La bellezza delle imperfezioni

PAROLA DI CORSARO
La bellezza delle imperfezioni

Il futuro della MotoGP non è solo nelle mani di Marc Márquez di 29 Agosto 2019, 12:00
Alyoska Costantino

Domenica pomeriggio, mentre ero in un bar a osservare in televisione il Gran Premio di Gran Bretagna e a scrivere la cronaca per il sito, ad un certo punto mi sono sentito un po’ come Helmut Zemo nel film Capitan America: Civil War. Quando il sokoviano venne raggiunto dall’Eroe Americano, insieme ad Iron Man e al Soldato d’Inverno, in un bunker anti-atomico della Siberia, pronunciò una particolare frase nei confronti di Rogers, poco prima di aizzargli contro l’Uomo di Ferro: “Che belle che sono le imperfezioni...”

Nel ventesimo ed ultimo giro della gara della MotoGP, all’uscita della curva 18 che immette sul traguardo, ho pensato la medesima cosa nel vedere Álex Rins sorpassare il campione del mondo, l’apparentemente imbattibile Marc Márquez dopo giri di battaglia vera, provante, anche studiata dal punto di vista della strategia. Una gara in cui lo spagnolo della Honda le ha provate tutte per portarsi a casa il suo settimo successo stagionale, ma alla fine la Suzuki #42 l’ha battuto di pochi millesimi, ripetendo quella favola del 2016 quando, alla guida della GSX-RR, c’era Maverick Viñales. Anche se, oramai, parlare della Suzuki come fosse la Cenerentola dei marchi della classe regina non ha più molto senso, visti i progressi del pilota e del team.

Ma non si parla del marchio di Hamamatsu in questa bloggata. Al centro dell’attenzione c’è sempre lui, quel Marc Márquez che pure da sconfitto esce un po’ da vincitore, col sorriso sulle labbra per gli altri venti punti guadagnati in classifica su Dovizioso, vittima innocente di un errore altrui (per l’ennesima volta). Marc non lascia traspirare granché la delusione nemmeno nelle interviste, forte del suo vantaggio rassicurante nella generale.
Si permette persino di dire di aver fatto lui tutta la gara, di non aver dato il massimo conscio del suo vantaggio in classifica, come se battagliare a Silverstone contro Rins fosse uno scherzo, una burla, un gioco di ponte.

A queste ultime affermazioni credo ben poco: quando uno come Marc Márquez gode già allo start di 58 punti di vantaggio e vede scritto sulla tabella “Dovi OUT”, non penso che cominci a pensare granché in ottica iridata. La condotta di gara vista domenica va poi a far intendere come le abbia tentate tutte pur di vincere, pur essendo conscio della pericolosità di un cliente come Rins: dallo spingere su ritmi forsennati fino alla melina degli ultimi due giri, fino al percorrere la Luffield a passo d’uomo e tutto all’interno per non permettere a Rins di passare. In poche parole, se arrivi all'ultima curva che sei davanti vuol dire che hai scherzato ben poco.

Il fine giustifica i mezzi, ma nemmeno in questa maniera Márquez ha potuto fermare Rins, anche se a consegnare questo successo nelle mani del giovane arrivato è stato proprio il #93, con quella traiettoria totalmente sbagliata all’ingresso della Woodcote; nessuno mi toglie dalla testa il fatto che, con una traiettoria più convenzionale, quel successo sarebbe andato nelle mani del campione del mondo. In effetti, come dicono in molti, Márquez sta trovando, nelle battaglie da ultimo giro, un discreto limite.

Quell’errore alla Woodcote mi ha fatto però balzare in mente una cosa, e da qui ci ricolleghiamo alla frase di Zemo: davvero la strada per infrangere record su record è totalmente spianata per Marc Márquez? Si discute spesso su come Marc possa diventare addirittura il pilota più titolato della storia del Motomondiale di questo passo, e che all’orizzonte non sembrino esserci avversari concreti per impensierirlo. Poi giunge Silverstone e, tra i vari Quartararo, Rins, Dovizioso, Miller e tanti altri, la gente si accorge di come il livello di questa MotoGP sia a dir poco strabiliante, tra giovanissimi provenienti dalle classi propedeutiche e piloti d’esperienza ancora più che validi; livello che, aggiungo, è continuamente in crescita, giacché il prossimo anno arriverà anche Brad Binder, un altro su cui tengo un occhio di riguardo.

Pensate a questo: è bastata una piccola, seppur grossolana, sbavatura per far diventare Márquez vulnerabile a Rins. E anche in Austria, un ingresso di pochi centimetri più largo dell’hondista ha permesso a Dovizioso di compiere un capolavoro. Molti dicono come il campionato MotoGP attuale sia tutto nelle mani di Márquez, come se il destino dell’iride stia soltanto nella sua capacità velocistiche o nei suoi salvataggi da brivido, ma io ho come una sensazione differente. Più passa il tempo e più aumenteranno gli avversari e così lo spagnolo non si potrà permettere di sbagliare anche una sola virgola durante il corso del campionato, a vantaggio degli astri nascenti.

Anche le acrobazie che compie, con pieghe di oltre 60° e le cadute-non cadute, sono più frutto di una necessità che per la spettacolarità, un qualcosa di obbligatorio per portare al limite la sua RC213V e spremerla anche oltre, in modo da battere i tanti avversari che si trova contro. Qualcosa che, sempre secondo me (e quindi come parere criticabile), non farebbe se avesse a disposizione il mezzo migliore in campo, che penso sia la Ducati.

Credo sia tutto questo che mantiene viva l’attenzione per la MotoGP: nonostante il mondiale a senso unico, Márquez in ogni gara si trova ad affrontare avversari diversi, pronti a soffiargli almeno una fetta dei suoi successi. Può essere un Petrucci al Mugello, un Dovizioso in Austria, un Viñales ad Assen o un Rins a Silverstone, ma tutti vogliono puntare al trono di Marc e in tanti avrebbero le carte in regola per farlo, un domani. E Marc, da fenomeno qual è, deve sfoderare tutte le sue capacità per prevalere, cosa che ogni tanto nemmeno gli riesce; è lì che salta fuori l’imperfezione del pilota apparentemente perfetto, che fa scattare il sorpasso che non ti aspetti, la sorpresa, le emozioni.

Chi ci guadagna, in tutto questo, siamo noi fan, che abbiamo la possibilità di vedere duelli di questo calibro. E chissà che anche Misano non ci deluda...

Fonte immagine: motogp.com



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