Indycar | 500 Miglia di Indianapolis 2022: Dixon sbaglia, Ericsson vince davanti a O’Ward

Un nuovo nome entra nell’Olimpo di Indianapolis: Marcus Ericsson ha vinto l’edizione numero 106 della 500 Miglia precedendo sul traguardo, in regime di bandiera gialla, Patricio O’Ward e Tony Kanaan. Il successo dello svedese è giunto un po’ a sorpresa, al termine di una gara dominata da Scott Dixon e da Patricio O’Ward, che per larghi tratti di gara si sono contesi la prima posizione scambiandosi più volte la leadership della gara.

Il momento cruciale è stato l’ultimo pit stop: il poleman Dixon si è clamorosamente autoeliminato inserendo troppo tardi il limitatore ed oltrepassando così la velocità massima in pit lane, venendo così penalizzato con un drive through che l’ha relegato ad un mesto 21esimo posto finale. Il messicano ha invece pagato la poca incisività alla ripartenza dopo l’ultima sosta, quando non è stato sufficientemente rapido a liberarsi di alcune vetture più lente davanti a lui.

A questo punto è quindi salito prepotentemente in cattedra proprio Ericsson, che si è liberato prima delle due Arrow McLaren SP di Rosenqvist e di O’Ward e poi di Sato ed Harvey, che correvano su una strategia sfalsata, per prendersi di forza la prima posizione. Il ritmo del pilota del team Ganassi è stato talmente superiore che, quando O’Ward si è liberato dei piloti più lenti davanti a lui, il suo svantaggio era ormai arrivato a tre secondi, un gap troppo importante per sperare di colmarlo nella decina di giri che mancavano al traguardo.

La vittoria di Ericsson, che sembrava essere in ghiaccio, è improvvisamente tornata in gioco a cinque giri dalla fine, quando Jimmie Johnson ha causato una caution sbattendo in Curva 2. Con una mossa già effettuata in passato, la direzione gara ha esposto la bandiera rossa per permettere ai commissari di ripulire la zona e ai piloti di giocarsi il successo in uno sprint finale di soli due giri.

Nonostante la tensione, Ericsson ha gestito perfettamente la ripartenza muovendosi in rettilineo per rompere la scia ed impedire ad O’Ward di attaccarlo. Il messicano ha avuto un’unica vera occasione di attacco all’inizio dell’ultimo giro, ma Ericsson ha coperto alla perfezione l’interno costringendo il rivale ad alzare il piede e facendogli perdere quei 3/4 decimi che, in ogni caso, sarebbero risultati decisivi anche se non fosse arrivata un’ultima caution a causa dell’incidente di Sage Karam, sempre in Curva 2, che ha definitivamente posto fine alle ostilità.

Alla sua quarta partecipazione alla 500 Miglia di Indianapolis, Marcus Ericsson ha così tagliato davanti a tutti il traguardo precedendo Patricio O’Ward, al suo miglior risultato di sempre alla 500 Miglia di Indianapolis, e Tony Kanaan, che nella conferenza stampa di fine gara ha dichiarato che quella di oggi è stata, probabilmente, la sua penultima Indy 500 in carriera.

Quarto posto per l’altro svedese, Felix Rosenqvist, al suo miglior risultato da quando è passato al team Arrow McLaren SP; buono anche il quinto posto di Alexander Rossi, in predicato di sostituire proprio Rosenqvist in McLaren per il 2023 dopo un paio di stagioni estremamente complicate con il team Andretti.

In sesta posizione ha chiuso Conor Daly, risalito nelle prime posizioni grazie ad una caution arrivata poco dopo metà nel momento perfetto per la sua strategia. Settimo ed ottavo posto per i due piloti del team Meyer-Shank Racing, con Helio Castroneves che ha preceduto Simon Pagenaud. Il brasiliano non è riuscito a ripetere l’exploit dell’anno scorso, ma il suo settimo posto finale dopo essere partito dalla nona fila testimonia per l’ennesima volta che ad Indy bisogna ancora fare i conti con lui.

Nono posto per Alex Palou, che nei primi due stint di gara si era conteso a lungo la prima posizione con il compagno di squadra Dixon. Come accaduto al neozelandese lo scorso anno, la sua gara è stata rovinata da una caution giunta proprio in concomitanza dei pit stop: lo spagnolo è stato costretto prima ad uno splash&go per non rimanere senza etanolo e poi ad una sosta completa, ripartendo però dal fondo del gruppo.

Da quel momento Palou non è più riuscito a tornare nelle posizioni di testa, anche se il nono posto è un risultato che, per come si erano messe le cose, sicuramente salva la sua giornata. Tuttavia, vedendo come si è sviluppata la gara nei giri conclusivi, al catalano resterà il rammarico per non essersi potuto giocare il successo fino alla fine.

Chiude la top-10 Santino Ferrucci, alla sua prima gara in carriera per il team Dreyer&Reinbold. Curiosamente questo decimo posto rappresenta il peggior risultato in carriera per Ferrucci nelle sue quattro partecipazioni alla 500 Miglia di Indianapolis, un fatto che testimonia quando il pilota del Connecticut si trovi a suo agio nello Speedway.

Undicesimo posto finale per Juan Pablo Montoya davanti a JR Hildebrand e a Josef Newgarden, miglior pilota al traguardo per il Team Penske al termine di una 500 Miglia tutt’altro che facile per la squadra fondata da colui che oggi è il padrone anche dell’Indianapolis Motor Speedway e dell’intera NTT INDYCAR SERIES. Will Power ha chiuso al 15° posto una gara costellata da alcuni problemi tecnici, mentre Scott McLaughlin ha chiuso in anticipo la sua gara andando a sbattere in Curva 3 dopo 150 giri.

L’incidente del neozelandese è stato forse il più brutto dell’intera gara: dopo aver colpito le barriere esterne, la macchina è tornata verso l’interno della pista, ha percorso l’intero short chute sull’erba ed è tornata in pista all’ingresso di Curva 4 tagliando la strada a Ed Carpenter, prima di urtare di nuovo contro le barriere poste all’esterno dell’ultima curva.

Oltre agli incidenti dei già citati McLaughlin, Johnson e Karam, altri tre piloti hanno interrotto anzitempo la loro gara a causa di incidenti: prima Rinus Van Kalmthout, poi Callum Ilott e infine Romain Grosjean sono tutti finiti contro le barriere di Curva 2 danneggiando irrimediabilmente le rispettive vetture. Una citazione la merita il pilota olandese, che nel corso del primo stint aveva seguito a ruota Dixon e Palou dando l’impressione di avere le carte in regola per giocarsi il successo finale. L’errore, giunto all’inizio del secondo stint, ha vanificato ogni sua speranza in tal senso.

Tra i ritirati figura anche Colton Herta, autore di una 500 Miglia abbastanza anonima. Per lui, tuttavia, si può quasi dire che la gara fosse finita già venerdì con il botto in Curva 1 durante il Carb Day, quando ha distrutto la macchina con cui si era qualificato. Herta è stato così costretto a disputare la gara con la vettura di riserva, le cui prestazioni non erano però in linea con le attese. Il vincitore del GP di Indianapolis di due settimane fa ha alzato bandiera bianca a settanta giri dalla conclusione risultando classificato al 30esimo posto.

Il miglior rookie al traguardo è stato David Malukas, 16°, che ha preceduto un gruppetto di esordienti composto da Kyle Kirkwood (17°), Devlin DeFrancesco (19°) e Christian Lundgaard (20°); l’unico veterano in mezzo a loro è Ed Carpenter, 18° al traguardo dopo che un problema tecnico alla ripartenza dopo la bandiera rossa gli ha impedito di mantenere la posizione.

Il prossimo appuntamento con la NTT INDYCAR SERIES è per la prossima settimana quando si correrà il Gran Premio di Detroit sul circuito di Belle Isle, che per la prima volta dal 2012 tornerà a disputarsi sul format della gara singola.

Immagine di copertina da IndyCar Media/James Black

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