due non proprio lenti.

Ha avuto le palle più grandi di tutti quando serviva ed è per questo che questo risultato è pienamente meritato al di là delle condizioni. L’unica nota stonata è che questa Pole, seppur valevole per le statistiche, non gli permetterà probabilmente di partire davanti domenica per la presenza dell’indigesta Sprint di domani sera. Resta però l’impresa e questa nessuno potrà cancellarla.

Per assurdo la giornata più bella per Kevin è forse la peggiore per Mick che, nel giorno della Pole del suo compagno, si ritrova dalla parte opposta dello schieramento. Se questo weekend doveva essere decisivo per le sue sorti future è iniziato sicuramente malissimo. Ci sono non una ma due occasioni per risalire, ma la sensazione è che la sua avventura possa essere al capolinea.

Magnussen, i casi della vita e una domanda: ha senso scegliere i soldi a prescindere?

Proprio nel confronto ormai largamente vinto con Mick mi sovviene una domanda: che Haas sarebbe quella di oggi con Nikita Mazepin ancora in squadra? Avrebbe, il russo, quei 24 punti? Ecco, io sono del parere di no. Ho sempre ritenuto Magnussen un pilota abile, spesso sottovalutato e sono convinto che la situazione in classifica costruttori del team americano sarebbe peggiore senza il ritorno del danese, di fatto la cosa migliore capitata dall’inizio dell’anno. Pensiamo ad esempio al futuro main sponsor MoneyGram. Sarebbe arrivato con Mazepin ancora in squadra e risultati peggiori? Probabilmente no. Certo, ci sarebbero ancora i soldi di Uralkali, ma la classifica piangerebbe di più.

E allora la domanda è questa. È sempre meglio preferire a prescindere i soldi alla qualità? Vedendo quest’anno della Haas, forse no. Ed è tutto merito di Magnussen e di un ritorno che nessuno avrebbe previsto. Una boccata d’ossigeno per tutti in un anno soffocante sotto molti (troppi) aspetti.

Immagine: Media Haas