Indycar | Si è spento Aldo Andretti, fratello gemello di Mario

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Fatale il contagio da Sars-CoV-2: Aldo Andretti aveva 80 anni

Per la famiglia Andretti il 2020 si è chiuso nel peggiore dei modi: nella serata di mercoledì 30 dicembre è morto Aldo Andretti, il fratello gemello di Mario, a causa di complicanze cliniche sopraggiunte dopo aver contratto il Sars-CoV-2. Si tratta del secondo lutto dell’anno per la grande dinastia italo-americana del motorsport: a fine gennaio John Andretti, figlio di Aldo, era scomparso a soli 56 anni dopo una lunga battaglia contro il tumore al colon.

Aldo era emigrato a Nazareth, Pennsylvania, nel 1955 assieme al gemello Mario e al resto della sua famiglia. I due fratelli avevano iniziato insieme a correre nel 1959 dividendosi una Hudson Hornet nelle competizioni che si svolgevano nei dirt track della Pennsylvania: un lancio di moneta per stabilire a chi sarebbe toccato correre per primo e poi via con l’alternanza, una gara dopo l’altra; per tutta la stagione entrambi avevano colto vittorie a ripetizione mostrando di possedere grande talento.

La carriera di Aldo subì un brusco stop nell’agosto di quello stesso anno all’Hatfield Speedfield, quando durante una batteria di qualificazione la sua macchina fu sbalzata in aria dopo aver colpito una delle assi di legno che formava la recinzione del tracciato; la Hudson Hornet ricadde a terra cappottata, il tettuccio collassò e spaccò il casco di Aldo, che riportò una frattura al cranio e finì in coma per alcuni giorni.

A guarigione avvenuta Aldo Andretti ricominciò a correre, provando anche la qualificazione in un paio di gare del campionato USAC a metà degli anni ’60, ma l’incidente oramai l’aveva segnato e le sue abilità alla guida ne avevano fortemente risentito.

Il 1969 è un anno d’oro per il gemello Mario, che domina il campionato USAC e si aggiudica per la prima (e unica) volta in carriera la 500 Miglia di Indianapolis. Al termine delle prove di qualificazione Mario aveva ottenuto il secondo tempo che valeva non solo la partenza dalla prima fila, ma anche la partecipazione alle sessioni fotografiche di rito riservate ai piloti che si erano aggiudicati i primi tre posti in griglia.

La cosa curiosa è che pochi giorni prima Mario aveva subito delle ustioni in volto a causa di un incidente durante le prove libere e pertanto chiese al gemello di sostituirlo. Così quello che compare al fianco della Brawner-Ford #2 nelle tradizionali foto scattate al termine delle prove di qualificazioni non è Mario Andretti, ma il gemello Aldo.

Una settimana dopo, Aldo Andretti fu vittima di un secondo terrificante incidente a Des Moines, nell’Iowa. La sua sprint car colpì una macchina che si era girata davanti a lui, prese il volo e si diresse verso le reti; il pilota fu colpito in viso numerose volte dalle barriere di protezione e riportò lesioni ad un’orbita oculare, alla mascella e la frattura di 14 ossa. L’incidente convinse Aldo Andretti a chiudere in via definitiva la propria carriera.

Anche dopo il ritiro, Aldo fu parte integrante della dinastia degli Andretti nel mondo del motorsport, in particolare nella IndyCar (in tutte le sue varie sigle e declinazioni). Assieme a Mario aprì un negozio della Firestone nei pressi dell’Indianapolis Motor Speedway e successivamente fondò un’impresa metalmeccanica per la produzione di parti metalliche ad uso ospedaliero.

Negli anni successivi i figli John e Adam hanno raccolto l’eredità paterna: il primo, in particolare, si è tolto alcune soddisfazioni vincendo una gara nel campionato CART e due nella Nascar Winston Cup Series; John Andretti è stato inoltre il primo pilota a provare il ‘Double Duty’, ovvero l’impresa di correre la 500 Miglia di Indianapolis e la 600 Miglia di Charlotte nello stesso giorno.

Alla famiglia Andretti vanno le condoglianze della redazione di P300

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