Karting, allarme sicurezza: cosa si rischia e cosa si può fare per limitare il pericolo tra i più giovani

In un mondo del Motorsport dove la sicurezza è ormai elemento prioritario la categoria base, il Karting, è rimasta la più pericolosa

La sicurezza nel Motorsport, negli ultimi decenni, ha fatto passi da gigante. La Formula 1, in collaborazione con la FIA, ne è l’esempio più importante. La scomparsa di Ayrton Senna nel 1994 ha dato il via a quel processo di consapevolezza che ha portato l’incolumità dei piloti e degli addetti ai lavori al primo posto nelle priorità del Motorsport. Circuiti, monoposto, equipaggiamenti tecnici sono stati rivisti con l’obiettivo finale di salvare la vita in caso di incidente grave. Da qui l’introduzione di crash test sempre più rigidi, del collare Hans (sviluppato negli Stati Uniti) e, arrivando ai giorni nostri, dell’Halo, che può già contare diverse vite salvate in diverse categorie.

Se le gare in monoposto hanno quindi raggiunto un livello eccelso in termini di sicurezza attiva e passiva (sebbene il rischio non possa essere mai considerato scongiurato), c’è una categoria rimasta indietro sotto questo fronte e nella quale il problema sta emergendo sempre di più negli ultimi tempi. Stiamo parlando del karting, il punto di partenza di chi ha l’ambizione di diventare pilota professionista partendo sin dalla tenera età; bambini o poco più che si sfidano col sogno di ripercorrere le orme dei grandi nomi del Motorsport.

Domenica 3 ottobre si corre ad Adria il secondo round della WSK Open Cup. Tra i 34 partenti nella finale ci sono Nicola Lacorte, Eliska Babickova (Repubblica Ceca) e David Zachary (Malta), tutti e tre del team KR Motosport. Giovanissimi: la Babickova ha 16 anni, Lacorte 14. All’inizio del quarto passaggio proprio Lacorte viene toccato da un altro kart e finisce in testacoda.

Procedendo in retromarcia il suo mezzo riparte e porta il pilota ad invadere il tratto adiacente della pista, non separato da protezioni, mentre sopraggiungono altri concorrenti. I primi riescono a schivarlo, ma la Babickova lo centra in pieno, coinvolgendo anche Zachary. Lo schianto viene raccontato come devastante da chi è presente e i primi attimi fanno temere il peggio, con Lacorte e la Babickova a terra immobili dopo essere stati sbalzati dai loro mezzi.

La gara viene subito interrotta ed è necessario l’intervento dell’elisoccorso, che trasporta Lacorte e la Babickova al reparto pediatrico dell’ospedale di Padova. Lacorte ne avrà per diverse settimane ma si riprenderà, così come la giovane collega. Per Zachary, che abbandona da solo il suo kart, ci sarà comunque la necessità di un passaggio in ospedale per immobilizzare la gamba sinistra, a causa di una contusione alla caviglia.

Lo spavento è stato enorme ma si tira un sospiro di sollievo, con la consapevolezza che si è rischiata una vera e propria tragedia. È la goccia che fa traboccare il vaso di una situazione che si protrae da tempo. Roberto Lacorte, padre di Nicola e pilota del team Cetilar Racing nel WEC, vive prima di tutto da padre lo spavento e, successivamente, da uomo di sport ed imprenditore. Pochi giorni dopo, con questo post sui suoi profili social, parla dell’accaduto, del rischio che si corre al giorno d’oggi nel karting e della sua intenzione di fare qualcosa, subito.

Karting

Niko grazie al cielo è uscito dallo spaventoso incidente di Adria senza gravi conseguenze, da adesso per lui inizia una lunga gara di endurance per tornare ad essere forte e in piena salute.

Per me già dal giorno dopo dell’incidente è iniziato un impegno fermo e determinato affinché nessun genitore possa provare quello che abbiamo provato noi a causa dei motivi che hanno determinato una tragedia schivata.

Cetilar Racing metterà a disposizione in modo illimitato risorse, impegno e competenze a tutte le organizzazioni, promotori, federazioni e costruttori per superare ciò che di imprevedibile si è rivelato realtà pericolosa come le barriere tra tratti di percorso adiacenti e dispositivo per far si che i kart a presa diretta non si accendano a marcia indietro.

Non è solo una questione di cosa si deve fare perché è chiaro e semplice ma è una questione di tempo perchè si deve agire immediatamente senza indugio e con questo spirito ho incontrato una responsabile collaborazione di WSK Promotion, FIA Karting Championship e Kart Republic, spero di riscontrare lo stesso concreto impegno dall’ ACI Sport.

Non è tempo del gioco delle responsabilità e dell’immobilismo, il karting è la disciplina più pericolosa del motorsport dove esistono fatti imprevedibili che possono diventare pericolosissimi ma se alcuni fatti imprevedibili emergono dobbiamo agire in modo rapido per la protezione di bambini.

Combatterò e mi adopererò senza tregua e senza compromessi fino a che non vedrò realizzate alcune indispensabili misure di sicurezza e se riscontrerò immobilismo, che va oltre un tempo ragionevole, userò ogni forza di diritto in ogni luogo per fermare tutto prima che altri genitori vivano un incubo che non fa più dormire.

Ringrazio tutte le persone che in questi giorni ci hanno fatto sentire protetti da una presenza e da un calore commoventi”.

I numeri del rischio

Diamo qualche numero per entrare nello specifico. Ad Adria, pista da 1,3 km, nella categoria OK della WSK Open Cup si corre sotto i 50 secondi, con una media gara vicina ai 100 chilometri all’ora (http://www.wskarting.it/results/OC/2021/Round2/ok_603.pdf?update=63) e punte di velocità massima oltre i 120 km/h nei tratti più veloci.

Il rischio, insomma, è elevatissimo soprattutto considerato che si tratta di giovanissimi, ma a rischiare sono tutti gli addetti ai lavori, come possiamo vedere in questo video, relativo ad un incidente a Lonato di qualche mese fa. Lacorte aggiunge: “Andrea Belicchi (che di campionati kart ne ha vinti, ndr), è venuto un giorno a vedere i ragazzi correre e mi ha detto ‘voi siete matti, vanno il doppio di quanto andavamo noi’”.

Gli elementi di rischio sono elencati da Lacorte stesso nel suo post: tratti di pista adiacenti senza barriere che li separino e la possibilità che i kart a presa diretta possano rimettersi in moto procedendo in retromarcia, magari dopo un testacoda come successo al piccolo Nicola. Un pericolo che potrebbe essere annullato in tempi rapidi, modificando il sistema di accensione evitando che il mezzo possa riaccendersi girando nel verso sbagliato. Ma non solo: i piloti di kart sono ormai gli unici, nel panorama a quattro ruote, a rischiare di essere sbalzati dal loro mezzo in caso di incidente. Si deve lavorare, quindi, anche sull’equipaggiamento tecnico: tute, caschi, guanti, protezioni varie, affinché aumenti la sicurezza in casi particolari e rischiosi.

Che la situazione sia pericolosa lo si sa da tempo. Solo un paio di anni fa Jarno Trulli, il cui figlio Enzo corre ora in Euroformula Open, aveva scritto una lettera sottolineando i rischi che questi ragazzi corrono ad ogni evento; senza avere risposta. Ora che un altro rischio si è corso, per fortuna senza esito tragico, si torna a parlare del problema e Lacorte è deciso, supportato da colleghi ex piloti e padri a loro volta (lo stesso Trulli ma anche Larini e Badoer, per citarne due) a spingere le Federazioni a fare qualcosa nell’immediato e in ottica futura.

Non solo sport

Tramite Cetilar Performance Lacorte ed il suo team si dedicano anche alla crescita di giovani piloti, non solo dal punto di vista sportivo. Ed è su questo che arriva un altro monito: sin da giovanissimi si corre con ritmi da professionisti, quasi da robot. Gli eventi, sin dai kart, iniziano addirittura al mercoledì, togliendo spazio allo studio e alla crescita umana e sociale di quelli che sono ancora dei ragazzi. Un altro elemento sul quale si dovrà lavorare in futuro.

Immagine: WSK Karting e Cetilar Racing

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