Jeddah, un’autostrada da 250 km/h di media. Ma non chiamatela pista

Si parla di una media sul giro di 250 km/h e di uno dei tracciati “più belli del mondo”. Ventisette curve (sì, 27) che vengono definite con i classici aggettivi che si associano a qualcosa che non si conosce e si vuole presentare in grande stile, tipo “emozionanti”, “suggestive” e via dicendo.

Tutto bello, bellissimo, insomma. Fino a quando non approfondisci un attimo la cosa e scopri che il Jeddah Corniche Circuit non è altro che l’esatto prototipo della F1 di questi tempi. Tanta apparenza, poca sostanza. Torniamo all’inizio: vi siete chiesti come sia possibile avere una media di 250 all’ora con 27 curve? Semplice, perché di curve vere se ne contano sulle dita di una mano. Il resto è una serie di pieghe numerate, da percorrere rigorosamente in pieno, in un tracciato che sembra più un’autostrada che altro.

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A parte i due tornanti, quello che porta al traguardo (27) e quello di ritorno (13), si va quasi sempre in pieno se non per un paio di chicane veloci, che lasciano parecchi dubbi lato sicurezza vista la velocità alle quali verranno affrontate.

D’altronde i requisiti per il Grade 1 della FIA parlano genericamente di spazi tra 30 e 100 metri all’esterno delle curve. Spazi che saranno stati garantiti. Ma, guardando un paio di simulazioni, viene da spaventarsi perché pieghe e contropieghe da fare in pieno rendono questo tracciato di una pericolosità assurda vista la prossimità dei muretti. Avete presente le ultime due curve di Baku prima del rettilineo finale? Ecco, immaginate bene o male un tracciato tutto così. E infatti a Jeddah si sono premurati di piazzare le SAFER dove serve.

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Ad impacchettare il tutto tre zone DRS, di cui due consecutive (una prima dell’ultima curva, una dopo, in stile Canada) ed una che tra detection point e zona vera copre 5 “curve”. Il tutto per creare quel caos che tanto piace.

Se a Baku (circuito che non apprezzo ma che almeno può chiamarsi tale) siamo stati genericamente abituati a gare folli, condizionate da Safety Car e affini, è difficile immaginare che su questa pista possa filare tutto liscio.

Immancabile, infine, la prima curva a gomito dopo il traguardo per creare il solito, scenico imbuto al via. Col Qatar ci eravamo per un attimo abituati bene ma bisogna subito tornare sui binari.

Per toccare con mano il tutto, ecco l’onboard di Jarno Opmeer, pilota ESports della Mercedes, in un giro di pista e in una simulazione di gara.

Immaginate i piloti rincorrersi col DRS aperto su pieghe e contropiede e con incroci di traiettoria, dove basta una mezza incomprensione per creare un disastro. Troppo pessimista? Può essere. Ma non parlatemi di una “pista”: questo è completamente altro. E pensare che potrebbe essere decisiva per il mondiale… beh, lasciamo stare.

Immagini: GeoBrugg Motorsport

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