Indycar | GP Monterey 2021: La cronaca e le classifiche

A seguire il resoconto e le classifiche del GP di Monterey 2021, vinto da Colton Herta davanti ad Alex Palou e a Romain Grosjean.

La cronaca

La griglia di partenza per il GP di Monterey vede Colton Herta e Alexander Rossi in prima fila davanti a Will Power ed Alex Palou; Pato O’Ward, il principale rivale dello spagnolo in campionato, parte dalla sesta posizione al fianco di Oliver Askew. Dopo la foschia mattutina, il cielo è limpido e non ci sono preoccupazioni dal punto di vista meteorologico per il Gran Premio.

Alla partenza scattano bene i primi quattro che mantengono le rispettive posizioni; perde invece terreno Askew, che già nelle prime curve viene scavalcato da 3/4 avversari. Chi parte molto bene è invece Scott Dixon, che risale subito al quinto posto davanti a O’Ward; il messicano è anche l’unico tra i piloti di testa ad essere partito con le gomme dure. All’uscita di Curva 3 Rosenqvist perde il controllo della vettura e va in testacoda, ma riesce a completare un perfetto 360° e a ripartire senza essere colpito da nessuno.

Il primo colpo di scena arriva già nel corso del secondo giro: Herta esce molto largo da Curva 4 mettendo le due ruote di sinistra sulla sabbia e perdendo velocità; alle sue spalle arriva Rossi che prova immediatamente un attacco all’ingresso della successiva Curva 5. Le due monoposto si toccano e la #27 compie un mezzo testacoda arrestandosi in prossimità delle gomme di protezione.

L’intervento della pace car è obbligato, con Rossi che perde un giro nel corso delle varie fasi di recupero della macchina e di riaccensione del motore.

Nelle retrovie sei piloti, tra i quali lo stesso Rossi, approfittano della neutralizzazione per fare il pieno di etanolo in modo da poter allungare il primo stint.

All’inizio del quinto giro si riparte con Herta al comando davanti a Power, Palou, Dixon, O’Ward, Ericsson, Pagenaud, Askew, Grosjean e McLaughlin. Il neozelandese del team Ganassi non è rapidissimo alla ripartenza e al tornante Andretti (Curva 2) fa da tappo ad O’Ward; Ericsson ne approfitta per scavalcare il messicano e salire in quinta posizione.

Il vantaggio delle gomme morbide nei confronti delle dure è significativo e al sesto giro anche Pagenaud attacca O’Ward all’esterno del Tornante Andretti. Non c’è invece differenza in termini di pneumatici tra Askew e Grosjean, con quest’ultimo che al settimo giro scavalca l’avversario all’interno del Cavatappi guadagnando l’ottava posizione.

Tra i protagonisti del campionato, il primo a fermarsi è Josef Newgarden: il pilota del Team Penske si ferma ai box al termine dell’ottavo giro mentre si trovava al 15° posto, frutto di una brutta qualifica al sabato.

Al decimo Grosjean guadagna un’altra posizione, stavolta nei confronti di O’Ward che continua a stringere i denti con le gomme dure. Al termine dello stesso passaggio rientra ai box anche Will Power: la sosta è molto anticipata sulla tabella di marcia e in effetti si intuisce subito che qualcosa non va: i meccanici non cambiano le gomme, ma smontano il cofano e intervengono sulla centralina. La sosta dura oltre tre minuti e l’australiano, al rientro in pista, ha due giri di ritardo nei confronti di Herta. Power porterà comunque a termine la gara, ma le sue speranze di un buon risultato durano appena dieci tornate.

Al Giro 12 arrivano le soste di Pagenaud, O’Ward e McLaughlin: la sosta del team McLaren è rapidissima e il messicano riesce a tornare in pista davanti al francese, che nei giri precedenti l’aveva scavalcato in pista. Al rientro in pista, tuttavia, davanti ad entrambi c’è Josef Newgarden, che ha sfruttato alla grande il vantaggio delle gomme fresche per recuperare secondi su secondi.

Avere gomme fresche è un vantaggio enorme: al Giro 14 si ferma Ericsson, che però alla ripartenza si trova alle spalle di O’Ward; lo svedese riparte davanti a Pagenaud, rallentato da Ilott. La classifica vede ancora Herta davanti a Palou, Dixon e Grosjean, ma al Giro 15 il francese scavalca il neozelandese con una staccata profondissima al Cavatappi.

Al termine del giro successivo si fermano ai box sia Palou che Dixon: lo spagnolo riesce a mantenere la posizione nei confronti di Newgarden, mentre il neozelandese torna in pista addirittura dietro a Ryan Hunter-Reay, che nei primi giri di gara occupava la 14esima posizione.

Herta rimane fuori altri tre giri prima della sosta: al contrario di Palou, ripartito ancora su gomme morbide, il pilota del team Andretti torna in pista con gli pneumatici a mescola dura. Dopo un altro giro si fermano anche Grosjean e Jones con le due vetture del team Coyne. La sosta della #51 non è velocissima e il francese, al suo rientro in pista, è solo 13° dietro a Dixon.

Dopo la sosta di Grosjean, Herta torna al comando della gara mentre Palou deve aspettare il 22° passaggio, quando si libera di Takuma Sato, per riportarsi alle sue spalle.

Al Giro 23 arriva il crollo nel rendimento degli pneumatici per Josef Newgarden: il pilota del Team Penske viene sorpassato da O’Ward alla staccata del tornante Andretti con una frenata molto ritardata; tra questa tornata e la successiva, Newgarden viene sfilato anche da Ericsson, Pagenaud, McLaughlin e Hunter-Reay. Al termine del 24° passaggio il pilota del Tennessee si ferma ai box e passa definitivamente sulla strategia a quattro pit stop.

Oltre a Newgarden, inizia a perdere terreno anche Sebastien Bourdais, risalito momentaneamente nelle posizioni di testa grazie alla sosta effettuata in regime di safety car: nell’arco di poche tornate il francese scivolerà dalla terza all’undicesima posizione prima di rientrare ai box per il rifornimento.

Dopo il primo round di pit stop, la gara è divisa in due: davanti a tutti ci sono Herta e Palou, separati tra loro da una manciata di secondi; dietro a loro, O’Ward guida un nutrito gruppo di inseguitori tutti in lotta tra loro, ma il distacco del messicano nei confronti del leader è ormai superiore ai venti secondi. Nelle posizioni di rincalzo la lotta non manca: in un paio di tornate prima Hunter-Reay e poi Rahal scavalcano McLaughlin, a sua volta in difficoltà con gli pneumatici più morbidi.

Al Giro 30 Grosjean si riporta in Top-10 scavalcando nuovamente Dixon e al passaggio successivo il francese si libera anche del connazionale Bourdais guadagnando la nona posizione. Tre passaggi dopo, Hunter-Reay rientra ai box per il secondo rifornimento lasciando la sesta posizione a Rahal.

Al Giro 36 Grosjean compie un altro sorpasso al tornante Andretti, stavolta ai danni di McLaughlin per la settima posizione: la scelta di posticipare la sosta sta evidentemente iniziando a dare i primi frutti.

In testa alla gara, Herta mantiene un vantaggio di circa 5 secondi su Palou, che da qualche tornata ha iniziato a soffrire molto il degrado degli pneumatici più morbidi. Alle spalle dello spagnolo rimane O’Ward, che però ha ben 28 secondi di ritardo dalla vetta della gara; dal canto suo, il messicano può contare su un paio di secondi di vantaggio nei confronti del terzetto composto da Ericsson, Pagenaud e Rahal.

Al 37° giro si arriva ad un passo dalla seconda caution di giornata: Sato prende violentemente il dissuasore all’interno del Cavatappi e perde il controllo della vettura; nel tentativo di lasciarla scorrere fuori traiettoria verso la parte sinistra della pista, il giapponese colpisce Dixon facendogli perdere a sua volta il controllo della vettura. Nonostante l’impatto, entrambe le vetture riescono a proseguire anche se il giapponese sarà costretto ad una sosta ai box per riparare i danni alla sospensione posteriore destra.

Sempre al Giro 37 si fermano anche Ericsson e McLaughlin, che occupavano rispettivamente la quarta e l’ottava posizione; dopo un passaggio si ferma O’Ward e alla tornata successiva rientra anche Palou, la cui sosta dura qualche secondo di troppo per permettere ai meccanici di operare delle correzioni importanti all’incidenza dell’ala anteriore della sua vettura per tener conto del passaggio dalle gomme morbide alle dure. Ciononostante, il vantaggio accumulato era tale che, al rientro in pista, lo spagnolo si trova ancora in seconda posizione.

Al Giro 41 rientra ai box Rahal, che al rientro in pista si trova davanti a Pagenaud: l’ottima gestione delle gomme nella parte finale dello stint ha permesso al pilota dell’Ohio di guadagnare una posizione nei confronti del francese.

La seconda sosta di Colton Herta arriva al Giro 43, quattro tornate dopo quella di Palou: le gomme nuove hanno permesso allo spagnolo di recuperare e, al rientro in pista, sono solamente due i secondi che li separano.

Dopo le soste Herta e Palou mantengono le prime due posizioni davanti a Grosjean e a Jones, che come in occasione della prima sosta hanno deciso di posticipare il rifornimento. Alle spalle del duo del team di Dale Coyne ci sono O’Ward, Ericsson, Newgarden (che, come Grosjean e Jones, ha ancora due soste da fare), Rahal, Pagenaud e Hunter-Reay a completare la Top-10.

La sosta dei due piloti del team Coyne arriva al Giro 46, lo stesso in cui Rahal infila Newgarden per la settima posizione (che diventerà la quinta dopo la sosta di Grosjean e Jones). Al rientro in pista il francese è decimo alle spalle di McLaughlin (guadagneranno entrambi una posizione grazie alla sosta di Newgarden), ma con gomme dure e fresche può spingere al massimo: in breve tempo ricuce il gap che lo separa dai piloti davanti a lui e, nel corso del Giro 51, scavalca prima McLaughlin e poi Hunter-Reay risalendo così in settima posizione.

Nel frattempo la gara dei primi due si è leggermente complicata: Herta e Palou si trovano alle spalle di un gruppetto di doppiati composto da Max Chilton, Jimmie Johnson (in lotta tra loro) e Felix Rosenqvist. Lo svedese tiene dietro a sé Herta senza fare troppa fatica e questo permette un lento riavvicinamento non solo di Palou, ma anche di O’Ward; ciononostante, il gap che separa il messicano dai primi due è troppo consistente e, nonostante la presenza dei doppiati più lenti, anche nei giri successivi rimarrà abbondantemente al di sopra dei 15 secondi.

Per una decina di giri, la classifica non vede mutamenti significativi nelle prime posizioni: alle spalle di Herta e Palou ci sono sempre O’Ward, Ericsson, Rahal, Pagenaud e Grosjean, tutti molto vicini tra loro. L’unico brivido in questa fase di gara arriva al Giro 59, quando Herta si libera del doppiato Rosenqvist con una manovra improvvisa all’ingesso di Curva 10.

L’ultima tornata di pit stop della gara viene inaugurata al Giro 64 da Hunter-Reay e da Bourdais, con il francese che dà anche una leggera “bussata” al posteriore della vettura dell’americano al momento di inserire il limitatore di velocità.

Tuttavia è solo dal Giro 66 che la pit lane inizia a riempirsi: i primi a rientrare sono Palou (che nel frattempo aveva perso qualche secondo da Herta) e O’Ward, imitati un giro dopo da Ericsson, Rahal e Pagenaud. La sosta del pilota americano è rapidissima e gli consente non solo di scavalcare Ericsson in pit lane, ma anche di tornare in pista davanti ad O’Ward e di conquistare così la terza posizione “virtuale”. Ericsson, invece, commette un piccolo errore arrivando lungo al tornante in uscita dai box, ma la sua è poco più di una sbavatura e la vettura #8 riesce a mantenere la posizione su Pagenaud.

Al Giro 68 arriva anche la sosta di Colton Herta: il leader della gara riparte tranquillamente davanti a Palou, ma stavolta non è riuscito a mantenere la posizione nei confronti di Grosjean. Il francese rimane in pista per altri quattro passaggi, durante i quali Herta riesce a scavalcarlo senza troppa difficoltà approfittando del miglior stato di forma dei suoi pneumatici.

Per Herta, l’ultima fase di gara sembra non presentare troppe difficoltà: alle sue spalle ci sono infatti i doppiati Hinchcliffe, Johnson e Chilton, i quali tengono a distanza Palou; lo spagnolo, dal canto suo, non può essere troppo rilassato, perché Rahal lo segue con un distacco inferiore ai 10 secondi.

Al Giro 73 si ferma anche Romain Grosjean: alla ripartenza il francese è settimo alle spalle di O’Ward, Ericsson e Pagenaud, ma l’aver ritardato l’ultima sosta di quasi 10 giri rispetto agli avversari gli permette di affrontare le 22 tornate conclusive della gara senza troppe preoccupazioni né di carburante, né di consumo gomme. Inoltre il pilota del team Coyne può sfruttare anche il vantaggio della mescola più morbida, mentre tutti i piloti davanti a lui (eccetto Rahal) hanno le gomme dure.

I risultati si vedono ben presto: il francese inizia a recuperare terreno nei confronti di chi lo precede al ritmo di un secondo al giro e a 15 passaggi dalla conclusione è ormai in scia al gruppo che lo precede. Al Giro 79 passa il connazionale Pagenaud, al Giro 80 infila Ericsson all’ultima curva e all’inizio del Giro 81 si libera anche di O’Ward all’esterno di Curva 3 in quella che, con ogni probabilità, è la manovra più bella dell’intera gara.

Due giri dopo, Grosjean passa anche Rahal al tornante Andretti e si porta sul gradino più basso del podio.

La gara, tuttavia, non è finita: con 11 giri da percorrere, Grosjean sembra avere le carte in regola per andare a prendere perlomeno la seconda posizione di Alex Palou, che perde circa un secondo al giro nei suoi confronti.

La rimonta di Grosjean prosegue inesorabile fino al Giro 89, anche grazie alla collaborazione di qualche doppiato che ostacola (legittimamente) la gara di Palou. A sei tornate dalla fine, tuttavia, Grosjean attacca con molta aggressività (forse troppa) il doppiato Johnson al Cavatappi e le due macchine entrano in contatto tra loro. Il francese riesce a proseguire, anche se riporta un danno alla carrozzeria.

Da questo momento in poi il vantaggio prestazionale nei confronti di Herta e Palou va scemando, anche perché l’usura delle gomme morbide, per quanto buona, inizia a farsi sentire. All’inizio dell’ultimo giro Herta, Palou e Grosjean sono separati da circa cinque secondi e solo un errore può cambiare le sorti della gara. L’errore, tuttavia, non arriva, e i primi tre mantengono le rispettive posizioni sotto la bandiera a scacchi.

Dopo 95 giri Colton Herta vince per la seconda volta consecutiva il GP di Monterey con due secondi di vantaggio su Palou e quattro su Grosjean. Rahal segue in quarta posizione a 14 secondi, O’Ward è quinto a 24 e mezzo davanti ad Ericsson e a Newgarden, che per alcuni giri era sembrato essere in grado di strappare la sesta posizione al pilota svedese. Pagenaud chiude ottavo davanti ad Askew e Jones.

Le classifiche

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Immagine di copertina da IndyCar Media/Chris Owens

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