Indycar | GP Long Beach 2021: Herta si aggiudica la gara, il titolo va a Palou

10 anni dopo Dario Franchitti, la monoposto #10 torna in cima al mondo della NTT INDYCAR SERIES: con una fantastica rimonta dalla 14esima posizione Colton Herta vince il Gran Premio di Long Beach, ma i riflettori sono tutti puntati su Alex Palou, che con il quarto posto odierno si laurea campione al suo secondo anno nella categoria, il primo con il team di Chip Ganassi.

Anche oggi il pilota spagnolo ha concretizzato al meglio il pacchetto a sua disposizione dopo una qualifica non eccezionale che l’aveva visto relegato solamente al decimo posto. Il quarto posto che gli è valso il titolo di campione, in questo senso, rappresenta alla perfezione una stagione in cui Palou ha lasciato per strada punti importanti davvero in pochissime occasioni, quasi sempre per colpe non sue.

Per lui, in realtà, le cose si sono messe bene fin dal primo giro: arrivato a Long Beach con 35 punti di vantaggio nei confronti di Patricio O’Ward, Palou ha beneficiato del clamoroso tamponamento di Ed Jones ai danni del pilota messicano, che è finito in testacoda all’uscita del tornantino ripartendo dall’ultima posizione.

Gli effetti della scellerata manovra del pilota con la licenza di Dubai, tuttavia, non si sono fermati con quel testacoda: poco prima del ventesimo giro ha ceduto il semiasse posteriore destro della macchina di O’Ward, proprio quello colpito ad inizio gara da Jones. Il pilota della #5 di Arrow McLaren SP è pertanto uscito quasi subito dalla gara e, di riflesso, dalla contesa per il campionato, con Palou che si è trovato così nella condizione di dover tenere sotto controllo solamente Newgarden.

Anche questo aspetto, tuttavia, non è stato particolarmente complicato da gestire, tenendo conto che a Palou bastava chiudere in 23esima posizione e che Newgarden era obbligato a prendere tutti i punti bonus. Il colpo decisivo, in tal senso, l’ha messo proprio Colton Herta, il vincitore della gara, che dopo 73 degli 85 giri previsti si è assicurato i due punti bonus riservati a chi completa più giri al comando in gara.

Per Palou gli ultimi 12 giri sono diventati una sorta di lunga passerella in attesa della bandiera a scacchi che ha suggellato definitivamente il suo trionfo in questo campionato. Oltre a Palou festeggia anche Chip Ganassi, che si aggiudica il secondo titolo consecutivo nella NTT INDYCAR SERIES dopo quello vinto da Scott Dixon nel 2020; per l’organizzazione del manager di Pittsburgh si tratta inoltre del titolo numero 14 negli ultimi 25 anni.

La giusta celebrazione del risultato ottenuto da Palou non deve però oscurare la gara straordinaria di Colton Herta, dominatore assoluto della gara dopo essere partito dalla settima fila sullo schieramento di partenza a causa dell’errore in qualifica ieri. Herta ha condotto una gara d’attacco fin dalla partenza, recuperando posizioni su posizioni in pista nei confronti dei suoi avversari.

La supremazia di Herta si è espressa in particolar modo nel secondo stint, da lui disputato con gomme morbide mentre i suoi principali avversari erano sulle dure. La mescola più tenera gli ha sicuramente dato una mano, ma ciò non toglie nulla alla rimonta da lui compiuta. Nel finale, il pilota californiano si è infine dovuto difendere dal ritorno di Newgarden e Dixon, che però non sono riusciti a sfruttare il vantaggio in termini di pneumatici come aveva invece fatto Herta nella fase centrale della gara.

Con questa terza vittoria stagionale, Herta ribadisce una volta di più la sua velocità: ora, per puntare a qualcosa in più della singola vittoria di tappa, sarà necessario compiere un passo in avanti dal punto di vista della visione del campionato. Errori come quello di Nashville sono devastanti nel momento in cui si lotta per il titolo.

Sul podio al fianco di Herta si sono piazzati anche Josef Newgarden e Scott Dixon, con quest’ultimo che non è mai riuscito ad impensierire realmente il pilota del Team Penske. Detto del quarto posto di Palou, alle sue spalle si è piazzato Simon Pagenaud, che ha chiuso con una buona prestazione quella che, molto probabilmente, è stata la sua ultima gara con la squadra di Roger Penske.

Buoni piazzamenti anche per Rossi e Harvey, rispettivamente sesto e settimo, mentre Sebastien Bourdais ha chiuso in ottava posizione la sua ultima gara da pilota full-time nella NTT INDYCAR SERIES. La Top-10 viene completata da Takuma Sato, che probabilmente dopo questa gara lascerà il team Rahal-Letterman-Lanigan Racing, e da Will Power.

Da segnalare anche l’11° posto di Scott McLaughlin, che con questo risultato conquista il titolo di Rookie of the Year. Al di là di ciò, forse era lecito aspettarsi qualcosa di più dal neozelandese, che si è veramente messo in luce solamente in occasione della prima gara al Texas Motor Speedway. Già nel 2022 McLaughlin sarà chiamato a compiere un passo avanti e a piazzarsi stabilmente tra i protagonisti della serie.

Fuori gara Romain Grosjean, l’unico avversario del neozelandese nella lotta al titolo di miglior esordiente dell’anno. Il francese ha disputato l’ennesima gara piena di aggressività, ma stavolta si è spinto un po’ troppo oltre: poco dopo la seconda sosta ha infatti toccato il muretto con la sospensione posteriore sinistra mentre si trovava in settima posizione. Grosjean è stato costretto a perdere rientrare ai box e a perdere diversi giri per le riparazioni, prima di ritirarsi definitivamente dalla gara.

Poche soddisfazioni anche per un altro pilota che chiude un capitolo importante della sua carriera, ovvero Ryan Hunter-Reay, alla sua ultima gara col team Andretti. Il pilota statunitense è stato prima tamponato da Colton Herta nella confusione generata da Ed Jones al primo giro e poi è stato vittima di una gomma fallata che l’ha costretto ad un lento rientro ai box poco dopo metà gara. Alla fine, Hunter-Reay ha tagliato il traguardo in 23esima ed ultima posizione.

Con il GP di Long Beach va in archivio la stagione 2021 della NTT INDYCAR SERIES. Da domani si inizierà già a guardare al 2022, che si aprirà il 27 febbraio con il GP di St.Petersburg.

Immagine di copertina da Indycar Media/Joe Skibinski

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