L’annuncio della nuova tappa di Barcellona arriva a quasi vent’anni dall’ultima trasferta transatlantica delle ruote scoperte americane, avvenuta in Olanda al tramonto dell’era Champ Car
Il recente annuncio relativo all’inserimento dell’inedito Gran Premio di Barcellona nel calendario 2027 della Indycar Series ha sancito ufficialmente il ritorno in Europa della categoria regina delle ruote scoperte americane. Una mossa che pone fine a un’assenza di ben due decenni e rinnova uno storico legame, fatto di trasferte sporadiche ma sempre significative, che si era sostanzialmente interrotto nel 2007, quando per l’ultima volta una corsa della serie a stelle strisce si era svolta nel Vecchio Continente, in occasione del Gran Premio disputato dalla Champ Car sulla pista olandese di Assen.
La trasferta del 2007, che comprese anche un ulteriore appuntamento sul tracciato belga di Zolder, andò in scena in un momento storico molto peculiare per le ruote scoperte americane: si era infatti alle battute conclusive della nefasta scissione tra la Indy Racing League, organizzata dai gestori dell’autodromo di Indianapolis e concepita principalmente per i circuiti ovali, e la ormai moribonda Champ Car, erede della gloriosa CART che, sempre più afflitta da problemi economici e dal crescente disinteresse del pubblico, si era ormai focalizzata esclusivamente sui tracciati stradali. A dispetto delle limitazioni finanziarie, tuttavia, nel 2007 la Champ Car aveva comunque presentato numerose novità, introducendo una nuova vettura, la Panoz DP01 motorizzata Cosworth, proponendo per la prima volta le partenze da fermo e impostando la durata delle corse non più su una distanza stabilita in giri, bensì su un limite fisso di un’ora e 45 minuti; in aggiunta, la serie aveva appunto annunciato il sorprendente inserimento nel calendario dell’inedita trasferta europea tra Belgio e Paesi Bassi, in un estremo tentativo di rilancio della categoria anche al di fuori della tradizionale nicchia nordamericana.
Nel week-end del 2 settembre, quindi, il leggendario TT Circuit di Assen vide di scena la serie statunitense, che peraltro, dopo buoni riscontri di pubblico già nel precedente appuntamento di Zolder, richiamò un numero inaspettatamente elevato di spettatori, probabilmente anche grazie alla presenza del pilota di casa Robert Doornbos. A dispetto della pole position prevedibilmente conquistata dal favorito Sébastien Bourdais, da quattro anni dominatore della categoria sotto le insegne del Newman/Haas Racing, la corsa venne animata da non pochi colpi di scena: bruciato al via dal britannico Justin Wilson, il leader del campionato accusò infatti già nel corso del primo giro un problema elettronico legato alla gestione del Push-to-Pass (allora denominato Power-to-Pass), per poi stallare durante una sosta ai box e doversi infine accontentare di un deludente settimo posto finale.
I problemi del francese lasciarono dunque via libera a Wilson, contrastato però dal brasiliano Bruno Junqueira: reduce dal podio ottenuto nella precedente corsa di Zolder, il pilota di Dale Coyne Racing approfittò di un pit-stop iniziale in regime di bandiera gialla per portarsi al comando nelle fasi centrali, allineando progressivamente la propria strategia alternativa a quella di Wilson. Nel frattempo, il ripetersi di ulteriori glitch elettronici legati al Power-to-Pass su alcune vetture aveva spinto la direzione di gara a disabilitare la funzione per tutti i piloti, aumentando la difficoltà nei sorpassi e favorendo ulteriormente Junqueira; proprio in occasione dell’ultimo pit-stop, tuttavia, il brasiliano fu vittima di un problema al limitatore di velocità che gli costò svariati secondi, vedendo vanificata la propria strategia vincente e scendendo in terza posizione alle spalle di Wilson e del sorprendente Jan Heylen.
Al termine di una corsa rocambolesca, Justin Wilson andò quindi a conquistare la prima vittoria stagionale per il team RuSPORT, un successo destinato a lanciare l’indimenticato pilota britannico verso il secondo posto in classifica generale alle spalle dell’imprendibile Bourdais. Il belga Heylen confermò il secondo posto, che gli valse anche l’unico podio in carriera proprio all’ultima gara disputata nella serie (a partire dalla corsa successiva sarebbe stato sostituito in seno al Conquest Racing dal francese Nelson Philippe), mentre Junqueira si dovette accontentare della terza piazza, vedendo sfumare quella che sarebbe stata anche la prima storica vittoria per Dale Coyne Racing; tra i grandi delusi, in aggiunta a Bourdais, conclusero nelle retrovie anche Doornbos e un giovane Will Power, mai in lizza per il podio e ulteriormente penalizzati da errori strategici.
La movimentata gara di Assen, dominata da piloti di scuola europea (Junqueira, Wilson e Bourdais erano stati campioni di Formula 3000), segnò quindi l’ultima apparizione della Indycar nel Vecchio Continente. La tanto attesa riunificazione tra Champ Car e IRL, avvenuta all’inizio del 2008, pose finalmente termine al nocivo conflitto tra le due serie e favorì l’inizio di un lento ritorno alla popolarità per la Indycar, ma non senza perdite collaterali: l’ipotetico calendario inizialmente annunciato dalla Champ Car in vista della nuova stagione, che comprendeva di nuovo le gare di Zolder e Assen oltre a un ulteriore appuntamento inedito sulla pista spagnola di Jerez, fu infatti quasi completamente abbandonato, portando all’esclusione di tutte le tappe europee.
Tale tendenza, rafforzata dalla crisi economica degli anni seguenti e dalla necessità di ricostruire il successo della categoria primariamente dalle radici americane, finì quindi per sancire l’inizio della lunga assenza della serie dal suolo europeo, confermata fino al 2026. L’approdo a Barcellona, previsto per il 18 luglio 2027, costituirà dunque l’occasione per porre fine a un distacco durato fin troppo a lungo, compensando idealmente l’annullamento della corsa prevista a Jerez nel 2008 e ridando finalmente vita alla tradizione delle corse americane in Europa: una tradizione mai del tutto consolidata ma comunque segnata da tappe significative su piste leggendarie quali Monza, Silverstone e, appunto, Assen.
Media: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Justin_Wilson_(427420839).jpg, Don France from Saint Augustine, FL, USA, CC BY 2.0 via Wikimedia Commons
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