L’inammissibile e censurato dubbio, tra narrazioni fantasiose e sentenze già scritte: e se Red Bull dovesse avere ragione?

di Alessandro Secchi @alexsecchi83
12 Ottobre 2022 - 12:10

L’ipotesi che Red Bull possa dimostrare di essere nei parametri non è prevista nello storytelling secondo cui tutto è già deciso. Eppure…

La narrazione della Formula 1 odierna tra esigenze di marketing, numeri, click, abbonamenti e via dicendo impone di tenere alta l’attenzione anche e soprattutto quando i riflettori sono spenti e le serrande dei box abbassate. Non esiste, cioè, quel periodo di pausa tra una gara e l’altra che faccia da stacco, anche magari per riordinare le idee. La parola d’ordine è produrre, far parlare, interagire, creare rumore e visibilità. In questo l’argomento Red Bull / Budget Cap è il classico assist servito a porta spalancata e portiere abbattuto per chi ha necessità di tenere il pubblico sull’attenti.

Le ultime settimane della Formula 1 sono state raccontate prevalentemente sulla base di un unico filo conduttore, quello che vede la Red Bull 2021 illegale e, soprattutto, ad un passo dal vedersi sottrarre il titolo piloti ottenuto nell’ancora chiacchieratissima gara di Abu Dhabi per riportarlo a colui che, sempre nella narrazione portata avanti dalla fine dello scorso campionato, avrebbe dovuto vincerlo, ovvero Lewis Hamilton.

Da due settimane la stragrande maggioranza dei media ha delineato lo storytelling perfetto, nel quale il furto di Abu Dhabi sta per essere vendicato con la sottrazione del titolo a Verstappen e conseguente restituzione ad Hamilton per riportare il bene a vincere sul male.

Va da sé che, in un mondo libero, ognuno può e deve esprimere le proprie opinioni. Nel mondo dell’informazione, però, le opinioni devono restare tali e non possono sostituirsi ai fatti. Quando si parla di mondiale rubato ad Abu Dhabi e si passa questa informazione come vera ad un pubblico nutrito, bisogna assumersene la responsabilità proprio nei confronti di chi legge ed ascolta.

Questo perché i fatti (e non io, semplice autore) e quanto successo nell’arco dell’intero 2021 dicono altro, sia dal punto di vista procedurale, sia dal punto di vista meritocratico. Eppure, evidentemente, è preferibile continuare a raccontare una storia qualunque – forse anche a causa di un tifo poco contenibile – invece di quella vera. Ma è inutile, in questo caso, tornare a quanto successo al tempo: chi ci ha letti abitualmente conosce le analisi fatte e quello che ne è emerso.

La storia del Budget Cap rappresenta una specie Abu Dhabi 2.0, un appiglio per chi non ha digerito la fine del mondiale 2021 o, semplicemente, ha un’avversione particolare nei confronti di Verstappen, per rivalersi e riprendersi quello che viene considerato un maltolto; o, semplicemente, vedere l’olandese tornare a quota zero per puro gusto personale.

Cerco di essere più chiaro e diretto: in trent’anni che seguo questo sport non ho mai visto un atteggiamento così aggressivo, con elementi di stampo ultras, nei confronti di un pilota. E credevo che non sarebbe nemmeno successo, seppur abbia poca fiducia nel modo in cui l’informazione viene gestita ultimamente.

Vado al dunque: da due settimane non si fa altro, su qualsiasi mezzo di informazione, che elencare le sanzioni nelle quali Red Bull sicuramente incorrerà, con riferimento particolare alla sottrazione di punti nei mondiali 2021 che riconsegnerebbero il titolo nelle mani di Hamilton.

red bull

A questo punto, però, pongo una semplice domanda: cosa sappiamo, ad oggi, della situazione Red Bull? E sulla base di quale certezza si è deciso, ad esempio, che il titolo piloti 2021 (l’unico vinto dagli austriaci nella scorsa stagione) deve essere revocato?

Ricordo che le prime voci parlavano addirittura di una “Material Overspend Breach”, una violazione superiore al 5% del Budget Cap. Per giorni si sono sventolati oltre 10 milioni di dollari di sforamento e da lì sono partite le richieste di squalifiche e restituzione del mondiale. Il comunicato della FIA ci ha svelato che c’è stato invece un “Minor Overspend Breach”. Pertanto la violazione è sotto il 5% e la storiella dei 10 milioni era falsa. Eppure si continua a richiedere la restituzione del mondiale 2021 e si continua a parlare di una monoposto illegale.

Ora, se vogliamo fare informazione e non raccontare la storia del lupo cattivo, ormai adeguatamente perpetrata ed inculcata nella mente del tifoso medio a qualsiasi livello mediatico – televisivo, giornalistico, radiofonico – dovremmo avere la responsabilità di dire che uno sforamento entro il 5% potrebbe significare qualsiasi cosa, perché ancora non si sa con certezza né di quanti soldi si sta parlando né del campo di applicazione.

Ad oggi, a tutti gli effetti, non sappiamo se Red Bull ha sforato di 100.000 dollari, un milione, cinque o 7.250.000, ovvero il famoso 5%. Pertanto, sempre ad oggi, qualsiasi richiesta o certezza di pena senza conoscere l’entità dell’illecito non è altro che una speculazione basata sul tifo, sulla voglia di rivalsa o, come dicevo prima, sulla necessità di tenere alta l’attenzione e la visibilità sull’argomento.

Ma, ancor di più, c’è un altro elemento che viene completamente ignorato perché lo storytelling non lo prevede. Se la FIA è arrivata a questa conclusione dopo oltre sei mesi dall’invio della documentazione da parte di Red Bull, la quale sostiene di essere all’interno dei parametri e che ci sono ancora dei controlli in corso, evidentemente all’interno della Federazione ci sono stati e ci sono ancora dubbi sull’applicazione del suo stesso regolamento finanziario.

Ergo, la partita è tutt’altro che chiusa. E questo significa che potrebbero esserci risvolti inaspettati, non previsti dallo storytelling. Ad esempio, cosa succederebbe a livello mediatico se si scoprisse che lo sforamento all’interno di quel 5% è minimo? Ancora peggio, quali sarebbero le reazioni se la FIA riconoscesse a Red Bull l’esclusione di una o più voci di costo che ora portano il totale sopra i 145 milioni ma che, una volta eliminate, permetterebbero al team austriaco di tornare sotto la soglia?

L’ipotesi che Red Bull possa avere ragione, oggi, non esiste. Non è prevista, non è ammissibile. Nessuno la cita, nessuno pensa che possa esserci questa possibilità perché si è già deciso che è colpevole, gira da due anni con una macchina illegale, deve pagare e restituire quanto ottenuto indebitamente ed essere penalizzata per il futuro. Al punto che, anche se da tutta questa storia il team di Milton Keynes dovesse uscirne fondamentalmente pulito o con una semplice reprimenda, lo storytelling ci racconterebbe di magheggi strani per non penalizzarlo e macchiargli l’immagine.

Come scritto in precedenza, ogni media ha la facoltà di portare avanti la propria linea editoriale liberamente. Così come ogni media ha facoltà di critica. Non credo e non crediamo (qui parlo a nome di testata) che quello a cui stiamo assistendo nelle ultime settimane sia corretto nei confronti di chi segue questo sport. Perché mancano basi, numeri e dettagli utili a capire l’entità della violazione da parte di Red Bull.

E, questa è una pura provocazione personale, mi piacerebbe trasferirmi in un mondo parallelo nel quale ad esempio una Ferrari titolata con Charles Leclerc in un finale di mondiale contestato venisse trovata nella stessa situazione di Red Bull, per capire se le sentenze e le previsioni sarebbero le stesse o se si inviterebbe a gran voce alla calma perché “mancano i dati su cui esprimerci”.

budget cap

A tal proposito, l’ultimo scandalo riguardò proprio la Rossa nel 2019. Parliamo di una questione tecnica (la Power Unit) e non finanziaria, certo. Eppure, nei mesi che intercorsero tra le prime voci e l’accordo segreto stipulato con la FIA, oltre che in assenza di dati certi (esattamente come oggi) non si ricordano sentenze già decise e riproposte ciclicamente nei confronti del team di Maranello, ma celebrazioni per le prime vittorie di Charles Leclerc e accuse nei confronti di chi quelle voci le aveva per primo rilanciate. Nome e cognome? Max Verstappen.

L’assurdo, in tutto questo macello mediatico, è che la figura su cui si stanno scatenando le indirizzatissime ire dei tifosi (chiamiamoli così) è proprio il due volte campione del mondo, ovvero quella che più ci sta rimettendo a livello di immagine in questo momento e quella che, nell’affaire Red Bull, ha meno colpe di tutti.

Per questo sarebbe auspicabile totale trasparenza (in tempi brevi) da parte di tutti gli attori coinvolti per capire effettivamente di che entità di infrazione e di quali vantaggi, seppur poco quantificabili, stiamo parlando; prima di tutto a tutela di chi è oggi bersaglio di una parte della tifoseria incalzata da un’ondata di disinformazione senza precedenti, al punto da non vedere nemmeno celebrato il suo secondo titolo su prime pagine e testate nazionali.

Anche qui, è evidente il rischio che si sta correndo. Chi avrebbe il coraggio di chiedere scusa a Verstappen se il tutto dovesse risolversi in un nulla di fatto (o quasi) e, soprattutto, se questo benedetto mondiale 2021 non gli venisse tolto? Ai posteri l’ardua sentenza.

Da queste parti, almeno, problemi non ce ne sono. Stiamo ancora aspettando i dati.

Immagine: Media Red Bull