Indycar | Indianapolis 500 2021: L’analisi delle simulazioni di qualifica

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Nel percorso di avvicinamento alla 500 Miglia di Indianapolis, il Fast Friday è tradizionalmente il momento in cui non solo si aumenta la potenza dei motori per cercare la prestazione pura, ma si svolgono anche una serie di simulazioni di qualifica per valutare il comportamento della macchina nell’arco dei quattro giri lanciati.

La classifica finale di giornata lascia quindi il tempo che trova, nel senso che spesso la prestazione più rapida sul giro singolo viene ottenuta al di fuori di una simulazione di qualifica, magari anche grazie all’ausilio di una scia.

Per valutare lo stato di forma di piloti e squadre, è pertanto più utile fare alcune considerazioni sulle prestazioni ottenute nell’arco dei quattro giri lanciati.

L’elenco dei tempi

Partiamo dai dati nudi e crudi: nel corso della giornata di ieri sono stati svolti 78 tentativi di qualifica completi, cioè composti da un giro d’uscita dai box, uno di riscaldamento, quattro giri veloci e uno di rientro. I risultati sono riassunti nella tabella sottostante: va detto che i dati, presi dal sito ufficiale della NTT IndyCar Series, non permettono di distinguere i giri percorsi in solitaria da quelli percorsi alle spalle di una o più vetture.

Il miglior tempo è stato registrato da Marcus Ericsson, che al termine della sua ultima simulazione di qualifica della giornata ha infilato quattro giri alle media di 231.949 miglia orarie; lo svedese ha battuto di 0.225 mph (circa un decimo e mezzo) Colton Herta e di 0.427 mph (tre decimi scarsi) Pato O’Ward, i quali si sono piazzati al secondo e al terzo posto in questa classifica.

L’ottimo stato di forma di Herta ed Ericsson è ribadito anche dalle loro seconde migliori prestazioni, che permettono loro di comparire nuovamente in classifica al quarto e al quinto posto. Seguono poi altre due macchine della Andretti Autosport, con Alexander Rossi che precede il sorprendente Stefan Wilson; dall’ottavo al decimo posto troviamo tre prestazioni di Takuma Sato, non il più veloce ma senza ombra di dubbio il più costante tra i piloti che occupano le prime posizioni.

In generale stupisce vedere che prendendo in considerazione le 30 migliori simulazioni svolte durante il Fast Friday, 26 siano state effettuate da piloti motorizzati Honda: gli unici a disporre di un motore Chevy presenti nelle prime posizioni sono O’Ward (due volte), Carpenter e VeeKay. Per trovare il primo pilota del Team Penske è necessario scendere fino alla 31esima simulazione di giornata, messa a segno da Scott McLaughlin; il rookie neozelandese ha infilato ben quattro simulazioni totali, tante quante quelle effettuate dai suoi tre compagni di squadra messi insieme.

La classifica generale

Per avere un’idea più chiara della situazione attuale, conviene eliminare tutti i doppioni e attribuire ad ogni pilota esclusivamente il suo miglior tentativo di qualifica, proprio come avviene in qualifica.

La separazione tra i due motoristi risulta forse ancor più netta ed evidente: tra i primi 16 piloti, solamente tre montano i motori Chevrolet e, analogamente, tra gli ultimi 17 troviamo appena tre piloti motorizzati Honda; tra l’altro uno di questi è Alex Palou, che pur avendo completato un solo tentativo “valido” ha dato prova di poter essere molto competitivo in un paio di altre simulazioni parziali in cui ha percorso tre giri anziché i canonici quattro.

Come si può notare, la tabella precedente contiene i nomi di soli 33 piloti in luogo dei 35 che tra oggi e domani proveranno a qualificarsi; questo perché Rahal ed Enerson non hanno svolto nessun run di qualifica completo e pertanto non è stato possibile inserirli in questa speciale classifica.

Le simulazioni “incomplete”

Per avere un’idea ancor più chiara di quel che potremmo vedere questa sera nel corso delle qualifiche, è utile dare un’occhiata anche ad alcune simulazioni incomplete effettuate ieri, ovvero simulazioni composte da tre soli giri lanciati che, per i motivi più disparati, non sono state completate dai piloti. Naturalmente non andremo ad analizzare per filo e per segno tutte queste simulazioni, ma ci limiteremo a lanciare qualche spunto potenzialmente significativo.

Visto che la miglior simulazione di giornata è stata ottenuta da Marcus Ericsson, conviene partire proprio dal team di Chip Ganassi. Escludendo lo svedese, che ha completato ben quattro tentativi, è utile concentrarsi su Alex Palou: nella fase conclusiva del turno, il pilota spagnolo ha infilato tre giri consecutivi al di sotto dei 39 secondi prima di alzare il piede e di rientrare ai box; portando a termine il tentativo Palou molto probabilmente si sarebbe qualificato nella seconda fila “virtuale” delle prove di ieri.

Scott Dixon, invece, non si è nemmeno avvicinato a completare un secondo tentativo valido, visto che è stato fermato una prima volta dalla bandiera gialla e una seconda dal traffico in pista davanti a lui; tuttavia proprio in quest’ultima occasione, dopo aver guadagnato un po’ di spazio davanti a sé, il neozelandese ha messo a segno un 38.8765, tempo molto interessante per essere, di fatto, quello di un terzo giro lanciato.

Chi invece appare in netta difficoltà è il Team Penske: Josef Newgarden e Simon Pagenaud hanno deciso di rinunciare ad almeno un paio di simulazioni di qualifica, ma in nessuna di esse stavano ottenendo dei tempi che gli avrebbero permesso la 21esima e la 22esima posizione “virtuale”. Un discorso leggermente diverso vale per Will Power, che ad una ventina di minuti dal termine delle prove aveva iniziato un run da tre giri che gli avrebbe potuto permettere di buttar giù qualche decimo dal tempo della sua miglior simulazione; tuttavia tale guadagno gli avrebbe permesso di recuperare non più di 4/5 posizioni, confinandolo sempre nella parte bassa della classifica.

Poco da segnalare invece in casa Andretti, che ha piazzato tre macchine nelle prime cinque posizioni della classifica delle simulazioni di qualifica del Fast Friday e che è riuscita a far percorrere almeno due tentativi a ciascuno dei suoi sei piloti. Sul finire del turno Alexander Rossi non ha completato una simulazione potenzialmente interessante, durante la quale ha percorso i primi tre giri stando sotto ai 39 secondi, ma il suo tempo fino a quel punto non era molto distante da quello che gli è valso il quarto posto nella classifica delle simulazioni di giornata.

Parlando di simulazioni incomplete, due parole vanno spese su Graham Rahal, unico top-driver a non completare nemmeno una simulazione di qualifica: nonostante una sessione non facilissima, il pilota dell’Ohio proprio al termine delle prove ha messo a segno tre giri consecutivi al di sotto dei 39 secondi che, come nel caso di Palou, gli sarebbero verosimilmente valsi la seconda fila con un tempo vicino a quello del suo compagno di squadra Sato, se non addirittura migliore.

Concludiamo quest’analisi spendendo due parole sul fondo della classifica, ovvero su quei piloti che potrebbero arrivare a giocarsi la qualificazione nella “Last Chance” di domenica. L’unico risultato potenzialmente “bugiardo” è quello di Pietro Fittipaldi, solamente 31° nella classifica di ieri: nella sua ultima uscita in pista il brasiliano ha messo a segno tre giri consecutivi sul piede del 39.0, i quali gli avrebbero consentito di stare attorno a metà classifica. Tutti gli altri (Kimball, Chilton, Bourdais, Karam) potrebbero essere in effettiva difficoltà e per loro raggiungere la Top-30 non sarà un risultato banale.

Chi è in maggior difficoltà è però il Top Gun Racing con Richard Clay Enerson, che durante la giornata di ieri ha faticato molto a scendere al di sotto del muro dei 40 secondi al giro; Indianapolis è sempre capace di regalare grandi sorprese, ma al momento Enerson e la sua squadra sono i candidati principali a rimanere fuori dai primi 30 e ad accedere all’ultima, decisiva sessione per essere ammessi alla gara.

L’appuntamento con le qualifiche è per le ore 18: due ore e mezza prima si svolgerà un ultimo turno di prove da 60 minuti per verificare che tutto sia in ordine sulle vetture ed eventualmente per dare un’ultima rifinitura agli assetti.

Immagine di copertina da IndyCar Media/Karl Zemlin

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