La Grande Vergogna al comando del mondiale

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La Grande Vergogna al comando del mondiale

L'ennesima decisione non coerente annulla un GP godibile e macchia l'immagine della F1, ancora una volta di 30 Giugno 2019, 22:53
Alessandro Secchi

Se pensate che il campionato 2019, dopo nove appuntamenti, sia comandato da Lewis Hamilton, vi sbagliate di grosso. In testa a questo mondiale, con ampio margine su tutto il resto della ciurma, c'è un leader invisibile, inflessibile, carismatico e sempre presente nonostante la sua trasparenza. Ha un nome e cognome: Grande Vergogna.

Il Gran Premio d'Austria si chiude dopo tre ore dall'arrivo con un'altra decisione che imbarazza e, attenzione, non certo per quello che si è visto in pista: Max Verstappen ha dimostrato di essere il miglior pilota in griglia in questo momento, considerato il mezzo anche più di chi il mondiale lo comanda e soprattutto in relazione al suo compagno di squadra che oggi ha preso un giro di distacco. Una gara sontuosa, nella quale l'errore della partenza è stato recuperato con un ritmo inavvicinabile per tutti nella seconda parte di gara nonostante il deficit noto della Power Unit Honda. 

Per il regolamento da penalità. Per lo sport mai nella vita.

Detto questo Verstappen meritava una penalità, quanto necessario per perdere la gara in favore di Charles Leclerc. Non sono bipolare, per lo meno non ancora. Non punirei mai azioni del genere e, se avete la pazienza di leggermi da tempo, sapete bene come la penso. A sostenere che meritava la penalità lo dice quanto successo in Canada e in Francia. Alla luce degli ultimi due appuntamenti il sorpasso di Max doveva essere sanzionato per aver "spinto" fuori pista Leclerc. Sull'atto in sé c'è un altro aspetto da considerare: lo tratterò più avanti. Invece, per diversi motivi tra cui l'ordine pubblico (nessuno sarebbe uscito dal Red Bull Ring per una settimana, vista la presenza orange) si è passato sopra la questione, rimangiandosi l'irremovibile spirito sanzionatorio delle ultime settimane e sbugiardando se stessi. A casa mia questo si chiama - ed evito un francesismo - prendere tutti in giro. Soprattutto questo significa macchiare, ancora una volta, l'immagine di Formula 1 che barcolla Gran Premio dopo Gran Premio sotto i colpi dell'indecenza sanzionatoria.

Se alla luce di Montréal penalizzare Verstappen è quello che sarebbe dovuto succedere per dare un segno di coerenza con gli ultimi eventi, al tempo stesso questo è quello che non dovrebbe mai succedere in uno sport come la F1. Ecco il grande paradosso di questo ultimo mese, la grande vergogna di questa gestione. La variabilità delle decisioni, le polemiche, la mancanza di uniformità hanno permesso di arrivare al punto in cui qualsiasi cosa i commissari avessero deciso oggi sarebbe stata sbagliata. Sanzionare Verstappen sarebbe stato vergognoso per lo sport, non farlo lo sarebbe stato per non coerenza col recente passato. E questo è un cul-de-sac, lo scrivevo settimana scorsa, in cui si è infilata la direzione gara e del quale ora è totalmente responsabile.

Imbarazzo figlio del Canada

Tutto questo disagio altro non è che il risultato di quanto successo in Canada. Una decisione disgraziata e presa a gara ancora in corso (e quindi senza ascoltare i piloti come oggi) dopo un atto involontario - preso atto della sua insindacabilità - doveva quanto meno essere seguita dallo stesso metro di valutazione e dalla stessa severità da quel giorno in avanti. Severità durata addirittura il tempo di un GP, quello di Francia, con la sanzione a Daniel Ricciardo. Questo è un atteggiamento che mette rabbia e sconcerta perché, ad ogni appuntamento, non si sa più cosa ci si debba aspettare dai commissari di turno; con i piloti che, in base a chi giudica, possono essere sanzionati o meno per lo stesso episodio. Una gestione scellerata, ingiusta, controproducente e che fa passare la Formula 1 per una serie in balia della superficialità quando, in realtà, dovrebbe dare l'esempio a tutto il resto del Motorsport.

Basta asfalto pro-piagnistei

Torno all'episodio incriminato. C'è un grande problema che, in questo momento, è poco considerato e si chiama asfalto. Si tratta di uno dei più grandi drammi di questa Formula 1. La sicurezza ha portato a spianate enormi in qualsiasi tracciato del mondiale ed è giusto, ma in alcuni casi si sono creati veri e propri parcheggi senza logica alcuna. Nelle azioni di sorpasso non esiste più un limite oltre il quale alzare il piede, perché non ci sono più erba o ghiaia che scoraggiano la difesa ad oltranza. Come successo oggi ed in tantissimi altri casi, il sorpassato tenta la resistenza oltre i cordoli ed oltre le righe bianche, restando affiancato al sorpassante per poi lamentare via radio di non aver avuto spazio o di essere stato spinto fuori. Questo, con la ghiaia o l'erba, non sarebbe possibile. Leclerc, una volta affiancato dalla Red Bull, avrebbe dovuto semplicemente lasciare il passo se all'esterno ci fosse stata una via di fuga dei vecchi tempi. Continuare a resistere è atteggiamento figlio della conformazione delle piste attuali ma, per come la vedo io, lo spingere fuori pista è altro, è qualcosa di totalmente diverso.

Apro una parentesi: venerdì, nelle libere 1, si sono rotte nove ali anteriori dal costo indicativo di 150.000€ l'una (fonte Tobi Grüner, redattore di Auto Motor und Sport) grazie ai dissuasori gialli posti in uscita dalle ultime due curve. Della serie "vi diamo vie di fuga chilometriche ma non dovete usarle". È questo il modo di garantire la sicurezza, installando in giro trappole di questo tipo? Cosa succederebbe se uno di questi dissuasori comportasse la rottura di una sospensione ad alta velocità?!

Cosa fare adesso?

Siamo entrati in un circolo vizioso e questo ormai lo sappiamo. Se Max fosse stato penalizzato perdendo la gara sarebbe stato un delitto per lo sport - sappiamo anche questo - ma sarebbe stato anche in linea con le ultime decisioni, anche se esagerate. Credo fermamente che, per placare in qualche modo le polemiche di Montréal, sarebbe stato un dovere della direzione gara e delle sue commissioni continuare sulla linea di ferro fino alla fine dell'anno, punendo ogni singolo episodio con la stessa severità per non essere accusata di favoritismi. Il tutto per poi cambiare, ovviamente, registro dal 2020 e smetterla con certe pagliacciate che non hanno nulla a che vedere con il correre e lottare ruota a ruota.

Dopo quanto successo in Austria credo, invece, che il danno del Canada sia molto più grave di quanto si pensi perché il suo fantasma si farà vivo per il resto della stagione. Episodi come quello di oggi ci saranno ancora, poco ma sicuro. I commissari di turno dovranno decidere ogni singola volta tra ciò che è giusto per lo sport (lasciare correre) e ciò che ha creato un precedente fastidioso, che verrà sistematicamente chiamato in causa ad ogni scelta diversa. Era necessario arrivare a questo punto? Non credo, ma ormai i giochi sono fatti e la sensazione è che neanche in certe stanze sappiano più cosa fare.

Tanti auguri per il futuro, allora. Ci sarà da ridere per non piangere.



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