La F1 esce a pezzi dallo scontro virtuale

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La prima settimana di gare virtuali se n’è andata con un verdetto abbastanza netto. Tra F1, Indycar, NASCAR, GT Series e MotoGP (e senza considerare il resto delle gare giocate online) la prima ne esce fondamentalmente a pezzi.

La differenza di partecipazione, attitudine, piattaforma, organizzazione e risultato è stata abissale tra la categoria regina ed il resto della truppa. Pur mantenendo come primario il concetto che tutto questo è il risultato della necessità di intrattenere il pubblico in un momento difficile, tutto quello che si è visto dopo la Formula 1 è stato migliore sotto qualsiasi punto di vista.

Oltre ad avere l’handicap di una piattaforma più mainstream e meno simulativa la F1, per completare la griglia, si è dovuta affidare a personaggi vari (ciclisti, cantanti) riducendosi ad avere solo due piloti ufficiali, mentre nel resto delle competizioni c’è stata la corsa all’iscrizione da parte di quasi tutti piloti delle serie in corso.

Anche la MotoGP, disputata su una piattaforma decisamente più arcade – anche solo per la necessità di dover giocare con un pad – ha coinvolto quanto meno dei piloti ufficiali.

Come avevo già scritto settimana scorsa, non si può chiedere alla F1 di andare online con qualcosa di diverso dal suo gioco ufficiale, sarebbe un controsenso. Ma è proprio questo il problema. F1 ed il suo prodotto online rispecchiano in pieno la filosofia dello Sport: puntare alla massa, allo spettatore (o al giocatore) occasionale. Se poi la risposta dei piloti è scarsissima – se per colpa loro o mancanza di tempo non lo sappiamo – le cose peggiorano ancora perché manca la sensazione di competizione.

Indycar e NASCAR hanno messo in campo qualcosa di diverso. Si sono appoggiate ad una piattaforma top come iRacing, ricevendone pieno supporto per avere auto aggiornate: le Indycar hanno corso addirittura con l’aeroscreen simulato ancor prima di averlo visto in pista nel primo appuntamento reale. La corsa di Watkins Glen è durata 45 giri, circa il 75% della gara contro il 25% della F1; doveva essere il 50, ma visto com’è andata forse è stato meglio così. A completare il quadretto il commento ufficiale e – addirittura – l’inno cantato live prima del via, come in una gara vera. Dettaglio quest’ultimo, anche trascurabile. La gara della NASCAR, corsa in Texas, se vista in HD poteva confondere il pubblico per la fedeltà alla realtà. Un altro mondo, insomma.

Come detto la partecipazione dei piloti, in tutte le competizioni non F1, è stata massima. Altro punto a sfavore del Circus. Il risultato è stato direttamente proporzionale, con gare non solo utili alla distrazione da Coronavirus ma anche godibili dal punto di vista della competizione. Questo, è innegabile, è un plus importante che traccia una linea tra il semplice svago fatto di sportellate e curve tagliate e delle competizioni vere, che danno risalto al mondo Esport.

Al di là di tutto non c’è dubbio che, da questo periodo, proprio gli Esport usciranno decisamente rinforzati nella loro popolarità. Ad esempio potremmo assistere, nel prossimo futuro, a pause invernali completamente diverse, con eventi online utili ad intrattenere il pubblico mentre le monoposto vere sono spente.

Tenendo comunque conto che, per quanto il Sim Racing possa essere fedele, l’asfalto sarà sempre un’altra cosa.

MONOPOSTO by SAURO

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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