#iorestoacasa. Un’opportunità, non un obbligo

#iorestoacasa. Un’opportunità, non un obbligo

Le mura di casa sono quelle che ci accolgono alla fine di un viaggio, di una giornata di lavoro. Sono quelle che ci fanno sentire al sicuro, quelle all’interno delle quali ci sentiamo più liberi di essere noi stessi.

Pensiamoci: restare a casa, in queste settimane di emergenza dovuta all’espansione del Coronavirus, non può essere solo un obbligo, un’imposizione di chi ci governa. Restare a casa può essere, deve essere, anche un’opportunità.

Pensiamo a quante volte, costretti davvero in giro da questo o quell’impegno, vorremmo invece essere proprio tra quelle mura a leggere un libro, guardare quella serie TV che non riusciamo mai a finire, semplicemente oziare sul divano con il nostro gatto che ci fa le fusa addosso. Ecco perché sentirsi costretti a casa è un controsenso. Non dovremmo viverlo come un obbligo, ma come una vacanza – termine un po’ forte, certo – dalla frenesia di tutti i giorni.

Abbiamo l’opportunità di fermarci, riflettere sulla nostra vita e prenderci del tempo per noi stessi, per fare quelle cose che lasciamo spesso in secondo piano. Abbiamo il tempo per parlare con chi sentiamo poco, sia questo un amico, un parente: in questo, la tecnologia è sicuramente dalla nostra e dobbiamo ritenerci più che fortunati. Questa emergenza è anche un’opportunità per capire le potenzialità vere del web, quelle che possono farci sentire meno soli e più vicini a chi non possiamo avere a portata di abbraccio.

Il giorno in cui tutto questo sarà finito saremo inevitabilmente diversi. Migliori. Avremo capito che non bisogna dare tutto per scontato e che, nella maggior parte dei casi, siamo tutti straordinariamente fortunati, supportati, privilegiati.

Per far sì che quel giorno arrivi, però, dobbiamo impegnarci tutti a stare a casa; senza viverla come una punizione ma come una pausa, giorni a disposizione per essere più noi stessi e meno ciò che la vita ci ha resi.

Con un pensiero a chiunque, là fuori, tutto questo discorso non potrà farlo suo anche se volesse, perché obbligato davvero a fare qualcosa, di straordinario: salvare chi sta combattendo la propria battaglia con questo virus, chi più ha bisogno in questo momento di cure.

Pensate a loro: ammalati, medici, infermieri, scienziati. E state a casa. Fate, facciamo, un favore a voi, a loro, a tutti noi.


#iorestoacasa

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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