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Indycar | GP St.Petersburg 2020: Newgarden vince la gara, ma il campione è ancora Dixon

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A Dixon basta il terzo posto per aggiudicarsi il suo sesto titolo in carriera

Josef Newgarden è arrivato a St.Petersburg sapendo di dover necessariamente vincere l’ultima gara stagionale per avere una possibilità di strappare il campionato dalle mani di Scott Dixon. Il pilota del Team Penske ha compiuto la sua missione, conducendo una gara pressoché perfetta e priva di errori al contrario di molti altri piloti, più veloci ma anche molto più spreconi di lui; la sua performance non gli ha tuttavia consentito di arpionare il titolo della NTT IndyCar Series, che per la sesta volta è finito tra le mani di Scott Dixon.

Entrambi i contendenti al titolo hanno fatto quello che dovevano: Newgarden ha condotto una gara all’attacco senza commettere errori e sfruttando le (tante) occasioni che gli sono state offerte su un piatto d’argento dai suoi avversari; allo stesso tempo, Dixon ha condotto una gara accorta tenendosi lontano dai guai e marcando a uomo Newgarden nel gioco dei pit stop.

In gara è successo letteralmente di tutto: Power, partito dalla pole position, è andato subito in difficoltà a causa di problemi al cambio perdendo diverse posizioni; poco dopo la prima sosta, l’australiano è poi finito contro il muretto all’uscita di curva 3.

Al comando, nel frattempo, erano salite le tre Andretti-Honda di Rossi, Herta e Hinchcliffe, che hanno dominato la corsa senza troppi problemi fino al secondo ed ultimo giro di pit stop, a partire dal quale è iniziato l’harakiri collettivo dei piloti del team di Michael Andretti.

Il primo ad uscire di scena è stato il leader (virtuale in quel momento) della gara, Alexander Rossi, finito in testacoda in Curva 3 nel corso del 70° giro; la macchina si è intraversata, ha toccato il muretto interno e si è fermata di traverso nell’allungo che porta a Curva 4 in una posizione estremamente pericolosa.

Alla successiva ripartenza è stato Hinchcliffe ad auto-eliminarsi: prima ha rischiato di tamponare Colton Herta (che si trovava al comando) nella staccata in fondo ai box, poi è finito da solo in testacoda durante un periodo di caution; non pago, il pilota canadese si è poi rituffato in pista in modo a dir poco scellerato, andando a colpire il povero Jack Harvey sulla ruota posteriore destra e danneggiando la propria ala anteriore; un probabile piazzamento a podio per Hinchcliffe si è così convertito in una 14esima posizione sotto la bandiera a scacchi.

L’ultimo pilota del team Andretti ad uscire di scena è stato Colton Herta, che a 15 giri dalla fine ha mancato il punto di frenata della Curva 4 perdendo una decina di posizioni. Va tuttavia detto che, al momento dell’errore, Herta aveva già perso la leadership della gara a vantaggio di Josef Newgarden, autore di un incredibile sorpasso nei suoi confronti all’esterno di Curva 1 nel corso di una fase di ripartenza.

Una volta presa la prima posizione Newgarden ha dovuto difendersi dagli attacchi di Pato O’Ward, ma dopo un paio di giri di assedio è riuscito ad allungare, tagliando il traguardo del 100° giro con oltre 4 secondi di vantaggio nei confronti del pilota messicano. O’Ward chiude così il campionato con il suo quarto podio stagionale, ma senza aver ancora ottenuto la sua prima vittoria in carriera nella NTT IndyCar Series.

L’uomo di giornata è però Scott Dixon, che con il terzo posto a gara ha messo le mani sul suo sesto titolo nella NTT IndyCar Series. Al contrario di quanto accaduto nelle ultime gare, il neozelandese ha condotto una gara priva di errori significativi restando sempre vicino al proprio avversario in campionato, tanto da aver mantenuto la prima posizione virtuale in campionato dal primo all’ultimo giro.

Dixon si è inoltre reso protagonista di un paio di sorpassi in pista, a dimostrazione del fatto di non essere arrivato a St.Petersburg per correre esclusivamente una gara di conserva, mentre da un punto di vista strategico ha “copiato” le mosse di Newgarden effettuando le proprie soste con uno sfasamento di un solo giro nei confronti dell’avversario.

Con il risultato di oggi, Dixon, conquista il suo sesto titolo nella NTT IndyCar Series con altrettante “formule” differenti: ha vinto con la G-Force Toyota nel 2003, all’epoca della lotta tra telaisti con Dallara, nel 2008 all’epoca del monopolio Dallara IR05-Honda e nel 2013 con la DW12 nella sua versione “base”.

Dixon ha poi inaugurato con un titolo gli ultimi tre cicli tecnici: della guerra degli aerokit tra Honda e Chevy (2015), quello universale UAK18 (2018) e quello caratterizzato dalla presenza del nuovo aeroscreen (2020), a riprova dell’abilità del pilota e del team di Chip Ganassi nel reagire ai vari cambiamenti regolamentari.

Alle spalle del nuovo campione della NTT IndyCar Series si è piazzato Sebastien Bourdais, che chiude nel miglior modo possibile questo campionato 2020 che l’ha visto scendere in pista solamente in tre gare dopo l’improvviso licenziamento da parte del team Coyne a fine 2019.

Quinto posto per Ryan Hunter-Reay, che pur essendo stato il meno appariscente tra i cinque piloti del team Andretti è stato anche l’unico ad arrivare tra i primi 10; il campione 2012 della NTT IndyCar Series conquista così in extremis la decima posizione in campionato ai danni di Felix Rosenqvist.

Pagenaud ha tagliato il traguardo in sesta posizione, mettendo così fine ad una stagione molto difficile che l’ha visto mettersi in mostra solamente nella prima parte di stagione. L’ottavo posto a fine stagione rappresenta il suo peggior risultati in campionato degli ultimi cinque anni.

Marcus Ericsson ha conquistato la settima posizione grazie ad un’altra gara consistente che gli è valsa il nono piazzamento nella top-10 in 14 gare; ottavo Charlie Kimball, che ha ottenuto il suo miglior risultato sotto la bandiera a scacchi dal GP di Portland del 2018.

La Top-10 viene completata da Graham Rahal e Takuma Sato, compagni di squadra nel team Rahal-Letterman-Lanigan Racing. Il giapponese, che ieri ha rinnovato il contratto per il 2021, è stato autore di una gara a dir poco “movimentata”, che l’ha visto protagonista degli incidenti che hanno messo fuori gara prima Marco Andretti e poi Oliver Askew. Rahal è invece stato una delle vittime della caution causata dall’incidente di Alexander Rossi, visto che era uno dei pochi piloti a non essere ancora rientrato ai box per la seconda e ultima sosta.

In generale la gara è stata molto caotica, a tratti nevrotica, con ben sei neutralizzazioni a spezzare il ritmo; significativo è il fatto che tra il 36° e il 51° giro e tra il 70° e l’83° giro non è stato percorso neanche un giro completo in regime di bandiera verde, visto che per ben quattro volte si è verificato un incidente nel corso del primo giro dopo una ripartenza.

Circa metà dei piloti sono stati coinvolti in qualche modo in uno o più incidenti e cinque di questi sono stati costretti al ritiro; tra questi figura anche Scott McLaughlin, che sicuramente non ha iniziato nel modo migliore la propria carriera nella NTT IndyCar Series. Ieri il tre volte campione della SuperCars australiana si è qualificato in undicesima fila e oggi si è ritirato al 47° giro dopo aver provato un attacco decisamente troppo ottimistico nei confronti di Rinus VeeKay, rookie of the year per il 2020.

Da domani inizia la off-season della NTT IndyCar Series, che per via del “nuovo” calendario durerà molto meno del solito: tra quattro mesi e mezzo i motori si riaccenderanno nuovamente a St.Petersburg per la prima gara del campionato 2021, nella speranza che la situazione sanitaria mondiale sia migliore di quella attuale.

Immagine di copertina da IndyCar Media/Joe Skibinski

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