La F1 in cui non ci si può più difendere

Le penalità a Norris e Perez sono contrarie alla lotta e al buon senso

La gara dell’Austria certifica una volta per tutte quanto la Formula 1 sia diventata uno sport ad handicap per i piloti che si devono difendere da un sorpasso. Come se non bastasse il DRS, che da dieci anni crea uno scompenso, una disparità, un’antisportività tra chi tenta il sorpasso e chi lo deve subire, le penalità inflitte negli ultimi tempi danno un’altra spallata ai piloti che, oltre a dover controllare gli specchietti, devono anche curarsi di non arrecare danno a chi passa a destra, a sinistra, sopra o sotto.

Quanto successo a Norris e Pérez nella gara del Red Bull Ring è l’ennesimo sopruso ai danni di chi non può più difendere la posizione e l’ennesimo tappeto rosso steso a chi deve “per forza” portare a casa il sorpasso, perché bisogna aumentare i numeri e creare spettacolo. Tre penalità senza senso e che vanno contro al concetto di battaglia in pista, riducendolo ad un solo scambio di posizioni su corsie ed eliminando il concetto di lotta ruota contro ruota. Penalità che costringono “mentalmente” a lavorare solo di strategia, l’unico modo ormai sicuro per poter effettuare dei sorpassi senza rischiare.

Quando si tenta una manovra all’esterno, a meno di essere già abbondantemente affiancati, è normale (dovrebbe esserlo…) che il pilota all’interno cerchi di difendersi. Anche, semplicemente, per orgoglio: essere aggirati all’esterno non è mai bello per l’ego di un pilota. Però siamo arrivati al punto in cui chi è davanti non può fare altro che lasciare strada in qualsiasi modo subisca l’azione. Già il DRS crea una differenza di velocità insostenibile (e pericolosissima, prima o poi qualcuno se ne renderà conto) e in Austria c’erano addirittura tre zone consecutive dove poter sfruttare l’ala mobile. Quando il sorpasso arriva all’interno si può fare poco, a meno che chi sta sorpassando non vada lungo in frenata permettendo un incrocio. Se invece il sorpasso viene tentato all’esterno, chi viene sorpassato non può tentare la minima difesa e deve anche stringere la sua traiettoria normale, perché se l’altra macchina finisce leggermente fuori scatta la penalità.

Al Red Bull Ring la presenza della ghiaia all’esterno di curva 4 e 6 ha accentuato la sensazione di “scorrettezza” da parte di Norris su Pérez e dello stesso messicano su Leclerc, ma dovremmo anche ricordarci che qui si sta correndo e non facendo una passeggiata. Anzi, proprio strumenti come la ghiaia dovrebbero consigliare, a chi tenta una manovra del genere, il momento in cui si deve alzare il piede e rinunciare. Ma se chi passa all’esterno sa di avere il potenziale “vantaggio” di una penalità se chi è davanti allarga i gomiti in modo naturale e non forzato, alla fine il sorpasso lo forza anche quando non dovrebbe ed è proprio quello che sta succedendo da diverso tempo: “io ci provo, al massimo mi lamento per essere stato portato fuori”.

Fa sorridere poi il fatto che ogni tanto si mostrino con il pieno di nostalgia i replay di Senna a Monaco con Mansell o di Villeneuve a Jarama, episodi per i quali oggi si chiederebbero altrettante penalità assurde. A questo punto, però, quale arma resta in mano a chi si deve difendere? Sperare di essere a Monaco dove non c’è fisicamente spazio? Perché nella logica attuale, tra DRS e impossibilità di muoversi, chi è davanti è semplicemente spacciato. Ed è onestamente senza senso. Come tante altre cose, sia chiaro: una la vedremo tra un paio di settimane.

Immagine: ANSA Foto

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