La pollata (Osvaldo) di Rossi. Gli errori sono errori, punto

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C’era una volta in cui Valentino Rossi festeggiava con un amico vestito da pollo… appollaiato sulla sella della sua Aprilia. Fine anni ’90, secoli fa. Da lì nacque la sponsorizzazione goliardica della Polleria Osvaldo, con tanto di cappellino da sfoggiare sul podio.

Oggi il pollo, senza penne e travestimenti vari, è stato proprio l’ideatore della gag, ovvero il #46. Gara perfetta fino a mezzo giro dalla fine, un primo errore che ha regalato la prima posizione all’avvoltoio Maverick e un secondo che l’ha tolto dalla gara quando mancavano ormai tre curve alla fine. Un secondo errore frutto della smania di vincere, di non voler cedere dopo aver perso, per colpa sua, la prima posizione che ha prodotto poi la scivolata decisiva.

Ribadisco il termine errore perché è inutile cercare giustificazioni mistiche o motivi per discolpare il Valentino nazionale da un double mistake che fa parte del gioco di ciascun pilota. Basti vedere Marquez, alla seconda caduta stagionale, mentre lo stesso Viñales ha sul gruppone la scivolata di Austin.

Il difensivismo accanito nei confronti di Valentino è fastidioso quasi quanto l’astio secolare che lo segue dagli inizi della sua carriera, e perpetrarlo anche quando le situazioni sono palesi non fa altro che alzare i livelli di guardia tra fan e detrattori. Anche perché difendere Rossi da errori che lui stesso ammette è una mancanza di rispetto proprio nei suoi confronti, altro che difese da avvocati.

L’errore ci sta, capita a tutti e come tale deve essere riconosciuto, a meno di evidenti anomalie come nei casi del miracolato Miller o della maxicaduta della Moto3. 

La scivolata di Valentino, alla fine, riappiana la situazione in classifica almeno tra lui e Viñales, mentre Marquez ora si trova penalizzato dal secondo zero dell’anno. Maverick fino ad ora si è dimostrato più veloce e merita la testa della classifica, senza se e senza ma. La stagione è ancora lunga e c’è tempo per tutti per rifarsi, anche per VR.

L’importante è vedere le situazioni per quello che sono, senza ipotesi fantascientifiche da superfan o superhater.

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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