L’NBA si ferma per il Black Lives Matter. La Formula 1 ne avrebbe il coraggio?

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Il basket americano si ferma durante i Playoff, un’iniziativa storica. Il Circus ne sarebbe capace?


Quello che sta succedendo oggi negli Stati Uniti rappresenta un momento storico. I primi sono stati i Milwaukee Bucks a boicottare la prima partita dei Playoff che si doveva giocare questa sera contro gli Orlando Magic. Poi la bomba è scoppiata e così, quest’oggi, le tre partite previste non si giocheranno per protesta. Le squadre si fermano e fermano l’NBA – che appoggia la protesta rinviando le partite – per dare un segnale vero, concreto a favore del movimento Black Lives Matter, a due giorni dalle scandalose immagini riguardanti Jacob Blake.

Si tratta di un evento che va oltre qualsiasi previsione in un mondo sportivo che, di questi tempi – da molto tempo – predilige sempre e comunque lo “show must go on”, anche di fronte alla morte. Ed il parallelo che mi viene in mente, istantaneamente, è quello con la Formula 1, che da mesi ha abbracciato il messaggio lanciato da Lewis Hamilton.

Ed ora che succede? L’NBA, sostenendo la decisione delle squadre, ha fatto il primo passo. E sono curioso di vedere come verrà recepito questo evento e se ci saranno reazioni, in questo caso dallo sport che seguo.

Dall’inizio della stagione la Formula 1 lancia messaggi contro il razzismo. Abbiamo gli hashtag, le livree delle monoposto riviste che mostrano messaggi di solidarietà sulle fiancate e sull’Halo. Prima di ogni Gran Premio i piloti, inginocchiati o meno, rilanciano questo messaggio con tanto di magliette “End Racism” e “Black lives matter”.

Iniziative, messaggi, parole. Ora cosa succederà? La Formula 1, oggi, è gestita da un management americano e ha nel suo pluricampione del mondo in carica, un ragazzo di colore, un portavoce fantastico del movimento contro il razzismo con messaggi, iniziative, post, visibilità sui social.

E mi domando: avrebbe il coraggio Hamilton di proporre un boicotaggio in stile Bucks? Forse sì. In quanti però lo seguirebbero? E soprattutto, la Formula 1 avrebbe il coraggio di fermarsi ed appoggiare un segnale concreto dopo tutte le iniziative “teoriche” portate avanti fino ad ora?

So bene che, soprattutto dal punto di vista logistico, le situazioni di NBA e Formula 1 sono molto diverse. Però mi piacerebbe vedere, dopo quanto successo stasera, una reazione, un segnale, un qualcosa che dia seguito alle parole. Perché le parole sono sempre belle, ma è quando c’è da fare i fatti che si vede la differenza.

Immagine: Mercedes Media

MONOPOSTO by SAURO

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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