Lo specchietto di Alonso imbarazza, il caso Haas anche: servono commissari fissi?

di Alessandro Secchi @alexsecchi83
25 Ottobre 2022 - 19:20

La storia dello specchietto di Alonso lascia domande senza risposte

Giovedì sapremo se la contro protesta di Alpine per la penalità inflitta a Fernando Alonso dopo Austin sarà ritenuta ammissibile e se, pertanto, i 30 secondi rimediati dallo spagnolo saranno tolti e la sua settima posizione nel GP degli Stati Uniti ripristinata.

Però sono due giorni che mi pongo una domanda e, onestamente, non riesco a darmi una risposta. Com’è possibile che, per 26 giri, lo specchietto destro della monoposto di Fernando non sia stato considerato pericoloso? Perché sul fatto che i commissari fossero a conoscenza del problema lo sappiamo, è scritto nei comunicati. Era stata la stessa Haas a segnalare per ben due volte che la parte era pericolante, non più fissata correttamente dopo l’incidente con Stroll.

Onestamente non c’è giustificazione al fatto che il team francese non sia stato informato del problema con l’obbligo di trovare una soluzione. Più che altro perché, in diverse altre occasioni – e qui emerge il ruolo di Haas – è stata esposta la bandiera nera con cerchio arancio per questioni simili.

Lo specchietto di Alonso imbarazza, il caso Haas anche: servono commissari fissi?

Proprio Haas è il team più colpito dall’obbligo di far rientrare un proprio pilota ai box per questioni di sicurezza. L’ultimo di tre eventi, dopo Canada ed Ungheria, è arrivato a Singapore e sempre con il povero Magnussen, il quale è stato costretto a tornare ai box con la paratia sinistra dell’ala anteriore danneggiata come da immagine qui sopra.

Lo specchietto di Alonso imbarazza, il caso Haas anche: servono commissari fissi?

E, infatti, la protesta del team americano non ha incluso solo Alpine ma anche Red Bull, con Sergio Pérez che nei primi sei giri di Austin ha girato con un problema del tutto assimilabile a quello per cui Magnussen è stato invece fermato. Sulla RB18, la parte si è staccata dopo sei giri, ma nel frattempo non ci sono state segnalazioni da parte della Direzione Gara.

Se proprio dopo Singapore avevo sollecitato il fatto che il problema fosse principalmente nelle regole, che permettono un’interpretazione troppo ampia, in questo caso l’immobilismo dei commissari lascia davvero senza parole. Infatti, 26 giri sono davvero troppi per valutare una situazione con tutti gli strumenti che la Direzione Gara ha a disposizione.

Ecco perché credo che, in questo caso, sia Haas che Alpine in realtà siano state danneggiate dal giudizio dei commissari. Il team americano si è sentito giustamente preso in giro dopo essere stato puntualmente richiamato ai box più volte nel corso dell’anno ed aver visto ignorare le sue segnalazioni. La penalità di 30 secondi ad Alonso al posto di un ipotetico Stop&Go non ha senso, perché non è stata volontà del team quella di non fermarsi ma è mancata l’indicazione della Direzione Gara.

Se fosse stata sventolata la bandiera nero/arancio, è probabile che contestualmente alla rimozione dello specchietto (che non avrebbe richiesto 10 secondi) ci sarebbe stato anche un cambio gomme. E, magari, invece che terminare 15° Alonso avrebbe potuto recuperare comunque fino alla zona punti. Ocon, classificato 10°, risulta 12 secondi di fronte allo spagnolo.

Ma quale può essere la soluzione? Ogni volta in cui si è paventata l’ipotesi di passare ad un collegio di commissari fissi il rovescio della medaglia è stata la paura che favoritismi verso questo o quel pilota potessero emergere in modo chiaro. Eppure la situazione odierna è difficile e mina la credibilità della Direzione Gara. Chi pensava che l’esclusione di Michael Masi avrebbe portato pace e tranquillità ha da un anno la dimostrazione che non è così.

Però una soluzione va trovata, o elevando la competenza dei commissari o provando davvero con un collegio formato dalla FIA e composto in modo da evitare favoritismi; ad esempio, aumentando il numero dei commissari e imponendo una sorta di maggioranza nelle decisioni da prendere. Sono idee buttate lì, per carità, anch’io così su due piedi fatico a pensare ad un sistema valido. Però su una cosa sono sicuro: le regole, così come sono scritte, permettono svarioni.

“Giovedì è una giornata importante per lo sport che amiamo così tanto, perché la decisione chiarirà se stiamo andando nella giusta direzione”. Così Alonso su Instagram commentando la contro protesta del suo team. E, onestamente, non mi sento di dargli torto.

Immagini: F1