Intervista a Doug Chandler: “Cagiva la moto migliore che ho guidato”

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Doug Chandler è uno dei piloti più rappresentativi della classe 500cc nei primi anni ’90. Classe 1965, originario di Salinas, Chandler ha legato la sua carriera ai successi nell’AMA Superbike e alle sue stagioni nel Motomondiale dove ha guidato per Yamaha, Suzuki e Cagiva. Con il marchio italiano, così come con quello di Hamamatsu, Chandler ha raccolto diversi podi nella classe regina. In questa intervista che gentilmente ha concesso a P300.it, l’americano ha raccontato la sua esperienza nel Circus.

Doug, qual è il primo pensiero che ti viene in mente quando ripensi al tuo periodo nel motomondiale?
“Sono ancora grato di aver corso per tre diverse Case e di aver guidato alcune tra le moto più belle del tempo. Il mio sogno da bambino si è avverato”.

Quali sono i piloti che più ti hanno impressionato nella tua carriera e se ci puoi parlare di Rainey, che tra l’altro è il nome con cui hai chiamato tua figlia.
“Wayne, Freddie Spencer e Kenny Roberts sono i piloti che ho ammirato maggiormente. Mi sono allenato nel ranch di Kenny insieme ad altri top drivers e anche insieme a Spencer. Lui mi ha aiutato anche con la squadra di dirt track con cui stavo correndo. Rainey è stato il pilota con cui ho imparato a guidare una 500cc. Mi ha insegnato come leggere i dati e ad essere in grado di riportarli ai tecnici per migliorare la mia guida e la moto. Trovare il setup giusto era la cosa più importante da imparare, perché per lui era davvero fondamentale”.

La Suzuki è tornata a vincere il titolo dopo 20 anni, cosa ricordi del tuo periodo con loro?
“È stato un onore correre con loro e lì ho capito che qualsiasi richiesta io avessi fatto, loro mi avrebbero accontentato. Gli ingegneri seguivano la direzione che noi, insieme a Schwantz, davamo. Sento di essere anche io, in parte, coinvolto nel mondiale vinto da Kevin nel 1993, perché nel 1992 abbiamo lavorato davvero tanto per rendere la Suzuki una moto capace di vincere”.

Yamaha, Suzuki e Cagiva. Tra queste tre qual è stata la moto migliore che hai guidato?
“Chiaramente tutte, ma la Cagiva è stata la mia ultima moto e i ragazzi avevano davvero lavorato tanto per renderla veloce. L’iniezione elettronica, le sospensioni elettroniche, telai in carbonio, forcelloni in carbonio. Era la cosa più bella che io avessi mai visto, ma durante i test la moto non dava sempre un buon feeling durante la guida. Avevamo davvero provato tante cose”.

Che tipo di moto era la Cagiva C594 del 1994?
“Era davvero una bellissima moto da vedere e guidare. Avevamo sviluppato l’iniezione e usavamo telai, forcelle, forcelloni e cerchi in carbonio. Avevamo anche una specie di ammortizzatore elettronico e stavamo lavorando su un sistema di scarico regolabile, capace di spostare le marmitte avanti e indietro per avere un motore più efficace sia ai regimi più bassi, come coppia, che a quelli più alti, come potenza. Svolgemmo molti test in galleria del vento e riuscimmo a ridurre tantissimo la resistenza della moto, avremmo quasi dovuto pensare a delle pinne sulla parte anteriore per dare più pressione all’avantreno.

Era un bel gruppo con cui lavorare e mi sarebbe piaciuto andare avanti, come successo con Suzuki dopo il 1992. La Cagiva era una moto molto buona, Kocinski riuscì a dimostrarlo con qualche vittoria e anche io volevo tanto portarla al successo, ma sono stato sfortunato in qualche gara quando mi trovavo nelle prime posizioni”.

Che rapporto avevi con Giacomo Agostini?
“Agostini è una grande persona, non lo conoscevo come Kenny ma ho sempre rispettato i piloti di epoche precedenti. Ho sempre pensato che piloti del genere potessero essere d’aiuto nel loro esserci, anche solo per avere fatto quello che hanno fatto. Le moto erano differenti rispetto alla loro epoca, ma l’avere a che fare con piloti e piste resta sempre la stessa cosa”.

Hai qualche rimpianto della tua esperienza in 500cc?
“Assolutamente no, sono grato per le possibilità che ho avuto”.

Vedi qualcosa di simile tra la MotoGP di oggi e l’epoca che tu hai vissuto in 500cc?
“Sinceramente non tanto, perché oggi c’è troppa elettronica. Mi piaceva vedere le ruote posteriori fumare. Senza l’elettronica attuale non ci sarebbero tanti piloti in grado di guidare le MotoGP attuali, che hanno più potenza delle nostre 500cc”.

Ringraziamo Doug Chandler per l’intervista!

Immagine: Wikimedia Commons

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Andrea Ettori
Vivo a Mirandola, e sono un grande appassionato di sport. Jenson Button è il mio idolo, e il Milan la mia squadra del cuore. Sono una persona positiva, e vedo sempre il bicchiere mezzo pieno in ogni situazione. #StayPositive #ForzaEmilia

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