IndyCar | Scott Dixon, ventuno gare senza vittorie: è iniziato il crollo?

Solo un podio in otto gare, l’errore a Indianapolis e i compagni di squadra costantemente davanti: così si può riassumere la prima parte di campionato per Dixon, salvabile per l’incredibile Pole nella Indy500. È davvero iniziato quel calo a cui non ci si può sottrarre dopo ventidue anni di carriera ad alto livello?

Terminata la prima metà di campionato è tempo di bilanci in IndyCar Series ed il primo focus interessa Scott Dixon, il pilota più vincente in griglia. Il neozelandese è in una fase critica e non vince dalla Gara 1 corsa in Texas lo scorso anno, una parentesi temporale esageratamente lunga per un pilota come “Iceman”. Dixon, infatti, non entra in Victory Lane da ventuno gare e per trovare un dato superiore bisogna risalire alle prime stagioni corse tra CART e Indy Racing League.

Citiamo, ad esempio, i trentasei eventi trascorsi tra Nazareth 2001 (prima vittoria in carriera) e Homestead 2003, gara in cui Dixon debuttò in IndyCar iniziando il proprio percorso verso il primo titolo. Ancor più lunga l’attesa tra i successi siglati a Richmond nel 2003 e a Watkins Glen nel 2005, trionfi separati da ben quaranta gare. Ecco, da quel momento in poi il sei volte campione IndyCar Series ha sempre firmato almeno una vittoria a campionato, anche nelle stagioni più complicate come il 2014, quando Dixon ottenne il primo trionfo alla quindicesima gara (Mid-Ohio) salvando in extremis un anno che fino agli ultimi round era da dimenticare in fretta.

Il presente, invece, restituisce uno scenario totalmente opposto: Dixon fatica ad imporsi e la vittoria manca da ben ventuno gare, decisamente troppe per un pilota del suo calibro. In più, aggiungiamo la frustrazione di aver incredibilmente perso la 500 Miglia di Indianapolis 2022 per non aver rispettato il limite di velocità in pit road, un errore che non gli ha permesso di bissare il successo siglato ormai quattordici anni fa. Il podio di Detroit ha fatto pensare ad un recupero di forma e prestazione ma il basso rendimento di Road America ha riportato a galla tutti i dubbi sull’effettiva competitività del neozelandese in questa fase delle carriera.

Unendo questi punti verrebbe da chiedersi se questo sia il momento giusto per cambiare aria, trovare nuovi stimoli e inserirsi in un nuovo ambiente. Nel paddock della IndyCar Series si vocifera di una probabile firma con Arrow McLaren SP, squadra ormai prossima a schierare la terza Dallara-Chevrolet a tempo pieno a partire dal prossimo campionato. Fermo restando che questo sia solamente un rumour, il cambio squadra – almeno per ora – sembrerebbe un’ottima occasione per ritrovare il Dixon fresco, solido e quasi infallibile capace di vincere cinquantuno gare e sei titoli. Alleghiamo a ciò anche il fatto che sia Palou sia Ericsson siano stati decisamente più competitivi e concreti sia nella seconda metà della passata stagione sia nei primi otto eventi del 2022.

E questo ci porta ad un altro fattore da analizzare: l’età. Scott Dixon spegnerà quarantadue candeline il prossimo 22 luglio e analizzando la classifica l’unico veterano che è riuscito a gestire la freschezza della folta schiera di giovani è stato Will Power, vincitore del GP di Detroit e secondo in campionato a ventisette lunghezze da Ericsson. È evidente che in IndyCar si stia verificando un repentino e inarrestabile ricambio generazionale portato avanti dai vari Newgarden, Ericsson e Rossi, appena trentenni. Questi piloti stanno trascinando i giovani nati a cavallo tra la metà degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio, dunque è tutt’altro che remota la possibilità che l’età stia giocando totalmente a sfavore di Scott Dixon, che ha già vinto tanto ma che, al tempo stesso, sarebbe ancora stimolato a continuare poiché spinto da tre obiettivi specifici: raggiungere i sette titoli di A. J. Foyt, vincere la seconda Indy500 e diventare il pilota più vincente nella storia delle ruote a scoperte a stelle e strisce (gli mancano sedici vittorie per eguagliare Foyt).

Ognuno dei tre obiettivi elencati appare però quasi irraggiungibile, soprattutto alla luce delle prestazioni opache del neozelandese. Ma se Castroneves ha vinto la quarta Indianapolis 500 a quarantasei anni allora perché non continuare a provarci? Inoltre, nonostante la delusione per un inizio di campionato in sordina Dixon ha “sole” sessantanove lunghezze di ritardo dal leader e compagno Ericsson e, considerando quanti punti vengono assegnati in ogni gara, basterebbe una singola vittoria per artigliare un comodo posto nella parte alta della classifica. Gli scenari sono sicuramente più complicati del solito per “Iceman”, i numeri non sono a favore e i giovani si impongono con sempre più convinzione. Tuttavia, non diamo Dixon per spacciato e, eventualmente, prepariamoci ad un futuro lontano da Ganassi.

Immagine di copertina: Penske Entertainment – Joe Skibinski

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