Indycar | St. Louis 500 2021: La cronaca e le classifiche

A seguire la cronaca e le classifiche della 500 km di St. Louis 2021, vinta da Josef Newgarden davanti a Patricio O’Ward e Will Power

La cronaca

Will Power parte dalla pole position con Colton Herta al suo fianco mentre Josef Newgarden e Simon Pagenaud si schierano in seconda fila, Patricio O’Ward e Marcus Ericsson in terza.

Al via Newgarden prova subito ad attaccare Herta per la seconda posizione, ma il pilota del team Andretti si difende e all’inizio del secondo giro infila Will Power all’interno di Curva 1; dietro a loro Ericsson passa O’Ward mentre Ryan Hunter-Reay e Alexander Rossi mantengono la settima e l’ottava posizione.

La prima caution arriva dopo un solo minuto di gara: alla fine del secondo giro Ed Jones si porta verso l’interno per difendersi dall’attacco di Graham Rahal, le due macchine impostano Curva 1 affiancate e a centro curva si toccano sbattendo contro le barriere. Jones si ritira immediatamente, Rahal prova a riportare la macchina in corsia box ma, dopo alcuni minuti di riparazioni ed un paio di tornate di check-up, è costretto a fermarsi definitivamente.

Alla fine del Giro 11 tutto è pronto per la ripartenza, ma proprio in questo frangente Dalton Kellett viene tamponato da Ed Carpenter nel rettilineo opposto a quello dei box. La toccata è innocua, ma il canadese si intraversa e le operazioni di ripartenza devono essere rimandate di qualche tornata.

All’inizio del Giro 16 si può finalmente ripartire con Herta al comando davanti a Power, Newgarden, Pagenaud, Ericsson, O’Ward. Sorprende la gara di Palou che, grazie agli errori altrui e ad un’ottima partenza, riparte dalla tredicesima posizione dopo essere scattato dalla 21esima casella sullo schieramento. Discorso simile vale per Rinus VeeKay, risalito dal 23esimo al 16esimo posto.

Alla ripartenza Pagenaud rompe subito gli indugi e attacca immediatamente Newgarden, ma all’ingresso di Curva 1 il baffo anteriore destro della #22 tocca la ruota posteriore sinistra della #2; chi ha la peggio è proprio il francese, che prima piega il profilo alare e poi, dopo un’ulteriore toccata con Rossi, lo perde definitivamente. Il pezzo rimane in pista e la direzione gara è costretta a richiamare la pace car, mentre Pagenaud si ferma ai box per sostituire il musetto perdendo così un giro; oltre a lui, si fermano anche Bourdais e Carpenter per un rapido rabbocco di carburante.

Alla fine del Giro 21 si può ripartire, ma l’impianto elettrico del circuito di St. Louis non è d’accordo: mentre il direttore di gara sventola bandiera verde, le luci di segnalazione a bordo pista continuano a lampeggiare in giallo e pertanto è necessario sospendere nuovamente la competizione.

La bandiera verde arriva all’inizio del Giro 27 e finalmente stavolta tutto fila liscio: Herta tiene la prima posizione davanti a Power e Newgarden, mentre Rossi (che in precedenza aveva scavalcato Hunter-Reay e O’Ward) si prende la quarta posizione ai danni di Ericsson. Più indietro, VeeKay è autore di una ripartenza eccezionale che gli permette di risalire dalla 14esima alla decima posizione.

Terminata la tipica confusione dei giri post-bandiera verde, la situazione si stabiizza un po’ e tutti procedono in fila indiana con l’obiettivo di consumare meno carburante possibile. Solo verso il 50esimo giro Herta inizia ad allungare nei confronti di Power, portando il suo vantaggio sopra al secondo e mezzo; tutti gli altri mantengono pochi decimi di distacco l’uno dall’altro.

Al Giro 56 arriva la quarta caution: Ed Carpenter perde il controllo della vettura al centro di Curva 3-4 e va a sbattere contro le barriere esterne; gara finita per lui, mentre la safety car deve tornare in pista.

Mancando pochi giri all’apertura “ufficiale” della finestra per il rifornimento, quasi tutti ne approfittano per rientrare ai box per la prima sosta. Il primo ad uscire dalla pit lane è Josef Newgarden, che grazie allo straordinario lavoro dei suoi meccanici prende il comando della gara davanti a Power e a Herta, che scivola dal primo al terzo posto; seguono Ericsson, Rossi, O’Ward, Hunter-Reay, Dixon, Palou e VeeKay. Davanti a tutti in realtà c’è Bourdais, l’unico tra i piloti a pieni giri a non essersi fermato.

Al Giro 65 si riparte e, come già accaduto altre volte durante la serata, si verifica subito un incidente. In quest’occasione, tuttavia, la portata dell’incidente è enorme: VeeKay prova un attacco all’interno di Palou, ma allarga troppo la traiettoria e centra lo spagnolo; la monoposto #10 si intraversa e tocca la #9 del suo compagno di squadra, che a sua volta perde il controllo della vettura.

Tutti e tre sbattono contro il muro: Palou e VeeKay scendono immediatamente dalle rispettive macchine mentre Dixon tenta disperatamente di riportare ai box la sua vettura, sulla quale però si è salvato ben poco. La sua crew prova ad effettuare delle riparazioni “al volo”, ma i danni sono ingenti e la macchina viene riportata dentro al garage. Il neozelandese ripartirà con un’ottantina di giri di ritardo dopo una sosta durata 45 minuti nella speranza (vana) di poter approfittare di qualche ritiro altrui.

Si riparte all’inizio del Giro 77 con Newgarden che è tornato al comando dopo la sosta di Bourdais e che, al momento dell’esposizione della bandiera verde, precede Power, Herta e Rossi; quest’ultimo è scatenato e, nell’arco di un paio di tornate, attacca prima Herta e poi Power portandosi in seconda posizione.

A centro gruppo tra l’83esimo e il 92esimo giro si consuma la grande rimonta di Romain Grosjean, unico pilota all’attacco in una gara in cui tutti i piloti sembrano pensare soprattutto a risparmiare gomme e carburante. In una decina di giri il francese sale dal 14esimo al nono posto scavalcando nell’ordine Kanaan, Kellett, Daly, Harvey e McLaughlin.

La rimonta del francese si infrange solo contro Hunter-Reay, che gli tiene testa in modo più coriaceo bloccandolo in nona posizione.

Dopo una dozzina di giri di stasi a seguito della ripartenza, anche in cima alla gara iniziano a cambiare le posizioni: al Giro 92 O’Ward passa Ericsson per la quinta posizione mentre tra il Giro 107 e il 108 Power viene passato prima da Herta e poi dallo stesso O’Ward. Il doppio attacco di questi due viene agevolato anche dal fatto che l’australiano ha un ritmo gara più elevato rispetto a quello dei primi due, tanto che al traguardo del 100esimo giro sono ben 4 i secondi che separano la coppia Newgarden-Rossi da Power.

Il sorpasso nei confronti della #12 permette a Herta e O’Ward di innalzare il ritmo e di riaccorciare le distanze nei confronti dei primi due.

Al Giro 111 Hunter-Reay è il primo a fermarsi per il secondo rifornimento, ma la sua è una sosta isolata: fatta eccezione per Grosjean, che a sua volta si ferma in anticipo al Giro 124, tutti gli altri piloti di testa non rientrano prima del Giro 130, riportandosi in linea con la strategia a tre soste.

I primi a fermarsi sono Rossi ed Ericsson (Giro 131) seguiti da O’Ward (Giro 132), Newgarden, Herta e Power (Giro 133). Al termine dei pit stop, la classifica è identica a quella dei giri precedenti: Newgarden è al comando davanti a Rossi, Herta e O’Ward; chi ha perso terreno è Power, scivolato alle spalle di Sato, Hunter-Reay ed Ericsson.

Anche Grosjean, scivolato dal nono all’undicesimo posto, ha perso un po’ di terreno, ma nel suo caso è stato fatale un lungo in Curva 1-2 che gli ha fatto perdere qualche secondo di troppo.

Al termine del giro di pit stop la classifica vede qualche altro cambiamento: Herta passa prima Rossi (Giro 137) e poi Newgarden (Giro 139), portandosi così al comando della gara. L’altra monoposto di testa del team Andretti, quella di Rossi, incontra invece qualche difficoltà e nel volgere di un paio di tornate viene passata prima da O’Ward e poi da Sato, che risale così al quarto posto.

Per una quarantina di giri la gara procede senza grosse emozioni: l’unico brivido arriva, ancora una volta, da Romain Grosjean, che ancora una volta arriva largo in Curva 1-2 perdendo tre posizioni.

Al Giro 184 Colton Herta entra ai box: è una sosta strana, molto in anticipo sul previsto, ma dopo cambio gomme e rifornimento riparte. È però chiaro che c’è qualcosa che non va: all’uscita della pit lane il californiano non accelera, anzi, prosegue lentamente e dopo poche centinaia di metri imbocca nuovamente la corsia dei box e scende dalla sua vettura. Il cedimento del semiasse costringe al ritiro il pilota del team Andretti, che deve così rinunciare ad una possibile vittoria.

L’ultimo turno di pit stop viene aperto da Rossi al Giro 197, imitato dopo una tornata da Newgarden, O’Ward e Power. All’inizio del Giro 200 Rossi va largo in Curva 1, finisce sullo sporco e parte per la tangente, toccando violentemente le barriere esterne con la ruota anteriore destra; la sospensione si piega, Rossi rientra lentamente ai box e la direzione gara chiama in pista la safety car per la sesta volta.

Il maggior beneficiario di questa caution è sicuramente Sebastien Bourdais: il francese era stato uno dei pochi a non essere ancora rientrato ai box e per questo motivo si trovava al comando con solamente altri sei piloti a pieni giri. L’arrivo della caution consente a lui, a Sato e a Hunter-Reay (che si erano fermati troppo in anticipo per poter arrivare in fondo) di rientrare per l’ultimo rifornimento rientrando in pista in quinta, sesta e settima posizione, alle spalle dei pochi piloti non doppiati.

Si riparte all’inizio del Giro 211 con Newgarden al comando davanti a O’Ward, Power, McLaughlin, Bourdais, Sato, Hunter-Reay, Ericsson, Pagenaud e Harvey.

Pagenaud si prende subito l’ottava posizione ai danni dello svedese del team Ganassi, mentre Sato prova per alcuni giri ad attaccare Bourdais senza però riuscire a passarlo. Nel frattempo, un problema meccanico costringe Felix Rosenqvist al ritiro.

Come in precedenza Power non ha il ritmo dei primi due, che così riescono ad allungare. O’Ward, a sua volta, non è abbastanza veloce da poter impensierire Newgarden, che gestisce gli ultimi 50 giri di gara senza essere mai realmente messo sotto pressione dal pilota messicano.

Sul traguardo del 260° giro, Josef Newgarden vince per la terza volta in carriera sul World Wide Technology Raceway di St. Louis precedendo O’Ward di mezzo secondo e Power di 6 secondi. Per il pilota del Team Penske è la vittoria numero 20 e il podio numero 40 in carriera.

In classifica generale, Pato O’Ward torna al comando con 435 punti, 10 in più di Palou e 22 in più di Newgarden; Dixon scivola al quarto posto con 43 punti di ritardo mentre Ericsson resta al quinto posto con 60 punti di ritardo.

Le classifiche

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Classifica finale
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Classifica generale

Immagine di copertina da IndyCar Media/James Black

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