IndyCar | GP Road America 2021: La cronaca e le classifiche

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A seguire il resoconto e le classifiche del GP di Road America 2021 vinto da Alex Palou davanti a Colton Herta e a Will Power.

La cronaca

Il Gran Premio di Road America scatta sotto un cielo parzialmente nuvoloso e con la possibilità che arrivino alcuni scrosci di pioggia entro fine gara. La griglia di partenza vede Newgarden in pole position affiancato da Colton Herta, Harvey e Power in seconda fila, Palou e Pagenaud in terza.

Al via Harvey infila subito Herta e prova anche un attacco nei confronti di Newgarden, ma il poleman riesce a tenere la prima posizione. Dietro a loro, i lunghi rettilinei di Road America fanno sì che per le prime curve il gruppo rimanga molto compatto: Power attacca Herta in Curva 6, il pilota del team Andretti allarga e l’australiano perde la posizione anche nei confronti di Palou.

Al termine del primo giro la classifica vede Newgarden al comando davanti a Harvey, Herta, Palou, Power, Grosjean, Hunter-Reay, Rossi, O’Ward e Pagenaud, partito male dalla sesta posizione. Tra i primi 10, Rossi e O’Ward sono gli unici con gomme dure

Al secondo giro Sato attacca Daly a Canada Corner e lo colpisce generando un po’ di scompiglio a centro gruppo; chi ne esce nel modo peggiore è proprio il pilota giapponese, che rovina il deviatore di flusso davanti alla ruota posteriore sinistra. I suoi meccanici saranno costretti a ripararlo alla prima sosta sotto caution.

Al quinto giro si verifica il primo sorpasso nelle prime posizioni quando Palou passa Herta in Curva 1. Al termine di quello stesso giro, la classifica vede Newgarden al comando con un secondo e mezzo su Harvey, 2 e mezzo su Palou, 3 e mezzo su Herta, 5 su Power e 5 e mezzo su Grosjean.

Cinque giri dopo Herta viene passato anche da Power e scivola al quinto posto. In testa alla gara Newgarden allunga e porta a cinque i secondi di vantaggio su Harvey, tallonato da Palou; Power è quarto a nove secondi mentre Herta, quinto, ha oltre dieci secondi di ritardo dal leader ed è tallonato da Grosjean. Le difficoltà per Herta proseguono e al Giro 11 arriva lungo in Curva 5 permettendo a Grosjean di superarlo.

Al termine del Giro 11 inizia il primo round di pit stop: Power, Grosjean, Herta, O’Ward e Pagenaud sono i più solleciti ad entrare e Herta, grazie all’azione dei suoi meccanici, riesce a tornare davanti al francese del team di Dale Coyne.

Al Giro 12 si ferma Harvey che torna in pista davanti a Power, il quale riesce però a scavalcarlo grazie alle gomme calde in Curva 5. Dopo un’altra tornata si fermano anche Newgarden e Rossi mentre per vedere la sosta di Palou è necessario aspettare il Giro 14. Al rientro in pista, lo spagnolo è alle spalle di Newgarden e davanti a Harvey.

Terminato il primo round di soste, a livello di pneumatici la situazione è speculare rispetto a quella dei primi giri: tra i primi Rossi e O’Ward sono gli unici con gomme morbide, mentre tutti gli altri hanno le dure.

Al Giro 17 arriva la prima caution a causa di un testacoda di Jimmie Johnson: l’ex pilota Nascar va largo all’uscita di Curva 7 e perde il controllo della macchina, la quale va in testacoda e attraversa tutta la pista prima di fermarsi nella via di fuga.

Si riparte al Giro 19 con Newgarden al comando davanti a Palou, Power, Harvey, Herta e Grosjean, ma quest’ultimo già alla prima staccata riesce a passare il pilota del team Andretti. Più indietro, O’Ward attacca Hunter-Reay in fondo a curva 5, finisce largo e spalanca la strada a Rossi che si prende l’ottava posizione. In questa fase il pilota californiano attraversa un buon momento per la propria gara e al Giro 22 si prende il settimo posto ai danni di Hunter-Reay.

Al Giro 23 arriva la seconda caution: Marcus Ericsson va largo all’uscita di Curva 3, fa un mezzo testacoda e fa spegnere il motore. Al giro successivo viene aperta la pit lane e, nonostante manchino ben 31 giri alla fine, quasi tutti i piloti si fermano ai box per la seconda sosta. Restano in pista solo Kevin Magnussen e Takuma Sato, col danese che si ritrova quindi al comando della sua prima gara nella NTT IndyCar Series.

All’uscita dalla pit lane c’è tanta confusione e si rischia più di un incidente, ma fortunatamente non si verificano problemi particolari. Tolti i primi due che non si sono fermati, Newgarden mantiene la testa del gruppo davanti a Palou, Power, Rossi (che ha guadagnato ben 4 posizioni), Herta, Harvey (che ne ha perse due), O’Ward e Hunter-Reay.

Si riparte al Giro 26 con Magnussen e Sato al comando e con Newgarden che deve fin da subito difendersi da Palou: lo spagnolo prova l’attacco in Curva 1, in Curva 3 e in Curva 5, ma il pilota del Team Penske resiste e non si fa scavalcare.

In mezzo ai primi c’è anche Jimmie Johnson, ovviamente doppiato, che porta un po’ di disordine: al Giro 27 la sua presenza permette a Herta di superare Rossi e di portarsi virtualmente al quarto posto; il figlio d’arte prova poi anche un attacco su Power, ma l’australiano tiene la posizione.

Magnussen, nel frattempo, è sempre in testa alla gara, ma la sua leadership ha vita breve: al Giro 29 arriva lungo in Curva 5 e si fa sdoppiare da Bourdais, alla tornata successiva deve difendersi da un attacco di Sato e al Giro 31 il giapponese lo passa, sempre in Curva 5. Al termine di quello stesso giro, il pilota McLaren si ferma ai box per la sua seconda sosta.

Tralasciando Sato, che si trova su una strategia differente, la lotta è molto aperta: c’è la necessità di risparmiare carburante e ciò impedisce a Newgarden di scappare come fatto nelle prime tornate. Al Giro 32 Palou prova un altro attacco nei suoi confronti, ma ancora una volta non va a buon fine; chi riesce nel suo intento è invece Colton Herta, che che in Curva 5 conquista l’ultimo gradino (virtuale) del podio superando Power. Un giro dopo l’australiano scivolerà al quinto posto dopo essere stato superato anche da Rossi.

Al Giro 34 termina la gara di Kevin Magnussen, fermato da un problema al motore in percorrenza di Curva 7; il danese parcheggia la macchina poche decine di metri dopo, ma la presenza della sua vettura costringe ancora una volta la direzione gara a chiamare in pista la pace car.

La neutralizzazione è una buona notizia vista la necessità di risparmiare carburante, ma mancano ancora troppi giri per poter pensare di rientrare per l’ultima sosta. Gli unici che provano l’azzardo strategico sono Harvey, Askew e Daly, che si fermano ai box al Giro 36 quando viene aperta la pit lane.

La successiva ripartenza del Giro 38 non modifica le posizioni, eccezion fatta per il sorpasso di Grosjean su Rahal per la sesta posizione. Dopo appena due giri in regime di bandiera verde, Scott Dixon si ferma ai box per la sua ultima sosta; un giro dopo si fermano anche Power e Newgarden mentre il Giro 41 vede i pit stop di Palou, Herta, Rossi e Grosjean; restano in pista perché fuori sequenza Chilton, Sato, Askew, Harvey e Daly.

La classifica dopo l’ultima sosta non è molto diversa da quella dei giri precedenti: l’unico cambiamento riguarda proprio Scott Dixon, che grazie alla sosta anticipata è riuscito a rimontare dall’ottava alla quinta posizione.

Mentre Chilton e Sato sanno per certo di doversi fermare nuovamente, Askew, Harvey e Daly girano su tempi molto alti per provare ad arrivare in fondo senza doversi fermare di nuovo. Le loro speranze verranno infrante negli ultimi giri di gara, ma già una manciata di giri dopo le ultime soste si capisce che la loro non è una strategia vincente: Newgarden e Palou passano prima Daly e poi Harvey portandosi al quarto e al quinto posto ad una decina di giri dalla fine.

In testa sembra difficile vedere un duello tra Newgarden e Palou, mentre nelle posizioni di rincalzo si mette di nuovo in luce Grosjean, purtroppo penalizzato da delle soste non velocissime. Il francese passa prima Rahal e poi, grazie ad una bellissima manovra all’esterno di Curva 1, anche Alexander Rossi.

Al Giro 48 si fermano Chilton e Sato e tre giri dopo rientra ai box anche Askew, che riconsegna la testa della gara a Newgarden. Sembra tutto pronto per la prima vittoria stagionale di Newgarden, ma a quattro tornate dalla conclusione arriva l’ultima caution di giornata provocata dal testacoda di Ed Jones a Canada Corner.

La neutralizzazione è molto breve e al Giro 54 si può ripartire per gli ultimi due giri: Newgarden scatta bene alla bandiera verde, ma in fondo al rettilineo qualcosa va storto: la sua macchina manca il passaggio dalla quinta alla sesta marcia e Palou, da dietro, coglie l’attimo per scavalcare il pilota del Team Penske e per portarsi in testa alla gara.

I problemi al cambio di Newgarden sono decisamente gravi: il pilota del Tennessee è riuscito a scendere alcune marce per affrontare le prime curve della pista, ma poi il suo cambio gli ha impedito di salire coi rapporti e nell’arco di poche curve viene sfilato prati. Newgarden scivola in fondo al gruppo e percorre gli ultimi due giri al rallentatore in una mesta 21esima posizione.

Con il problema di Newgarden, Palou non incontra particolari difficoltà nelle ultime due tornate: al termine dei 55 giri di gara, Alex Palou trionfa nel GP di Road America precedendo Colton Herta e Will Power sul traguardo. Quarto posto per Scott Dixon davanti ad un eccellente Romain Grosjean e a Marcus Ericsson, che negli ultimi 10 giri è risalito dalla sedicesima alla sesta posizione. Rossi, Sato, O’Ward e Chilton completano la Top-10

Le classifiche

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Immagine di copertina da IndyCar Media/James Black

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