IndyCar | Indy500 2026, Gara: Felix Rosenqvist da impazzire! Sua la Indy500 su Malukas al fotofinish

Di: Nicolò Zambetti
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Pubblicato il 25 Maggio 2026 - 00:00
Tempo di lettura: 8 minuti
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IndyCar | Indy500 2026, Gara: Felix Rosenqvist da impazzire! Sua la Indy500 su Malukas al fotofinish

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Che finale a Indianapolis! Dopo incidenti, pioggia, bandiere rosse e tantissime emozioni, Felix Rosenqvist vince la gara dell’anno battendo David Malukas per soli 0.0233 al fotofinish!

Di gare emozionanti e indimenticabili ce ne sono state, ma la 110ª edizione della 500 Miglia di Indianapolis entrerà sicuramente nella storia per vari motivi: dopo tanta azione, incidenti, caution, bandiere rosse, interruzioni per pioggia e ben 70 cambi di leadership, alla fine Felix Rosenqvist si aggiudica quella che sarà la gara più importante della sua carriera motoristica: il pilota della #60 di Meyer Shank Racing batte al fotofinish David Malukas per soli 0.0233 secondi, in quello che diventa il più piccolo margine tra il vincitore e il secondo nella storia della gara americana! Rosenqvist non entrava in victory lane da ben sei anni, dal GP di Road America del 2020!

Secondo David Malukas, sconfitto ancora una volta a Indianapolis: il pilota del Team Penske aveva fatto tutto perfettamente nel finale di gara, ma non è bastato per prendersi la vittoria. Malukas, il quale ha condotto la gara fino al cambio delle strategie, era riuscito a ritornare in testa all’ultimo giro, ma non ha potuto nulla contro il ritorno prepotente di Rosenqvist sul rettilineo finale: una vera e propria beffa per il pilota della #12 di Penske, quasi nei panni dell’eroe titanico, che riceve i meritatissimi applausi di Indianapolis dopo l’amara sconfitta.

Anche la lotta per la terza posizione è terminata in un incredibile fotofinish, con un three-wide finale sul traguardo: ad aggiudicarsi la posizione è stato Scott McLaughlin con la #3 del team Penske, battendo per soli 0.0066 Pato O’Ward, quarto dopo aver tentato una strategia impossibile con il carburante, e 0.0155 Marcus Armstrong, il quale si è giocato la vittoria fino alla fine dopo esser diventato leader a seguito del penultimo restart.

Sesta posizione per Rinus VeeKay con la #76 di Juncos Hollinger Racing, seguito dal poleman Alex Palou, frenato da una strategia errata e rimasto bloccato nel gruppo negli ultimi giri. Ottavo Santino Ferrucci con la #14 di AJ Foyt, mentre chiudono la Top 10 di questa strabiliante Indy500 Romain Grosjean e Takuma Sato, molto bravi nello sfruttare il caos finale per rimontare. Undicesimo Nolan Siegel, davanti ad un grandissimo Conor Daly, in lotta per la vittoria fino alla penultima sosta, mentre in tredicesima e quattordicesima posizione troviamo Marcus Ericsson e Kyffin Simpson.

Termina in quindicesima piazza la gara di Scott Dixon, il quale ha tentato anche lui di vincerla con la strategia ma è rimasto fregato nel finale di corsa, davanti a Kyle Kirkwood e Christian Lundgaard, rispettivamente sedicesimo e diciassettesimo. Diciottesima piazza per Mick Schumacher, il quale ha anche rimediato un contatto con le barriere negli ultimi giri, causando la caution che ha deciso la gara.

Chiudono la Top 20 Dennis Hauger, rimasto penalizzato per aver attivato troppo tardi il limitatore in pit road nelle ultime soste, e Graham Rahal, entrambi con un giro di ritardo dal leader così come nell’ordine Louis Foster, Jack Harvey e Sting Ray Robb. Ventiquattresimo Jacob Abel con due tornate di ritardo rispetto a Rosenqvist, nonché l’ultimo dei piloti che hanno terminato la corsa.

Il primo dei ritirati è Helio Castroneves, il quale non ha preso parte all’ultimo restart per un problema meccanico alla sua vettura, così come sono stati fermati da vari guasti al motore Christian Rasmussen, Alexander Rossi e Will Power. Vittime di vari incidenti nel corso della gara, invece, sono stati Ryan Hunter-Reay, il quale ha poi coinvolto anche Katherine Legge, mentre Ed Carpenter è finito a muro dopo un contatto con Sato; contro le barriere per errori propri invece Josef Newgarden e Caio Collet.

La gara

Dopo l’iconica cerimonia di apertura e dopo i classici tre giri di formazione, con le nuvole minacciose nel cielo di Indianapolis, al via Rossi si prende la prima posizione ai danni di Palou, mentre dietro Malukas perde due posizioni a vantaggio di Ferrucci e Rosenqvist, salvo poi recuperare la quarta piazza passando il pilota di AJ Foyt. Davanti Rossi e Palou continuano a scambiarsi la posizione nei primi giri, mentre più indietro Josef Newgarden comincia la sua rimonta: il pilota del Team Penske, partito in ventitreesima posizione, si trova già in sedicesima posizione dopo soli otto passaggi completati.

Al giro 19 interviene la prima caution a neutralizzare la corsa, a seguito di un testacoda di Ryan Hunter-Reay che ha coinvolto anche Katherine Legge, la quale è andata a schiantarsi contro il muro interno per evitare di centrare la Arrow McLaren in testacoda: per entrambi, la gara termina qui. Approfittando del regime di bandiera gialla, molte vetture rientrano ai box per anticipare già alla fine del ventesimo giro la prima sosta della gara, tranne VeeKay, Grosjean, Collet e Harvey: dietro di loro, il primo dei piloti che si sono fermati è Palou, seguito da Rosenqvist e McLaughlin.

Alla ripartenza, la bandiera verde dura giusto due curve, prima dell’ingresso della seconda caution per l’incidente di Ed Carpenter, chiuso da Takuma Sato in curva 1: il pilota americano è quindi costretto al ritiro al giro 27. Ad approfittare della nuova neutralizzazione sono Harvey, Rasmussen e Schumacher per compiere la loro sosta al giro 30, prima di ritornare sotto bandiera verde due tornate più tardi: alla nuova ripartenza, Collet rimane in battaglia per la prima piazza fino alla sosta al giro 41, uno in più rispetto a Grosjean, mentre dietro il pilota brasiliano si piazza Conor Daly, o almeno fino alla sosta dell’alfiere di AJ Foyt, quando fu Palou a riprendersi la leadership della corsa.

Il nuovo valzer di soste inizia al giro 61 con Rossi, seguito un giro più tardi da Newgarden, Daly, Malukas, McLaughlin, Castroneves e altri; al giro 63 arriva la sosta di Palou, il quale rientra in testa e seguito da Rosenqvist, proprio mentre i tre alfieri del Team Penske si sbarazzavano di Daly. Al termine del secondo giro di soste, il pilota spagnolo mantiene la prima posizione, seguito da Rosenqvist, Malukas e Dixon, quest’ultimo autore di una gran rimonta che lo porterà in testa al giro 69, salvo poi scambiarsi più volte la leadership della corsa con il compagno di squadra spagnolo nei successivi giri.

Il duo di Chip Ganassi Racing si divide strategicamente la testa della corsa fino al giro 92, quanto il motore di Will Power finisce k.o. sul rettilineo del traguardo, con il pilota di Andretti costretto a fermarsi in uscita della pit road, lasciando però una striscia d’olio proprio nella corsia di ingresso in pista; nello stesso momento, anche il motore della vettura di Rossi cede in pit lane, costringendo anche il dolorante alfiere di Ed Carpenter Racing al ritiro.

Al giro 98 si apre la pit road per il terzo valzer di pit stop: al termine del giro di soste, la classifica vede Dixon davanti a Palou, Malukas, Newgarden e McLaughlin, seguiti da O’Ward e Rosenqvist. Ma al giro 105 il meteo cambia prima del previsto, e una leggera pioggerellina costringe la direzione gara a chiamare la bandiera rossa. Un quarto d’ora più tardi, i motori si riaccendono ad Indianapolis, e la gara riparte sotto regime di caution.

La bandiera verde ritorna al giro 110, con Dixon e Palou che guidano il gruppo, ma al restart scatta meglio Malukas, che si piazza in testa davanti a Palou prima di ricominciare il classico scambio di posizioni tra il primo e il secondo, mentre dietro risale prepotentemente Daly in terza posizione. Ma al giro 116 la pioggia ritorna, e la direzione gara è costretta a chiamare la caution in pista fino al giro 125, quando viene fatta ripartire la corsa. All’ennesimo restart, però, Malukas non fa neanche il tempo di arrivare al traguardo che più indietro il compagno di squadra Newgarden finisce in testacoda alla curva 4: il pilota della #2 del team Penske assume una traiettoria troppo interna in ripartenza, perdendo il grip e finendo contro le barriere, chiudendo così la sua gara.

Al giro 131 molti piloti, tra cui Rosenqvist e O’Ward, rientrano ai box per provare una strategia alternativa, mentre gli altri rimangono in pista. Al quinto restart della gara, in cinque piloti si aprono a ventaglio sul rettilineo di partenza, con McLaughlin che diventa il nuovo leader della gara, seguito da Palou e Daly, mentre più indietro passano Dixon, Ericsson e Malukas. Al giro 136 ricomincia lo scambio di posizioni tra i primi in classifica, con il pilota della #12 del Team Penske che rientra nelle posizioni a podio qualche tornata più tardi dopo la disastrosa ripartenza.

Al giro 146, Malukas rompe gli indugi e passa Scott McLaughlin per la seconda piazza, riprendendo Palou al giro successivo e prendendosi la leadership della corsa. Ma al giro 148, i due piloti del Team Penske rientrano in pit lane per un’altra sosta, con la #3 che rientra davanti alla #12, mentre Palou, Daly ed Ericsson li seguono al giro successivo: il nuovo ordine di gara vede adesso Rosenqvist e O’Ward davanti a tutti, ma su strategia diversa, con Palou e Malukas continuano a scambiarsi le posizioni nel gruppo che sta seguendo il piano di gara convenzionale.

Il primo a muoversi per l’ultima sosta tra i contendenti alla vittoria è Pato O’Ward, il quale si ferma al termine del giro 164, mentre Rosenqvist riesce ad allungare il suo penultimo stint fino alla fine del 166° passaggio, rientrando però dietro al messicano; nel mentre, Dennis Hauger viene penalizzato con un drive through per l’eccessiva velocità in pit road. Malukas e Palou, invece, chiamati a spingere al massimo negli ultimi 50 passaggi di gara, si fermano rispettivamente al giro 175 e 176.

La lotta per la vittoria ormai è tra Pato O’Ward e Felix Rosenqvist per la vittoria, con il messicano che ha due giri di carburante in meno rispetto allo svedese: il pilota di Arrow McLaren è chiamato a fare lift and coast sfruttando la scia di Rahal per risparmiare il bioetanolo fino al giro 182. Ma a 15 giri dal termine Rosenqvist rompe gli indugi e passa O’Ward per prendersi la leadership della corsa. Eppure, quando tutto sembrava finito, Caio Collet sbatte violentemente contro le barriere di Curva 2, ricompattando il gruppo con la sesta caution della gara, poi sostituita dalla bandiera rossa a 8 giri dalla fine. Fortunatamente, il pilota brasiliano sta bene ed è uscito con le proprie gambe dalla vettura.

Riordinato il gruppo, la ripartenza della gara è stata molto caotica, con Rosenqvist che ritarda molto il restart: ne approfitta Marcus Armstrong per passare in testa alla corsa, seguito da David Malukas, ma Mick Schumacher finisce a muro in curva 1, chiamando l’ultima caution della gara. Si fa in tempo a correre ancora un giro sotto bandiera verde: Malukas passa Armstrong sul rettilineo di partenza, mentre Rosenqvist fa tutto il giro all’esterno del compagno di squadra.

Il finale è tutto uno spettacolo: Malukas tenta di difendere la prima posizione, ma al fotofinish Felix Rosenqvist trionfa per 0.0233 nella drag race più bella e clamorosa dell’anno, e ritorna in victory lane dopo 6 anni vincendo la gara più importante della sua vita!

L’immagine che meglio riassume tutte le emozioni della Indy500 è quella dopo il giro di rientro: le lacrime di Malukas, consolato dal pubblico di Indianapolis, mentre Rosenqvist festeggia in pista con tutto il team e gli spettatori presenti.

Terminata la 110ª edizione della 500 Miglia di Indianapolis, la IndyCar si sposterà a Detroit per il Chevrolet Detroit Grand Prix di settimana prossima, il secondo delle tre gare di fila a cavallo tra i mesi di maggio e giugno.

Qui trovate i risultati della Indy500

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