Ma la verità su Wehrlein?!

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Esattamente un mese fa un botto alla Race of Champions vedeva Pascal Wehrlein uscire con le sue gambe da un capitombolo potenzialmente dannosissimo. Il fatto stesso di osservarlo camminare tranquillamente rassicurando tutti aveva lasciato intendere, almeno sul momento, che non ci sarebbero stati problemi in ottica test.

Incredibilmente, poi, la notizia di test medici sul tedesco, ancora in cura per riprendersi dalla botta subita. Evidentemente, a caldo e con l’adrenalina del momento, non si era reso conto di nulla. La situazione delicata, poi, è stata confermata quando Pascal stesso ha comunicato che non sarà al via dei test con la Sauber il 27 di febbraio, ovvero tra sei giorni. 

Ieri, addirittura, circolava voce che il giovane della Mercedes potrebbe saltare anche la seconda tornata di prove a Barcellona, dal 7 al 10 marzo. 

A questo punto, però, il dubbio mi tange. Ma cosa s’è fatto davvero, Pascal? Perché se dopo cinque settimane (e nel caso del secondo test si tratterebbe di quasi sette) non dovesse essere in grado di salire sulla C36, ciò significherebbe che la schiena, e direi in particolare le vertebre, hanno risentito di qualcosa di più grave di un semplice botto del tipo “si riposi e via”.

Se ci fate caso, inoltre, dal 21 gennaio, precisamente poche ore prima del botto, Pascal si è fatto risentire su Twitter il 17 febbraio, per comunicare appunto che non parteciperà alle prime prove con la Sauber.

Ma la verità su Wehrlein?!

Questo mentre tutti i suoi colleghi non hanno rinunciato a postare foto e video dei loro intensivi allenamenti invernali, in vista di monoposto più dure da guidare dal punto di vista fisico, aggiornando costantemente i loro fan.

Che il problema sia più grave di quanto forse pensiamo? Non lo so, ma tutto questo silenzio sinceramente mi preoccupa. Non vorrei che, dall’essere potenziale compagno di Hamilton, la sfiga dovesse costringerlo a restare spettatore fino a Melbourne, se non addirittura oltre. 

Spero di no, ovviamente, però…

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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