James “Bubba” Stewart, l’uomo più veloce del pianeta

James “Bubba” Stewart, l’uomo più veloce del pianeta

Ci sono piloti che pur correndo in categorie considerate (almeno dalle nostre parti) “di nicchia” riescono a farsi un nome e a diventare famosi in tutto il mondo. James Stewart junior è sicuramente uno di questi.

Pur non essendo stato il pilota più vincente nel suo sport, in questo caso parliamo di motocross, “Bubba” è sicuramente colui che più di tutti ha cambiato la visione dello stesso nell’ultimo ventennio. Anche più di quel Ricky Carmichael che dall’altra parte dell’Atlantico è diventato il più vincente di tutti i tempi.

Stewart nasce a Bartow, nel cuore della Florida, negli ultimi giorni del 1985. Si avvicina al mondo del motocross grazie all’omonimo padre all’età di tre anni e da adolescente ha già vinto sette titoli del più prestigioso campionato amatoriale americano, il Loretta Lynn.

2002

Il 6 gennaio 2002, a 17 anni e 16 giorni, “Bubba” debutta da professionista nel Supercross nella classe 125cc Costa Ovest. L’enorme talento mostrato nei campionati amatoriali gli è già valso un contratto da pilota ufficiale Kawasaki e il giovane ragazzo di colore non delude, terminando secondo alle spalle di Travis Preston nonostante una caduta e mostrando da subito uno stile di guida diverso da tutti.

La prima vittoria arriva dopo appena sette giorni a San Diego. Presto, forse, per pensare che di successi ne sarebbero seguiti altri 115 tra indoor e outdoor, ma di certo gli americani non tardano a capire che il loro motocross si può fregiare di un’altra stella di quelle davvero luminose, a fronte di un Jeremy McGrath che proprio nel 2002 capisce che ormai è meglio farsi da parte.

Dopo quattro gare Stewart ha 25 punti di vantaggio su Ivan Tedesco e 27 su Preston, ma è da Anaheim-3 che inizia ad emergere anche il “lato oscuro” della sua forza. Nel main event del quinto round viene coinvolto in una caduta al primo giro e poi si ripete a metà gara, dopo avere recuperato da ultimissimo a settimo, per poi chiudere 11°. Scena analoga va in onda a Houston: nuova caduta al via e decimo posto finale.

L’apoteosi va però in scena ad Irving. Dopo la terza caduta consecutiva nelle prime fasi di gara, Stewart recupera nuovamente dall’ultimo posto e al terzultimo giro è quinto. Nella tornata numero 13, tuttavia, la Kawasaki #259 finisce al suolo per ben tre volte, sotto gli sguardi attoniti del Texas Stadium. Conclude 16° e Preston, vincitore, si ritrova a +10 in classifica. Un bottino che il pilota Honda non spreca, terminando subito alle spalle di Stewart a Salt Lake City. Nel gran finale di Las Vegas, “Bubba” si aggiudica per la prima volta lo shootout tra le due categorie 125cc.

Le tre cadute di Irving 2002

La stagione outdoor è molto attesa per la prima sfida tra Stewart e Chad Reed, campione della 125cc Est nel Supercross e vice-campione del mondo in carica nella 250cc. Dopo un inizio combattuto, complice anche due zeri di Stewart tra Mount Morris e Southwick, il pilota Kawasaki prende il largo. Le vittorie assolute di “Bubba” sono dieci su 12 gare, con 17 manche vinte su 24. La certezza matematica del titolo arriva dopo la prima manche di Binghamton.

2003

Nel 2003 si ripresenta al via della 125cc Costa Ovest con il chiaro obiettivo di strappare la tabella #1 dalla Honda di Preston. Il campione in carica vince la prima gara ad Anaheim ma da Phoenix in poi è un monologo del nuovo fenomeno, che conquista tutti e sette i main event restanti e vince il suo primo titolo Supercross chiudendo matematicamente i giochi proprio ad Irving, un anno esatto dopo il disastro dell’edizione 2002. Sembra tutto pronto per la prima doppietta Supercross-National ma nello shootout di Las Vegas cade rovinosamente all’inizio del terzo giro della finale.

La caduta di Las Vegas 2003

Si tratta del primo serio infortunio della carriera professionistica di Stewart, una clavicola rotta. Resta fermo per un mese e salta i primi quattro round del National. Il suo rientro, a Budds Creek, è clamoroso. Vince gara-1 agilmente, ma è in gara-2 che Stewart mostra tutta la sua magnificenza anche a livello outdoor: all’abbassarsi dei cancelletti si scontra con la KTM di Steve Boniface e vola al suolo; riparte ultimo e con un distacco abissale ma a transitare per primo sotto la bandiera a scacchi è proprio la Kawasaki #259, al termine di una rimonta clamorosa.

Budds Creek 2003: il primo, vero capolavoro di “Bubba”

Stewart vince tutte e 14 le manche a cui prende parte e manca il titolo di appena 30 punti, a vantaggio di un Grant Langston partito da +131 a seguito dei quattro round a cui “Bubba” non ha partecipato.

2004

Nel 2004 Stewart deve dare l’assalto finale alle due doppie corone della 125cc, quella del Supercross con il titolo della Costa Est da abbinare a quello Ovest già vinto e quella stagionale con il doppio trionfo indoor-outdoor. Il 29 febbraio 2004 Stewart stabilisce il nuovo record di vittorie nelle classi 125cc del Supercross, arrivando a quota 14, e due settimane dopo a Saint Louis vince il titolo con due gare d’anticipo. È il secondo pilota a centrare la doppietta Ovest-Est, dopo Ernesto Fonseca. C’è poi spazio anche per un’altra rovinosa caduta, nelle qualifiche di Indianapolis, che gli causa una commozione cerebrale e gli impedisce di prendere parte al resto della serata. A Las Vegas vince per la seconda volta lo shootout, dopo un bel duello con Stéphane Roncada.

Il titolo del National, che arriva con 23 manche vinte su 24 e un solo stop causato da un problema alla frizione nella seconda manche di Red Bud, è una formalità per il livello raggiunto da Stewart ma è alquanto significativo: il pilota della Florida, infatti, domina con una moto 125cc due tempi contro una quasi totalità di più potenti 250cc quattro tempi, all’interno di un passaggio di consegne che si completerà nel giro di qualche stagione.

2005

Nel 2005 arriva il passaggio alla classe regina, che ancora si chiama 250cc ma già vede in griglia molte 450cc quattro tempi come la Suzuki di Ricky Carmichael. Il livello dei piloti è stellare: Suzuki schiera Sébastien Tortelli al fianco di Carmichael, Yamaha si presenta con il campione in carica del Supercross Chad Reed affiancato da David Vuillemin e Timmy Ferry, Honda gareggia con Kevin Windham, Mike LaRocco, Ernesto Fonseca, Travis Preston e l’ormai part-timer Jeremy McGrath, Kawasaki affianca Michael Byrne a Stewart.

La stagione indoor di Stewart è però sfortunata. Dopo il quinto posto nel fango di Anaheim, nelle prove libere di Phoenix cade e si frattura un braccio. Rientra dopo due mesi ad Orlando con un terzo posto e appena una settimana più tardi, nella “solita” Irving, ottiene il suo primo successo tra i grandi d’America. Si ripete a Seattle e Houston, rubando anche punti a Carmichael e Reed nella loro sfida titolata, poi decide di saltare Las Vegas a causa di una caduta rimediata proprio a Houston sette giorni prima.

Il National per Stewart procede a fasi molto alterne. Sale sul podio a Mount Morris, a Budds Creek e a Red Bud ma non costituisce mai una vera minaccia per Carmichael a causa di una condizione fisica non ottimale che lo costringe perfino a saltare la seconda manche di Hangtown e tutto il weekend di Southwick. Si consuma però il primo vero atto della tanto attesa rivalità con Carmichael: nella prima manche di Unadilla, i due piloti della Florida si danno battaglia senza esclusione di colpi; la Suzuki #4 passa al comando dopo un lungo inseguimento ma pochi secondi più tardi Stewart sbaglia l’approccio di un salto e vola sulla schiena dell’avversario. Carmichael riparte senza problemi, chiudendo secondo, Stewart atterra pesantemente ed è costretto al ritiro, saltando anche la seconda manche. Le apparizioni di Stewart diventano sempre più rade ma solo a ottobre, prima dello US Open di Las Vegas, si scopre dell’intossicazione alimentare che ha debilitato il suo fisico per tutta l’estate.

Il duello col botto di Unadilla 2005

2006

Risolti i problemi fisici, tramite un regime alimentare più ferreo e volto ad eliminare quasi totalmente i pasti nei ristoranti, Stewart si presenta al via della stagione 2006 in grande condizione e anche con un nuovo numero di gara: vincendo i titoli della 125cc aveva onorato lo sfortunato pilota di colore che lo aveva ispirato, Tony Haynes, quindi lo storico #259 viene sostituito dal 7. L’antipasto della stagione, con i due eventi canadesi di dicembre validi solo per il mondiale Supercross, è trionfale: Stewart batte Carmichael e Reed sia a Toronto che a Vancouver, iniziando il campionato FIM nel migliore dei modi. La serie AMA è probabilmente la più combattuta di sempre: i tre pretendenti al titolo arrivano alla finale di Las Vegas chiusi in cinque punti, con Stewart chiamato a recuperare su Carmichael e Reed, primi a pari merito. Stewart conquista l’ottavo successo della stagione e vince il titolo mondiale, ma quello statunitense va a Carmichael grazie al secondo posto di Las Vegas, per appena due punti.

Una lotta a tre che non ha un seguito nella stagione outdoor. Sui circuiti di motocross “vero”, Reed non tiene il passo degli altri due e anche lo stesso Stewart si chiama subito fuori dalla corsa titolata con i doppi zeri di Mount Morris e Unadilla, mentre Carmichael è un rullo compressore. “Bubba” si toglie comunque la soddisfazione di vincere la sua prima gara nel National 450cc, a Hangtown, replicandosi a Washougal in una delle giornate più incredibili nella storia del campionato americano outdoor: in entrambe le manche, Stewart e Carmichael duellano dal primo all’ultimo metro senza risparmiarsi sportellate ma mostrando anche un enorme rispetto reciproco; Ricky vince gara-1 e sta comandando anche gara-2 quando finisce gambe all’aria nell’approcciare un salto. Stewart conquista manche e Gran Premio. I tanti zeri incassati in stagione non permettono comunque a Stewart di andare oltre un quarto posto in campionato, l’appuntamento con il titolo outdoor è ancora rinviato.

Washougal 2006, l’ennesimo capitolo di una rivalità leggendaria

Nel 2006, per la prima volta, Stewart partecipa anche al Motocross delle Nazioni. A Matterley Basin, il 24 settembre, “Bubba” fa così il suo debutto europeo. Ad attenderlo c’è Stefan Everts, alla sua ultima gara in carriera dopo avere conquistato il decimo mondiale, e il confronto diretto nelle due manche è nettamente a favore del belga. Pur sconfitto dal leggendario pilota Yamaha, Stewart contribuisce al secondo Nazioni consecutivo per gli Stati Uniti insieme a Ryan Villopoto e Ivan Tedesco.

2007

Il 2007 segna il ritiro di Carmichael come pilota a tempo pieno. Per Stewart è già un’occasione ghiotta di segnare la doppietta Supercross-National anche nella classe regina, obiettivo che tuttavia non raggiungerà mai. Incontrastato nell’indoor, con appena tre finali perse su 16 (quattro su 18, se aggiungiamo le due gare canadesi valide solo per il mondiale) a fronte di un Reed incapace di opporre ogni tipo di resistenza anche a causa di qualche acciacco fisico, nell’outdoor la situazione si complica proprio nel momento migliore.

Carmichael corre i primi cinque round e la stagione è alquanto viva, con il pilota Suzuki che “vince” il confronto per 16 punti conquistando tutte le vittorie assolute, seppure due a pari punti con Stewart. Nel primo appuntamento senza Carmichael, a Unadilla, “Bubba” si infortuna al collo in qualifica e non prende parte alle gare. Torna coraggiosamente in gara a Thunder Valley, vincendo il Gran Premio senza nemmeno vincere una manche (unico caso in tutta la carriera) e prendendosi la leadership della classifica. La situazione peggiora però a Washougal, dove vince la prima manche ma cade nella seconda, infortunandosi anche ad un ginocchio. Cerca di correre a Spring Creek, per difendere gli appena sette punti di vantaggio sul compagno di squadra Ferry, ma deve desistere e dichiara conclusa la sua stagione, perdendo anche la possibilità di correre il Nazioni casalingo a Budds Creek. Esattamente come quattro anni prima un titolo National perso per infortunio da Stewart va a Grant Langston, al termine di un campionato a dir poco rocambolesco.

2008

Il Supercross 2008 per Stewart dura appena due gare. Dopo la vittoria di Phoenix, un altro infortunio al ginocchio lo costringe a guardare il resto del campionato dalla poltrona di casa, per poi tornare al top della condizione in vista del National. Reed, dopo avere vinto il suo secondo titolo indoor, diserta la stagione del National lasciando a Stewart campo aperto. Un campo che la Kawasaki #7 si prende nella sua totalità, vincendo tutte le manche come fatto da Carmichael nel 2002 e nel 2004. “Bubba” si presenta quindi come la punta di diamante della squadra statunitense al Nazioni di Donington: domina entrambe le gare ma nella seconda cade a pochi minuti dal termine, impiegando diverso tempo per far ripartire la moto; poco male, perché il suo 23° posto viene scartato e gli USA trionfano nella classifica finale per la quarta volta di fila.

2009

Stewart, dunque, è riuscito a conquistare tutti i titoli americani in sella alla Kawasaki e per il 2009 firma un contratto con il team L&M Yamaha, una scuderia non ufficiale. Se la rivalità con Carmichael era sempre stata segnata dal rispetto reciproco, quella con Reed ha invece avuto una componente più “fisica”, dettata probabilmente anche dal fatto che si tratta di due piloti appartenenti alla stessa generazione: il 2009 segna l’esplosione definitiva di questo scontro.

Reed è il campione in carica e ha interrotto a sua volta un rapporto di lungo corso, quello con Yamaha, per stabilirsi in Suzuki. Sia Chad che James, quindi, affrontano una nuova sfida da zero. Ad Anaheim è già duello e si verifica subito il primo incidente: in uscita da una curva a sinistra, “Bubba” sbaglia una marcia e Reed frana addosso alla Yamaha #7; entrambi a terra, vince Joshua Grant mentre Reed è terzo e Stewart è costretto al ritiro.

L’incidente di Anaheim-1 tra Stewart e Reed: primo atto di un campionato infuocato

Stewart inanella dunque una serie di sette vittorie consecutive, con Reed sempre secondo, e a San Diego passa in testa al campionato. Commette però tre errori importanti a Indianapolis, Daytona e Saint Louis, con Reed che vince in tutte e tre le occasioni: particolarmente clamorosa la caduta alla prima curva in Florida, che coinvolge diversi piloti e impedisce a Stewart di andare oltre un settimo posto. Dopo Saint Louis, Reed è a +11 ma non può ancora permettersi di arrivare sempre dietro all’avversario. “Bubba” conquista anche Toronto ma c’è la sensazione che debba ancora succedere qualcosa. Il duello che segna la stagione si verifica a Jacksonville.

Il duello di Jacksonville: Stewart infligge un colpo ben assestato sul campionato 2009

La classifica si rovescia definitivamente a Seattle, nella sera del primo successo di Ryan Villopoto in 450cc. Reed resta coinvolto in una caduta al via con Tyler Bowers, Stewart è secondo e passa a +3. “Bubba” vince quindi a Salt Lake City e nella finalissima di Las Vegas può limitarsi a controllare Reed per potersi fregiare del suo secondo titolo AMA, il terzo iridato, per appena quattro punti. Il suo 2009 si conclude così, poiché Stewart decide di non difendere il suo titolo nel National.

2010

A Villopoto, che già nel 2009 ha fatto vedere ottime cose al suo debutto in 450cc, nel 2010 si aggiunge anche Ryan Dungey, altro pilota che in 250cc ha impressionato nelle annate precedenti. Un importante movimento di mercato riguarda ancora una volta Reed, che dopo otto anni torna in Kawasaki. La stagione del Supercross parte però nel segno di Stewart, che torna a vincere Anaheim-1 dopo tre anni. Passa appena una settimana e a Phoenix va in scena l’ennesimo capitolo della rivalità tra “Bubba” e Reed: un altro incidente, che questa volta va a segnare fisicamente l’incolpevole Stewart.

L’ennesimo scontro…

Lo scafoide della mano destra è rotto, Stewart decide di correrci su ad Anaheim-2 arrivando terzo ma ben presto si rende conto che non è possibile proseguire oltre. Si affida dunque alle cure di Arthur Ting, lo stesso dottore che operò Michael Doohan dopo l’incidente di Jerez 1999, e torna nel National per una sola gara a Unadilla, chiudendo la prima manche al terzo posto e ritirandosi nella seconda.

2011

L’infortunio di Phoenix 2010 segna un colpo molto duro nella carriera di Stewart, che torna a gareggiare nel 2011 pur non essendo evidentemente al top della forma. Vince cinque gare nel Supercross, tra cui la 100esima assoluta in carriera sempre a Phoenix, ma incappa anche in una lunga serie di incidenti e serate problematiche che lo tengono lontano dalla lotta per il titolo. C’è spazio anche per un altro duello con incidente insieme a Reed, stavolta ad Atlanta, mentre a Daytona è vittima di un rovinoso capottamento mentre sta dominando il main event. La sua stagione si conclude con un’altra brutta caduta a Las Vegas, poiché Stewart decide nuovamente di disertare il National.

Il duello e l’incidente di Atlanta 2011 ripresi dagli spalti del Georgia Dome
A Daytona, Stewart ha oltre sei secondi di vantaggio su tutti gli avversari dopo appena tre giri e la sua guida non è quella di un essere umano. Poi succede questo…

2012

Il 2012 prosegue sulla stessa falsariga. Le vittorie nel Supercross sono appena due e gli incidenti molti di più, segno di qualcosa che effettivamente si è “rotto” nella fiducia di Stewart. 24 ore dopo il main event di Las Vegas, “Bubba” chiude con Yamaha e nel giro di altre 24 ore è già sotto contratto con Suzuki per correre il National. Domina in lungo e in largo sia a Hangtown che a Wortham ma a Thunder Valley cade nella prima manche e si frattura nuovamente il polso destro; ancora una volta decidere di andare oltre il dolore ma dopo l’eroico podio di Red Bud opta per un nuovo stop.

Thunder Valley 2012: l’incubo sembrava finito…

2013

Il 2013 inizia con il piede sbagliato, poiché già all’apertura di Anaheim si presenta con un ginocchio in condizioni non ottimali. Vince ad Atlanta e conquista tre podi ma rimedia un terzo infortunio al polso a Minneapolis cadendo sia nella batteria eliminatoria che nel main event. Nel National deve quindi limitarsi al semplice suolo di spettatore del duello tra Villopoto e Dungey, vincendo solo a Spring Creek prima di un nuovo infortunio, questa volta alla schiena, rimediato nella prima manche di Tooele. La stagione si conclude con la vittoria nella Monster Energy Cup di Las Vegas, grazie ai successi nelle ultime due frazioni dopo l’ottavo posto della prima.

2014

Pur tra prestazioni altalenanti, nel 2014 Stewart riesce finalmente a ritagliarsi un suo spazio nel Supercross. Vince cinque main event e solo un doppio ritiro tra East Rutherford e Las Vegas gli impedisce di concludere al secondo posto nella classifica di campionato. A Saint Louis, il 29 marzo, vince la sua 50esima e ultima gara nella classe regina del Supercross, stabilendosi al secondo posto all-times alle spalle di Jeremy McGrath.

Anche nel National prosegue a corrente alternata, con giornate difficili alternate a prestazioni dominanti come la doppietta di Mount Morris. Tre giorni dopo la vittoria in Pennsylvania, la 116esima e ultima in carriera, arriva però un’altra tegola: la FIM notifica a Stewart la positività al controllo anti-doping effettuato il 12 aprile a Seattle, comminandogli una squalifica di 16 mesi. “Bubba” non ha presentato infatti la richiesta di esenzione per l’uso terapeutico di Adderall, farmaco di cui ha sempre avuto regolare prescrizione medica. Dopo avere corso ancora per qualche mese da “sospeso”, il 16 dicembre viene definitivamente squalificato.

2015-2016

Torna alle gare nella Monster Energy Cup 2015, cadendo nella prima finale e disertando le altre due. Si presenta dunque al via del Supercross 2016 da assoluta mina vagante e con una preparazione fisica tutta da affinare, ma nelle primissime fasi del main event di Anaheim-1 viene abbattuto da Ryan Dungey, rimediando una commozione cerebrale. Partecipa ad altri eventi sporadici durante l’anno, tra Supercross e National, senza mai ottenere risultati di rilievo.

L’incidente di Anaheim 2016 dalla helmet cam

Stewart corre la sua ultima gara a Washougal il 23 luglio 2016, anche se il ritiro ufficiale arriva solo il 17 maggio 2019 tramite una lunga intervista.

Uno dei piloti capaci di rivoluzionare il motocross, con uno stile di guida selvaggio e inimitabile. Il “Bubba Scrub” è entrato nell’enciclopedia di questo sport, le sue vittorie occupano tuttora l’immaginario collettivo degli appassionati, i suoi duelli con Carmichael e Reed hanno segnato l’ultimo decennio del motocross americano e mondiale. Un pilota che avrebbe potuto vincere anche più di così se solo avesse avuto una “base” psicologica più forte, diventando a tutti gli effetti il migliore di sempre. Ma per alcuni, per molti di quelli che lo hanno visto correre, James Stewart junior occupa ugualmente quel ruolo e lo occuperà per sempre. Incontrastato.

L’intervista in cui “Bubba” annuncia il suo ritiro definitivo

Immagini: RacerX, Red Bull

MONOPOSTO by SAURO

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James "Bubba" Stewart, l'uomo più veloce del pianeta 15
Federico Benedusi
From Ostiglia, provincia di Mantova. Aspirante giornalista e appassionato di sport sin da bambino. Tante, forse troppe le categorie di motorsport che seguo, ma il mio sempre crescente desiderio di conoscere mi impone questo...

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