Indycar | 500 Miglia di Indianapolis 2022: La cronaca e le classifiche

A seguire la cronaca e le classifiche della 500 Miglia di Indianapolis 2022 vinta da Marcus Ericsson davanti a Patricio O’Ward e a Tony Kanaan.

La cronaca

Alla bandiera verde Dixon tiene la prima posizione davanti a Palou e Van Kalmthout, i quali mantengono così le posizioni della griglia di partenza; Ericsson guadagna una posizione ai danni di Carpenter portandosi in quarta posizione. Sul rettilineo opposto ai box Palou scavalca Dixon e chiude davanti a tutti il primo giro di gara. Pochi secondi dopo anche Van Kalmthout passa il pilota del team Ganassi, il quale a sua volta torna al secondo posto nel corso del quinto giro.

Ad inseguire i tre piloti di testa ci sono Ericsson, Carpenter, Kanaan, O’Ward (risalito dall’undicesimo posto di partenza al settimo), Rosenqvist, Power e Grosjean.

Nel corso dell’intero primo stint di gara la lotta si sviluppa principalmente tra Dixon e Palou, che si scambiano di posizione in ben cinque occasioni allo scopo di tenere la leadership della gara senza che però uno dei due sia eccessivamente penalizzato dall’aprire l’aria al resto del gruppo. Per il resto va segnalato solamente il crollo di Power, che in una ventina di tornate scivola fino al quattordicesimo posto.

I primi piloti a fermarsi sono Hildebrand (Giro 28) e Daly (Giro 29); non occorre però aspettare molto per vedere le soste dei leader, visto che Dixon rientra ai box per il suo primo rifornimento al termine del Giro 30. Da questo momento i pit stop si susseguono a ruota: dopo Dixon si fermano Palou, Ferrucci (Giro 31), Van Kalmthout, Grosjean (Giro 32), Ericsson, Carpenter e Kanaan (Giro 33). Tra i primi gli unici che ritardano la sosta sono i due piloti McLaren: sia O’Ward che Rosenqvist rientrano al termine del Giro 35.

Il primo round di pit stop termina ufficialmente al Giro 37 con le soste di Castroneves e Montoya: dopo i loro rifornimenti, Palou torna al comando della gara davanti a Van Kalmthout e a Dixon; quest’ultimo era tornato in pista al primo posto virtuale, ma aveva dovuto cedere agli attacchi dei suoi due giovani rivali nelle tornate immediatamente successive al pit stop. Dietro al neozelandese troviamo Ericsson, O’Ward, Carpenter, Rosenqvist, Ferrucci, Kanaan (che ha perso qualche posizione durante le soste) e Sato a completare la classifica dei primi 10.

Al Giro 39 arriva la prima neutralizzazione della giornata e a provocarla è proprio Van Kalmthout, uno dei grandi protagonisti delle prime 100 miglia (scarse) di gara. La sua macchina parte in sovrasterzo, l’olandese in un primo momento sembra riuscire a riprenderla ma in uscita di curva la vettura è completamente intraversata e va a sbattere con la posteriore destra contro le barriere di protezione.

La neutralizzazione arriva subito dopo il primo giro di rifornimenti e, in una pista a basso degrado gomme come Indianapolis, ciò fa sì che quasi nessuno approfitti della pausa per rientrare ai box. Si fermano in pit lane solamente cinque piloti in fondo alla classifica, con la speranza di ritardare di qualche giro la seconda sosta rispetto agli altri; tra questi c’è Will Power, scivolato in fondo dopo una prima sosta molto lenta.

Si riparte al termine del Giro 46 con Palou al comando davanti a Dixon, Ericsson, O’Ward, Carpenter, Rosenqvist, Ferrucci, Kanaan, Sato e Newgarden. Alla bandiera verde le prime posizioni non cambiano, ma immediatamente alle loro spalle si rimescola tutto: Sato riparte in modo eccezionale e ancor prima di arrivare in Curva 1 scavalca i tre piloti davanti a lui portandosi al sesto posto; dal lato opposto della pista, tutto all’interno, Kanaan supera a sua volta Rosenqvist e Ferrucci e, al termine del rettilineo di ritorno, ha la meglio anche nei confronti del giapponese.

Superati i primi convulsi attimi dopo la ripartenza, il copione non è molto diverso da quello del primo stint: Dixon e Palou si alternano al comando per risparmiare carburante, mentre alle loro spalle il gruppo mantiene le posizioni. Chi perde terreno è invece Colton Herta, palesemente non a proprio agio con la macchina di riserva dopo l’incidente nel Carb Day: ripartito 26esimo, nel corso del secondo stint di gara finisce addirittura in coda al gruppo dei piloti a pieni giri.

Il primo a fermarsi per la seconda sosta è ancora JR Hildebrand, che rientra al termine del Giro 64; quattro tornate dopo si ferma anche Dixon, che in quel momento si trovava al secondo posto alle spalle di Palou.

Mentre il neozelandese riparte dalla sua piazzola, Callum Ilott finisce violentemente a muro in Curva 2 provocando la seconda neutralizzazione della giornata. Come accaduto a Van Kalmthout, anche il britannico a centro curva perde il controllo della vettura che, dopo tre quarti di testacoda, va a sbattere frontalmente contro le barriere di protezione. L’urto è violento, il pilota esce dalla macchina ma riporta una lesione al polso destro che lo obbligherà a saltare il prossimo appuntamento di Detroit.

Ilott a parte, chi fa maggiormente le spese di questa neutralizzazione è il leader della gara, Alex Palou, che entra in pit lane subito dopo l’accensione del segnale di chiusura della pit lane quando ormai era troppo tardi per riportarsi sulla linea di gara. Lo spagnolo attraversa una prima volta la corsia dei box senza fermarsi e due tornate dopo rientra nuovamente a pit lane ancora chiusa per un rabbocco rapido di carburante allo scopo di non rimanere a secco.

Solamente al giro successivo, il numero 72, Palou potrà effettuare il servizio “completo” così come tutti gli altri piloti che non si erano ancora fermati ai box; in base al regolamento, lo spagnolo dovrà accodarsi in fondo al gruppo alla successiva ripartenza per aver effettuato un rabbocco di carburante mentre la pit lane era ancora chiusa.

Dopo le soste il primo ad uscire dalla pit lane è O’Ward, che mantiene così la posizione su Ericsson, Kanaan e Ferrucci; questi, tuttavia, devono accodarsi a Dixon e a Daly, gli unici piloti che, pur avendo effettuato la sosta prima della neutralizzazione, erano riusciti a rimanere nel giro del leader.

Alla ripartenza, che arriva al termine del Giro 77, Dixon è al comando della gara davanti a Daly, O’Ward, Ericsson, Kanaan, Ferrucci, Carpenter, Rosenqvist, Newgarden e Sato. Palou, dopo la penalità, riparte 30° davanti solamente al doppiato Stefan Wilson. Allo sventolare della bandiera verde O’Ward prova ad attaccare Daly e Kanaan prova a fare lo stesso su Ericsson, ma entrambi devono alzare il piede. Al termine di quello stesso giro Ericsson prende la terza posizione ai danni di O’Ward, che a sua volta risponde mezzo giro dopo per tornare dietro ai primi due.

Daly ha preso il posto di Palou come primo avversario di Dixon, ma la modalità di svolgimento della gara non si discosta molto da quanto visto nei primi 60 giri; Dixon e Daly si scambiano più volte la posizione fino al Giro 86, quando il neozelandese si prende il comando della gara per non lasciarlo più per i successivi 20 giri.

Al traguardo di metà gara la classifica è sostanzialmente la stessa maturata nei primissimi giri successivi alla ripartenza: Dixon è sempre al comando davanti a Daly, O’Ward, Ericsson, Kanaan, Ferrucci, Carpenter, Newgarden, Rosenqvist e Sato.

Il terzo round di soste si apre al Giro 103 con la sosta di Herta, di nuovo desolatamente utlimo tra i piloti a pieni giri; due tornate dopo di lui si ferma Daly, che anche stavolta anticipa il rifornimento rispetto agli altri piloti di testa.

Come accaduto una trentina di giri prima, anche stavolta la mossa di Daly è corretta: mentre il pilota dell’Indiana si trova all’interno della pit lane, Romain Grosjean va a muro, sempre in Curva 2, provocando la terza interruzione della giornata. Al contrario di quanto accaduto in precedenza con Palou, stavolta nessuno è costretto ad effettuare soste di emergenza e tutti possono rientrare regolarmente per il terzo pit stop della giornata.

Dixon esce dai box ancora davanti a tutti seguito da O’Ward; seguono poi Ferrucci e Rosenqvist, che rispetto alla classifica prima delle soste hanno guadagnato due e tre posizioni. Chi ha perso parecchie posizioni al pit stop è Newgarden, che è protagonista di una sosta lentissima e che per questo motivo è l’ultimo pilota ad uscire dalla corsia dei box.

Alle spalle della pace car non si trova però Dixon, bensì Conor Daly, che grazie alla sosta anticipata e al fatto di essere riuscito a rimanere nel giro del leader ha approfittato della sosta “di gruppo” per balzare in testa alla gara.

La bandiera verde torna a sventolare al termine del Giro 112: Daly riparte davanti a Dixon, O’Ward, Ferrucci, Rosenqvist, Carpenter, Kanaan, Ericsson, Sato e Pagenaud; Palou è 20°, Newgarden 27°.

La ripartenza mescola le prime posizioni: Daly non parte benissimo e già prima del traguardo viene scavalcato di gran carriera da Dixon e da O’Ward per poi essere superato anche da Ferrucci. Il primo ad arrivare in Curva 1 è il messicano della Arrow McLaren SP mentre Dixon deve difendersi all’interno dall’attacco di Ferrucci. Il neozelandese tiene la posizione, il pilota del team Dreyer&Reinbold perde l’inerzia e nel rettilineo ai box viene superato da Daly che si riprende la terza posizione. Alle loro spalle Rosenqvist mantiene il quinto posto mentre Carpenter perde tre posizioni in poche tornate a vantaggio di Kanaan, Ericsson e Sato.

O’Ward non riesce a completare nemmeno un giro al comando della gara: ancor prima del termine del Giro 113 Dixon torna davanti a lui

Dixon, O’Ward e Ferrucci si liberano subito di Daly con il messicano che si prende la prima posizione mentre Dixon resiste all’attacco di Ferrucci. Daly poi si riprende la posizione. Al termine del giro 113 Dixon si riprende la prima posizione davanti a O’Ward e due tornate dopo Rosenqvist scavalca Ferrucci per la quarta posizione all’esterno di Curva 1.

Le prime posizioni si cristallizzano e non cambiano più fino alla successiva tornata di pit stop, la penultima della gara; al contrario di quanto accaduto nella prima metà di gara, stavolta Dixon mantiene la prima posizione per l’intera durata dello stint senza alternarsi al comando con chi si trova subito dietro a lui, in questo caso O’Ward.

Escludendo i piloti a fondo classifica, il primo a fermarsi per il quarto rifornimento è Carpenter al Giro 139; due tornate dopo si ferma Dixon, imitato al passaggio successivo anche da Daly.

Il round di soste sotto bandiera verde si estende per parecchi giri: dopo il pilota di Noblesville si fermano Rosenqvist (Giro 143), O’Ward, Ferrucci (Giro 144), Kanaan, Sato (Giro 145), Ericsson (Giro 146) e infine Palou (Giro 147) che completa la sequenza dei pit stop.

Durante le soste la classifica si è rimescolata: il pit stop di Dixon non è stato eccellente, tanto da perdere le posizioni nei confronti di O’Ward e di Rosenqvist; il neozelandese scavalca rapidamente lo svedese, ma il messicano ha un buon vantaggio e si trova saldamente al comando della gara.

Dietro ai primi tre citati in precedenza troviamo Daly, Ferrucci, Ericsson, Kanaan, Pagenaud, Castroneves e Rossi, risalito in Top-10. Ha perso invece posizioni Carpenter, che nei giri immediatamente successivi alla sosta è stato superato da Castroneves e Rossi.

La più lunga sequenza di giri in regime di bandiera verde si interrompe bruscamente nel corso del Giro 152: McLaughlin perde il controllo della vettura in percorrenza di Curva 3, controsterza ma, anziché riportare la macchina sulla linea ideale, la fa partire per la tangente.

La macchina colpisce le barriere con la parte anteriore destra, rimbalza verso l’interno della pista e prosegue la sua corsa ormai priva di ogni controllo. La #3 va verso la corsia di decelerazione per i box normalmente usata durante le prove, passa all’interno di Curva 4, torna in pista tagliando pericolosamente la strada a Carpenter e va a colpire le barriere esterne una seconda volta, nuovamente con un angolo non particolarmente favorevole. Il pilota esce dall’abitacolo un po’ intontito ma fortunatamente senza conseguenze fisiche.

La caution arrivata durante la neutralizzazione fa sì che in pochi approfittino della situazione per rifornire. Gli unici che provano qualcosa di diverso sono Sato, Newgarden, Harvey, Johnson e Andretti, che provano a riempire il più possibile il serbatoio con la speranza che nei giri successivi ci siano altri interventi della pace car per arrivare in fondo senza altri rifornimenti.

Si riparte al termine del Giro 158 con O’Ward in testa davanti a Dixon, Rosenqvist, Daly, Ferrucci, Ericsson, Kanaan, Pagenaud, Castroneves e Rossi. La ripartenza è meno caotica delle precedenti, ma comunque non mancano gli avvicendamenti di rilievo: Dixon si libera di O’Ward ancor prima di arrivare alla linea del traguardo ed Ericsson scavalca Ferrucci all’esterno di Curva 1 portandosi al quarto posto.

Buone anche le ripartenze di Rossi, che si libera di entrambe le vetture del Meyer-Shank Racing, e di Carpenter, che scavalca Castroneves e torna così tra i primi 10. L’inerzia acquisita da Rossi è eccellente e nel rettilineo di ritorno si affianca a Ferrucci e a Kanaan scavalcando entrambi; il vincitore della Indy 500 del 2016 risale così al sesto posto, mentre Ferrucci viene superato anche da Kanaan e scivola in ottava posizione.

Nei primi giri dopo la ripartenza emerge bene anche Alex Palou, che risale dalla 15esima all’11esima posizione scavalcando Montoya, Rahal, Karam e Carpenter, che in precedenza era nuovamente tornato dietro a Castroneves.

In testa alla gara si vedono i primi segni della battaglia tra Dixon e O’Ward che, per quel che si è visto fino a questo momento, sono i due piloti destinati a contendersi la gara. Il messicano si prende la testa della gara in Curva 3 al Giro 161, il neozelandese risponde quattro tornate dopo.

L’ultimo round di pit stop inizia al Giro 168 con la sosta di Carpenter, ma per vedere in pit lane qualcuno dei primi è necessario aspettare ancora qualche tornata: al Giro 172 rientra Rosenqvist, dopodiché è la volta di Scott Dixon. Il neozelandese arriva di gran carriera all’ingresso della pit lane e, frenando, la sua macchina si scompone leggermente a seguito del bloccaggio delle ruote posteriori.

Questo piccolo errore è sufficiente per far sì che, una volta superata la linea di ingresso in pit lane, la sua velocità fosse superiore alle 60 miglia orarie consentite. La penalizzazione è immediata e già nel giro di uscita dalla pit lane Dixon rientra ai box per scontare un drive through che, di fatto, pone fine ad ogni sua possibilità di vittoria.

Al Giro 177 rientrano insieme ai box O’Ward ed Ericsson, che all’uscita dai box si ritrovano alle spalle di Ericsson. Con Dixon fuori dai giochi, sono loro tre i maggiori indiziati alla vittoria.

Nei primissimi giri dopo la sosta il ritmo di Ericsson è sorprendente: in un paio di giri annulla il gap che lo separava da O’Ward e dopo aver tagliato il traguardo del Giro 180 riesce a mettere le sue ruote davanti a quelle del messicano; un paio di giri dopo Ericsson compie la stessa manovra anche nei confronti del connazionale Ericsson scavalcandolo all’ingresso di Curva 1 e portandosi virtualmente al comando della gara.

O’Ward impiegherà ancora un giro a sopravanzare il compagno di squadra, mentre Ericsson inizia a mettere un margine interessante tra sé ed il pilota Arrow McLaren SP; davanti a lui ci sono Sato e Harvey, che insistono sulla strategia “alternativa”, ma il pilota di Ganassi se ne libera immediatamente. O’Ward, al contrario, impiega un giro per scavalcare l’inglese ed un altro per scavalcare il giapponese.

Il cronologico di questi due giri, il 185 e il 186, non lascia adito a dubbi: Ericsson li percorre rispettivamente in 40.9778 e in 40.9114, O’Ward in 41.8449 e in 41.7590, perdendo complessivamente un secondo e sette decimi nei confronti del rivale. Complessivamente il gap tra i due supera ormai i tre secondi, troppi perché O’Ward possa recuperarli di puro passo gara.

La gara si riapre incredibilmente al Giro 195 quando Jimmie Johnson va a muro in Curva 2 con incidente dalla dinamica molto simile a quello di Ilott. La macchina è distrutta e, con meno di sei giri ancora da completare, la Direzione Gara decide di mettere la bandiera rossa per far sì che la gara non finisca sotto caution.

L’interruzione dura una dozzina di minuti, al termine dei quali la pace car lascia la pit lane seguita da Ericsson, O’Ward, Kanaan (risalito al terzo posto avendo ritardato di molto l’ultima sosta), Rosenqvist, Rossi, Pagenaud, Daly, Palou (che ha rimontato fino all’ottavo posto), Castroneves e Ferrucci. L’unico che non riesce a ripartire regolarmente è Carpenter, che si trovava in undicesimo posto e che deve attendere l’intervento dei meccanici per riaccendere la macchina; da regolamento, il pilota-team owner dell’Indiana ripartirà dal fondo del gruppo.

Si riparte al termine del Giro 198: Ericsson allunga bene da subito e, dopo aver superato il muretto di ingresso box, compie un paio di cambi di direzione per rompere la scia alle sue spalle; dietro a lui, Rosenqvist prova un attacco su Kanaan in Curva 1 ma deve alzare il piede.

Anche sul rettilineo opposto ai box Ericsson si muove a sinistra e a destra, impedendo ad O’Ward di prendere la sua scia e di avvicinarsi a lui. O’Ward esce meglio di lui da Curva 4 e, nonostante le ripetute manovre, si trova nella condizione di provare un attacco in Curva 1: Ericsson si tiene tutto all’interno all’inizio dell’ultimo giro, O’Ward mette il muso della sua macchina davanti ma la traiettoria giusta è quella dello svedese, che rintuzza così l’attacco dell’avversario costringendolo ad alzare il piede.

Mezzo secondo divide i due piloti nel rettilineo di ritorno, un margine di relativa sicurezza per Ericsson prima delle ultime due curve. L’ultimo disperato tentativo di attacco di O’Ward, tuttavia, non arriverà mai: all’uscita di Curva 2 Sage Karam sbatte contro le barriere di protezione per poi finire in testacoda verso la parte interna della pista. La direzione gara chiama la caution ponendo definitivamente fine alle ostilità.

Dopo 500 miglia di gara, Ericsson transita per primo sotto il traguardo con 1.8 secondi di vantaggio su O’Ward, tre secondi e mezzo su Kanaan, quattro su Rosenqvist e cinque su Rossi. Sesto posto per Daly davanti a Castroneves, Pagenaud (che ha perso due posizioni nell’ultimo giro e mezzo), Palou (che ne ha persa una) e Ferrucci a chiudere la Top-10.

Le classifiche

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