La grande paura: e se la Sprint Qualifying dovesse anche piacere?

Il terrore di ciò che avverrà a Silverstone è che la gara del sabato possa addirittura essere gradita

Il tris di gare consecutive Francia – Stiria – Austria ci sta distraendo, ma l’evento che potrebbe stravolgere completamente la Formula 1, in peggio a mio modo di vedere, è sempre più pericolosamente vicino, ormai dietro l’angolo.

L’incubo Sprint Qualifying si sta materializzando e sta per arrivare in un momento importantissimo del campionato mondiale, con una lotta a due che non si vedeva da tempo e con il rischio di alterare la naturale evoluzione degli eventi.

Giusto ieri è arrivata la notizia che la Sprint Qualifying, la gara del sabato, oppure chiamatela come più vi aggrada, varrà come vera e propria pole position. Al vincitore, quindi, verrà assegnata nelle statistiche la partenza al palo per il GP della domenica di Silverstone, Monza e poi si vedrà. La qualifica del venerdì, quella con le tre Q che conosciamo da quindici anni non conterà, per i numeri, assolutamente nulla. E già qui non ci siamo e il terrore sale.

Trattandosi di un “test” in vista di una futura introduzione, l’impatto della Sprint Qualifying nell’economia del mondiale doveva essere nullo. Invece, oltre ad assegnare punti ai primi tre classificati, varrà un +1 nel conteggio delle statistiche del pilota più veloce su… 100 chilometri. Se in Inghilterra dovesse ad esempio spuntarla Hamilton, diventerebbe l’uomo delle 101 (o 102) pole di cui una ottenuta con una gara. Mah.

Senza considerare tutti i rischi del caso. Un incidente, un guasto tecnico, insomma qualsiasi tipo di inconveniente durante la SQ potrebbe costare a chi, teoricamente, dovrebbe essere il più veloce sul giro secco (e lo si vedrà al venerdì) la partenza dal fondo nella vera gara. Magari con tre punti di vantaggio in meno rispetto a chi, la minigara, se l’è portata a casa.

Insomma, solo io trovo tutto questo un’autentica follia, nel momento in cui un test potrebbe inficiare il risultato di un intero campionato?

La paura ed il terrore crescono tremendamente pensando a cosa succederebbe se, al pubblico che oggi segue la Formula 1, dovesse risultare piacevole ed interessante questo nuovo format. Perché qui non si tratta di una potenziale modifica dall’impatto limitato come il numero delle sostituzioni nel calcio, ma di un disastro quale sarebbe raddoppiare il numero di porte o cambiare il numero di giocatori in campo. Qui si parla di rivoluzionare le fondamenta dello sport in favore dello spettacolo nella sua accezione più negativa e svilente; del tentativo di prostrare la categoria più famosa al mondo al volere delle televisioni e dei fan più giovani, riscrivendo la sua storia e definendone la fine di una prima e l’inizio di una seconda repubblica, ancor più di quanto successo con le due ere pre e post Imola 1994.

Se al DRS, che altera in qualche modo le gare da 10 anni, ci siamo abituati (no, non è vero, che sparisca alla svelta per favore!), la Sprint Qualifying rischia di diventare il classico elefante in una storica cristalleria. Alle soglie di una rivoluzione tecnica sarebbe forse il caso di accertarsi che le nuove regole riportino interesse prima di riscrivere il libro dei comandamenti della Formula 1. Ma il grande terrore è che il tracciato sia già segnato e che questo nuovo format, dopo anni di regole artificiali pro spettacolo finto, possa anche piacere a tanti amanti del caso e degli stravolgimenti che niente hanno a che vedere con la meritocrazia.

Avete presente i nuovi format di Formula 2 e Formula 3 che, dopo diversi weekend, si fa fatica ancora a metabolizzare e che regalano per l’intera giornata del sabato griglie invertite e vincitori che altrimenti non vincerebbero? Ecco qual è la grande paura: che si tratti di prove generali per vendere una nuova Formula 1 all’insegna del caos, dell’incertezza volontaria, dei vincitori sempre diversi non per meriti ma per casualità e per far felici coloro i quali, del talento e del vero motorsport, non conoscono i concetti fondamentali. Che poi ne basta uno: chi è più veloce deve poter partire primo e vincere. E, se le gare sono noiose, ci sono sempre altre attività. Perché è la persona che si deve appassionare, non lo sport a dover bussare alla porta vestito da giullare di corte.

Immagine: Twitter / Red Bull Racing

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