Indycar | Music City GP 2021: La cronaca e le classifiche

A seguire il resoconto e le classifiche del Music City Grand Prix 2021, vinta da Marcus Ericsson davanti a Scott Dixon e a James Hinchcliffe.

La cronaca

La griglia di partenza vede Colton Herta partire dalla pole position dopo la straordinaria pole position del sabato con Scott Dixon al suo fianco; Alexander Rossi e Felix Rosenqvist si allineano in seconda fila davanti a Romain Grosjean e Jack Harvey.

La partenza viene data sul lungo rettilineo di ritorno dopo il ponte e alla prima curva tutto fila liscio: nelle primissime posizioni Rossi supera subito Dixon per la seconda posizione, mentre dietro a loro Grosjean scavalca Rosenqvist e sale al quarto posto.

Nelle primissime curve non si verificano incidenti, ma già all’inizio del secondo giro arriva la prima caution di giornata: a causa di un cedimento meccanico, Dalton Kellett rimane incredibilmente col volante in mano ed è costretto a fermarsi in pista in attesa di essere riportato ai box. Il canadese tornerà in pista con alcuni giri di ritardo, ma le sue speranze di ottenere un buon piazzamento svaniscono immediatamente.

La ripartenza è prevista per l’inizio del quinto giro, ma prima dell’ultima curva a centro gruppo si crea un po’ di effetto elastico che trae in inganno Marcus Ericsson: lo svedese non si avvede della presenza di Sebastien Bourdais davanti a lui e lo tampona violentemente, tanto che la sua macchina si solleva da terra.

Il francese è costretto al ritiro, mentre lo svedese riesce a ripartire, anche se gli vengono comminate ben due penalità: una ripartenza da fondo gruppo per essere entrato ai box mentre la pit lane era chiusa e uno stop&go per aver provocato l’incidente con Bourdais.

In tutto questo, chi si trova più penalizzato di tutti è Josef Newgarden, che dopo una partenza infelice ha avuto anche la sfortuna di essersi trovato immediatamente alle spalle di Ericsson e Bourdais al momento dell’incidente. Dietro alla pace car, il pilota del Team Penske occupa solamente la ventesima posizione in classifica.

Al Giro 10 la gara può finalmente riprendere e Herta, non inaspettatamente, allunga immediatamente sugli avversari: dopo cinque giri in regime di bandiera verde ha già 2.5 secondi su Rossi, 4.5 su Dixon e 6 su Grosjean.

La terza caution arriva al Giro 16, quando Scott McLaughlin viene mandato in testacoda in Curva 4 da un goffo tentativo di attacco operato da Ed Jones nei suoi confronti. Al pilota con la licenza di Dubai sarà affibbiato un Drive Through per aver provocato l’incidente.

Con questa caution arrivano anche i primi pit stop: Palou, Hinchcliffe, Hunter-Reay, Castroneves e Newgarden si fermano ai box per il rifornimento.

La ripartenza è prevista per il Giro 20, ma anche stavolta si verifica il caos ancor prima della ripartenza e questa volta parte tutto da due piloti del Team Penske: Will Power prova ad attaccare Simon Pagenaud all’ultima curva prima del traguardo, il francese chiude la traiettoria come se non ci fosse nessuno al suo interno e le due monoposto entrano in contatto. Power riesce a passare indenne, Pagenaud si infila dentro le barriere di protezione.

Dietro a loro riescono a passare Rahal, Ferrucci, Jones, Kellett ed Ericsson, mentre VeeKay prima e Sato poi vengono bloccati dalla macchina di Pagenaud, ferma a bordo pista e inclinata di 45 gradi rispetto al senso di marcia. A complicare ulteriormente la situazione ci pensa Cody Ware, che tampona Jimmie Johnson mettendolo di traverso e ostruendo definitivamente la carreggiata.

Le macchine ferme in pista sono decisamente troppe e la bandiera rossa è inevitabile. Tra le vittime della carambola spicca Alex Palou, che nella confusione ha fatto spegnere il motore e che pertanto si trova costretto a ripartire dal 20° posto.

Durante la bandiera rossa arriva anche la squalifica per Jimmie Johnson: la sua crew ha operato degli interventi non consentiti durante la bandiera rossa, cosa espressamente vietata dal regolamento, e pertanto all’ex campione della Nascar Cup Series è stato impedito di riprendere la via della pista.

Dopo 20 minuti di interruzione e dopo altri tre giri percorsi dietro alla pace, car, finalmente all’inizio del Giro 24 si può ripartire. Nelle prime posizioni la classifica vede sempre Herta al comando davanti a Rossi, Dixon, Grosjean, Rosenqvist e O’Ward.

Alla bandiera verde Herta scappa e in meno di un giro accumula due secondi e mezzo di vantaggio nei confronti del suo più diretto inseguitore. Anche questa volta, tuttavia, la fuga del pilota della Andretti Autosport ha vita breve: al Giro 31 VeeKay, ripartito da poco dai box dopo aver perso del tempo per riparare la vettura danneggiata nel precedente incidente, va a sbattere in Curva 1 e provoca il quinto ingresso della pace car.

Questa volta si fermano ai box praticamente tutti i piloti che in precedenza erano rimasti in pista, Herta e Rossi in primis. La particolare conformazione della pit lane, tuttavia, fa sì che in regime di caution si perda davvero poco tempo per il rifornimento e così Herta esce dai box mentre stanno sopraggiungendo le prime macchine tra quelle rimaste in pista.

Dopo alcuni minuti di consultazione, la Direzione Gara stabilisce l’ordine per la ripartenza: al comando c’è incredibilmente Marcus Ericsson, uno dei piloti che ha tratto maggior vantaggio dall’incidente innescato da Power e Pagenaud; dietro a lui si schierano Hunter-Reay e Hinchcliffe, mentre Herta è quarto davanti a Rossi, Newgarden, Daly, Dixon, Rosenqvist e Harvey. Durante la sosta ai box perde diverse posizioni O’Ward, che alla ripartenza è solamente 14°.

La bandiera verde sventola nuovamente all’inizio del Giro 37: Herta si libera immediatamente di Hinchcliffe, che viene successivamente sfilato anche da Rossi all’esterno di Curva 4. Nella tornata successiva Herta e Rossi passano anche Hunter-Reay e così si ritrovano davanti il solo Ericsson, che però si rivela molto più ostico da superare.

Anche questo periodo di bandiera verde dura poco: al Giro 40 Power tocca McLaughlin in Curva 9 durante un tentativo di sorpasso e il neozelandese viene spedito in testacoda; McLaughlin evita il contatto contro le barriere, ma pochi secondi dopo arriva Dalton Kellett che non riesce ad evitare il contatto con la vettura #3. Il canadese è costretto al ritiro definitivo, mentre McLaughlin perde una dozzina di giri nelle riparazioni ma riuscirà a tornare in pista e a concludere la gara.

Al Giro 45 viene aperta la pit lane e si fermano Ericsson, Rossi, Hunter-Reay, Hinchcliffe, Dixon e Rosenqvist. Nonostante sia da poco passata la metà gara, la prospettiva di percorrere ancora tanti giri dietro alla pace car fa intuire che sia possibile completare i 35 giri rimanenti con un unico pieno di etanolo.

La caution dura molti giri in più rispetto a quelli che sono stati necessari per rimuovere le macchine di Kellett e McLaughlin: per non farsi mancare niente, la zona interna di Curva 3 viene invasa da un rivolo d’acqua che costringe gli addetti della Holmatro ad intervenire per asciugare la pista.

Al Giro 51 finalmente si può ripartire, ma anche questa volta la bandiera verde dura pochi secondi: in Curva 4 O’Ward (rientrato ai box un paio di giri prima) attacca Rossi con una manovra molto azzardata e le due monoposto entrano in collisione. Nessuna delle due macchine tocca le barriere, ma il messicano fa spegnere il motore e la vettura di sicurezza è così costretta ad entrare in pista per la setima volta.

Non appena viene riaperta la pit lane al Giro 52, si tuffano ai box Herta, Newgarden, Daly, Harvey e Pagenaud; rimane in pista Grosjean, che si porta al comando della gara ma che ha ancora una sosta da effettuare.

La ripartenza viene data al Giro 54 con Grosjean in testa davanti ad Ericsson, Hinchcliffe, Dixon, Hunter-Reay, Rosenqvist, Cody Ware, Rahal e Herta, ottavo nel momento in cui sventola la bandiera verde.

Il pilota del team Andretti non perde tempo: già nel corso del primo giro dopo la ripartenza si libera prima di Rahal e poi di Ware, mentre davanti a lui Dixon soffia la terza posizione dalle mani di Hinchcliffe alla staccata di Curva 4.

Al Giro 55 Cody Ware, incredibilmente nono fino a quel momento, va in testacoda all’uscita di Curva 3; il pilota americano compie qualche manovra per rimettere la monoposto nel giusto senso di marcia, ma proprio mentre sembra pronto a ripartire il suo motore si spegne. Si rende necessario un nuovo intervento dei commissari e, soprattutto, della pace car.

Grosjean approfitta della caution per rifornire, ma la sosta lo fa precitipate a metà classifica. Al Giro 58, quando la gara riprende, Ericsson è al comando davanti al suo compagno di squadra Dixon, a Hinchcliffe, Hunter-Reay, Rosenqvist e Herta. Quest’ultimo, tuttavia, è scatenato e tra il Giro 58 e il Giro 62 si libera dei quattro piloti davanti a lui, conquistando la seconda posizione.

Solo Ericsson sembra essere in grado di resistergli: Herta è palesemente più veloce di lui nel tratto misto, ma lo svedese ha una trazione eccezionale prima dei due lunghi rettilinei che caratterizzano la pista di Nashville e riesce tranquillamente a tenere a bada il rivale.

Il nervosismo aumenta, Herta commette un paio di lunghi in Curva 9 che gli fanno perdere il contatto da Ericsson mentre i giri che mancano alla bandiera a scacchi sono sempre meno.

Il colpo di scena decisivo arriva nel corso del Giro 75: ancora una volta Herta manca il punto di corda in Curva 9, ma questa volta non riesce a rimanere in pista: la sua monoposto allarga e tocca le barriere di protezione sventrando completamente la sospensione anteriore destra: il dominatore del weekend è così costretto al ritiro, mentre Ericsson può tirare un sospiro di sollievo.

Come accaduto a Detroit in Gara-1, anche stavolta la Direzione Gara decide di dare bandiera rossa per far sì che la gara possa concludersi in regime di bandiera verde.

La ripartenza viene data al Giro 79 con Ericsson sempre al comando davanti a Dixon, Hinchcliffe, Hunter-Reay, Rahal, Rosenqvist, Jones e Palou. L’unico che riesce a smuovere la classifica nelle prime posizioni è il pilota di Dubai, che al penultimo giro attacca Rosenqvist in Curva 9; lo svedese allarga la traiettoria, deve alzare il piede e dietro a lui Palou ne approfitta a sua volta per infilarlo.

L’ultimo giro non cambia le posizioni: sul traguardo dell’80° giro passa per primo Marcus Ericsson, che vince la sua seconda gara in carriera nella NTT INDYCAR SERIES con un secondo e mezzo di vantaggio su Dixon e 2,3 secondi su Hinchcliffe, che precede di misura Hunter-Reay. Rahal è quinto davanti a Jones e a Palou, che archivia una gara molto complicata con una buona settima posizione che gli porta punti pesanti per il campionato.

In classifica generale, il catalano del team Ganassi mantiene la prima posizione con 410 punti contro i 368 di Dixon e i 362 di O’Ward.

Il prossimo appuntamento è per il 14 agosto, quando si svolgerà il secondo appuntamento sullo stradale di Indianapolis.

Le classifiche

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Immagine di copertina da IndyCar Media/Chris Owens

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