Intervista esclusiva a Ronni Sala, CEO di BirelART: “Tutto è nato con la passione di mio nonno e di suo fratello. Veder guidare Kubica era speciale”

Di: Daniele Botticelli
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Pubblicato il 16 Aprile 2026 - 14:00
Tempo di lettura: 9 minuti
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Intervista esclusiva a Ronni Sala, CEO di BirelART: “Tutto è nato con la passione di mio nonno e di suo fratello. Veder guidare Kubica era speciale”

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p300.it ha avuto l’occasione di intervistare Ronni Sala, a capo di uno dei più importanti team presenti nel mondo del karting con oltre 60 anni di storia, dal quale sono passati tantissimi piloti affermatisi poi ad alti livelli.

Ronni Sala è una delle personalità di punta nel mondo del karting in quanto CEO di BirelART, uno dei marchi di punta del panorama kartistico internazionale con oltre 60 anni di storia e fondato da Umberto Sala, nonno di Ronni. Nato nel 1972 ed ex pilota di moto, nel 1994 Ronni entra nel team di famiglia e lo guida verso il successo internazionale, vincendo svariati titoli e lanciando molti piloti che si sono poi affermati ai più alti livelli del motorsport mondiale. p300.it ha avuto l’occasione di intervistarlo, raccontandoci diversi aspetti della sua carriera, della storia del gruppo Birel e di tanti aspetti che caratterizzano il mondo del karting. Buona lettura!

Ciao Ronni, grazie mille per essere qui con noi! La prima domanda che vorrei farti riguarda gli inizi della vostra attività come Birel: come è nato il progetto? Da dove è nata l’idea di fondare il team nell’ormai lontano 1959, in un periodo storico dove il mondo del karting era agli albori? 

“Tutto è nato con la passione di mio nonno e di suo fratello. Grandi lavoratori, avevano dato vita a diverse attività di successo a Lissone, tra la produzione di biciclette e quella di strutture per il mobilio. La vera passione di entrambi era però motorsport: entrambi, infatti, a più riprese nel corso degli anni avevano corso in moto e in macchina. Entrati in contatto con i primi kart, uno dei quali acquistato dall’America, bastarono pochi giri perché quella passione si unisse alla loro anima di fabbri, portandoli a costruire i primi kart”.

In che momento avete avuto la consapevolezza che ciò che stavate facendo fosse la ricetta giusta per affermarvi come team di riferimento nel mondo del karting? 

“Credo che si possa dire con buona certezza che nel momento in cui questo è successo io non fossi ancora neppure nato. I costruttori inizialmente erano pochi e quell’attività che era iniziata un po’ per gioco è diventata presto una passione grazie al grande successo che il mezzo riscuoteva. Un business piccolo, ma che è stato da subito capace di ottenere buoni risultati, ai quali si sono affiancati i successi sportivi. Tutto questo ha fatto sì che Birel diventasse un punto di riferimento e una delle chiavi è senza dubbio stata l’essere dei pionieri di questo sport, nato per divertimento negli USA e diventato in Italia e in Europa un ambito professionale. Non è un caso che oggi i costruttori più importanti siano tutti italiani”.

Cosa ti ha spinto in seguito ad entrare nel team di famiglia e a continuare a portare avanti il successo della squadra? Puoi raccontarci i tuoi inizi all’interno di Birel? 

“Sono nato in un contesto di pura passione per i motori, nessun’altro sport era seguito in famiglia. A 5 anni mi hanno messo sulla prima moto e a 7 sul primo kart: con queste premesse non poteva che sbocciare una grande passione per il motorsport. A 20 anni ho subito iniziato a lavorare in azienda come disegnatore tecnico, iniziando un percorso che step dopo step mi ha visto affrontare tutti gli ambiti della gestione aziendale, fino a che nel 1994 ho rimesso in sesto il reparto corse, che mio padre aveva dato in gestione a terzi. Ero convinto che il team ufficiale fosse il vero biglietto da visita della Birel e vedere risultati non di livello mi lasciava insoddisfatto, ecco perché ho deciso di profondere il mio impegno in quell’ambito. Da quel momento in avanti le gare hanno occupato tanto del mio tempo, ma non ho mai tralasciato lo sviluppo tecnico del resto dell’azienda e dei kart (dalla produzione alla vendita). Molto del successo del marchio poi è passato dai tanti responsabili di alto livello che anno dopo anno sono entrati a far parte di ogni reparto”.

Nel corso della storia Birel ha prodotto tantissimi modelli di kart che hanno inevitabilmente fatto la storia di questo sport. Quali sono i modelli, secondo te, riusciti meglio e che i piloti hanno trovato più piacevoli da guidare?  

“Anche in questo caso gli anni ’90 sono stati un momento molto importante, con la nascita della Serie R a ‘culla corta’ che ci ha permesso di conquistare diversi titoli europei e mondiali. Con il proseguire degli anni poi, la serie R32 ci ha dato grandi soddisfazioni”.

L’R 30, lanciato da Birel verso la fine degli anni ’90 (Credit foto: birelart.com)

Come lavora una struttura come la vostra da questo punto di vista per soddisfare le varie e progressive evoluzioni tecniche e regolamentari? 

“Uno degli aspetti cruciali è lo sviluppo continuo dei materiali, degli accessori e soprattutto delle tecniche produttive, e la loro evoluzione in base ai regolamenti tecnici. Va detto che quello del karting non è un mondo nel quale da un anno con l’altro (o di tre anni in tre anni, seguendo i cicli omologativi, si vivono delle rivoluzioni, ma è importante fare sviluppo tecnico seguendo il perimetro delle linee guida regolamentari attraverso un processo costante. I cambiamenti più importanti e repentini solitamente riguardando le soluzioni di sicurezza, mentre per il resto si riesce a sviluppare il prodotto con buona linearità e programmazione”.

Quali pensi siano i principali pregi dei vostri telai? 

“Senza dubbio il livello qualitativo del loro ciclo produttivo, che per noi è un elemento essenziale. I nostri 50 anni di storia e l’attitudine alla ricerca e sviluppo sono la certificazione di lavorazioni ben strutturate e curate in ogni dettaglio. L’altro elemento di spicco è la versatilità di utilizzo con diverse motorizzazioni, e pneumatici in base alle categorie”.

Un tema sempre attuale nel mondo del motorsport riguarda le spese che i piloti devono affrontare per gareggiare ad alti livelli già nel karting: a tal proposito, come vedi il futuro del karting, dato l’aumento generale dei prezzi? 

“Fortunatamente, nonostante l’aumento complessivo dei costi, ad oggi il karting non ha subito particolari scossoni, anzi. Si nota un costante aumento sia dei piloti che degli appassionati che in generale è indicativa di un ottimo stato di salute del movimento a livello globale. Non c’è dubbio però che anche il karting, come tutte le discipline del motorsport, non siano accessibili a tutti e che serva una disponibilità economica rilevante per poter affrontare le competizioni”.

In passato sei stato anche tu un pilota di moto; c’è qualcosa della tua esperienza in pista che hai successivamente portato nel tuo ruolo attuale e che credi abbia influito sui successi della squadra? 

“Sicuramente l’esperienza da pilota ti permette di capire quelle dinamiche di interazione tra pilota e membri del team che sono fondamentali per avere successo. Si tratta sempre di armonizzare due punti di vista differenti e di trovare la chiave per parlare una lingua comune. Il pilota ha esigenze specifiche che la parte tecnica che lavora con lui deve capire e viceversa. È proprio grazie a questa esperienza maturata in pista che quei piloti portati per il lato manageriale del motorsport hanno grande facilità nella gestione di un team o di specifici settori dei team”.

Tra i tantissimi piloti passati per Birel ci sono stati anche alcuni in grado poi di scrivere importanti pagine nel motorsport internazionale come Keke Rosberg, Mika Hakkinen, Ronnie Quintarelli e poi Robert Kubica e George Russell dal nuovo millennio ad oggi. Vedendoli in azione nel karting, ti aspettavi che avrebbero poi fatto così tanta strada?  

“Senza dubbio tutti questi grandi nomi hanno mostrato fin da subito il loro talento ed è stato chiaro fin da subito che sarebbero arrivati molto in alto. Tra tutti, quello che più mi ha impressionato fin dai primi giri è stato proprio Robert Kubica: vederlo guidare era speciale, aveva quelle qualità che si vedono raramente in un pilota. Sembrerà paradossale, ma oggi è più difficile che un pilota mi impressioni in quel modo, forse anche a causa dell’età dei piloti, che si è abbassata moltissimo”.

Ronni Sala insieme a Ronnie Quintarelli in una foto del 2017 (credit: Facebook / Ronni Sala)

C’è stato anche qualche altro pilota passato in Birel che, secondo te, avrebbe potuto avere una carriera migliore? 

“Jack Harvey sicuramente, ma anche Marco Wittmann, entrambi avevano qualità straordinarie. Pensando ai piloti però mi piace guardare anche a quelli cresciuti con noi in anni recenti che stanno ancora correndo verso il loro futuro, come Freddie Slater e Martinius Stenshorne, anche loro dotatissimi e senza dubbio in grado di puntare alle vette più alte del motorsport”.

La vostra storia vi ha visto anche come semplici costruttori nel corso degli anni ‘80 per poi tornare successivamente a tempo pieno come team. Da dove è scattata la volontà di ripristinare e rilanciare il team? 

“Fu una mia precisa volontà, nata nel 1993 durante una trasferta per il mondiale 125 in Polonia. In pista vedevo gli altri costruttori andare molto bene con le loro squadre ufficiali, mentre i kart Birel erano dati in gestione a piccoli team satellite, senza immagine e senza struttura. Tornato da quel mondiale non avevo dubbi: i nostri kart meritavano una cura e una rilevanza completamente differente ed era quindi arrivato il momento di rimettere in piedi il racing team ufficiale. Il primo step è stato allestire un truck di alto livello, che ancora oggi, dopo diversi riammodernamenti, fa parte della nostra flotta. Poi, passo dopo passo è andata costruendosi la storia di questo meraviglioso team, che è il nostro biglietto da visita e che ancora oggi mi fa girare il mondo ogni week end”.

Il nome di Birel è associato ad un colosso nel mondo delle categorie propedeutiche come ART Grand Prix dal 2014. Oltre a questo, a partire dal 2025 siete entrai a far parte del gruppo Korus: cos’è cambiato per voi con questi due step e quali benefici hanno portato a tutta la vostra struttura? 

“Il primo step con ART è nato con la partnership strutturata insieme a Nicolas Todt e Frederic Vasseur, che ci ha permesso di unire due marchi davvero importanti del motorsport, dando un forte impulso di crescita sia a Birel che ad ART. Dalle capacità di entrambe le realtà sono nate nel corso degli anni sono nate moltissime iniziative di rilievo, che hanno sicuramente aiutato i piloti nel loro percorso di crescita e delle quali andiamo molto orgogliosi, così come siamo orgogliosi di essere oggi parte di un progetto imprenditoriale italiano di altissimo livello come quello impostato dal gruppo Korus. Un’iniziativa che ha dato forma a un ecosistema motorsport che non esisteva prima e che ci permette di offrire ai piloti un percorso completo, dal kart fino alle vetture formula e oltre fino alle ruote coperte”.

Hiltbrand Pedro, KZ, E, BIREL ART / TM / LECONT, Birel Art Racing, Champions of the Future, FRANCIACORTA, International Race, © KSP Reportages

Ogni anno il vostro team presenta piloti di alto livello sempre in grado di fare risultati. Quali sono i criteri coi quali scegliete un pilota ufficiale? 

“Cerchiamo sempre di trovare i piloti più completi, capaci di raggiungere risultati di alto livello e di farlo seguendo i valori della cultura Birel. È importante unire il talento allo spirito di squadra e in questo senso riusciamo sempre ad ottenere grandi risultati nella costruzione di un gruppo affiatato, che lavora bene insieme e cresce in pista e fuori. È bello vedere come tutti i piloti che crescono con noi rimangano fortemente legati al team e al brand, cerchiamo di essere una famiglia e di creare un sistema dentro al quale stare bene”.

Oltre al karting, negli ultimi anni abbiamo visto diversi piloti debuttare in monoposto provenendo dal mondo del simracing invece del “classico” percorso in kart. Pensi che il simracing possa essere un rivale al karting per la formazione dei piloti? 

“Sono abbastanza certo che non sia possibile. Può sicuramente essere d’aiuto in alcuni aspetti, ma quell’esperienza e quella formazione che si fanno sul kart e in generale in un paddock sono insostituibili”.

Un’ultima domanda: quali sono i progetti futuri per BirelArt? 

“Abbiamo tantissimi progetti che stanno nascendo o si stanno sviluppando, ma il primo obiettivo è sempre quello di confermarci e crescere, oggi non solo come Birel ma come gruppo Korus. Vogliamo continuare ad essere alfieri di quell’italianità nel motorsport che ci ha già reso leader di settore e che ci permette, grazie al know-how, alle capacità produttive e alle sinergie di gruppo di fare innovazione nel karting e nel motorsport in generale”.

Ringraziamo Ronni Sala per la sua disponibilità nel rispondere alle nostre domande ed il gruppo Korus per averci fornito questa opportunità.

Immagini: BirelART & Facebook / Ronni Sala

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