IMSA | Grand Prix of Long Beach 2026: La Acura #93 si impone anche in gara. Lexus #12 prima in GTD

Di: Francesco Gritti
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Pubblicato il 19 Aprile 2026 - 16:10
Tempo di lettura: 10 minuti
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IMSA | Grand Prix of Long Beach 2026: La Acura #93 si impone anche in gara. Lexus #12 prima in GTD

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La Acura #93 si impone si impone al termine dell’Acura Grand Prix of Long Beach. Successo per Lexus in GTD

Acura è tornata alla vittoria in IMSA proprio nel weekend in cui si sono fatte insistenti le voci di un suo abbandono (almeno in veste ufficiale) al campionato americano. Nick Yelloly e Renger van der Zande hanno portato al successo la #93 al termine dell’Acura Grand Prix of Long Beach, uno degli eventi più difficili dell’intera stagione. Successo per la Lexus #12 di Benjamin Pedersen e Aaron Telitz in GTD.

Il terzo round dell’IMSA WeatherTech SportsCar Championship, l’Acura Grand Prix of Long Beach al Long Beach Street Circuit, entra nel vivo dell’azione con la gara, dalla lunghezza di 100 minuti, in cui i piloti delle classi GTP e GTD si sono sfidati su un tracciato cittadino estremamente tecnico.

Il Long Beach Street Circuit è uno dei tracciati più particolari situati nella West Coast. La pista californiana, creata chiudendo al pubblico le strade della città di cui porta il nome, è stata inaugurata nel 1975, anno in cui era molto diversa da quella attuale. Il layout attuale, invariato dal 2000, è molto diverso da quello originale, dato che sono pochi i tratti comuni tra la variante “storica” della pista e quella in uso, dalla lunghezza di 3,167km e composta da 15 curve, 8 a destra e 7 a sinistra. Il circuito mantiene, però, numerose caratteristiche di quello originale, tra cui il manto stradale sconnesso e l’alternanza di rettilinei e staccate profonde, che rendono Long Beach estremamente complessa da affrontare.

L’Acura Grand Prix of Long Beach, la cui prima edizione si è tenuta nel 1990, fa parte del calendario dell’IMSA sia dalla sua creazione, avvenuta nel 2014. Il campionato endurance americano per eccellenza ha saltato la tappa californiana solo nel 2020, anno in cui la gara è stata cancellata a causa della pandemia di COVID-19.

Sono 28 le auto presenti all’evento, 11 in classe GTP e 17 in GTD (LMP2 e GTD Pro non sono presenti a Long Beach). Data la lunghezza ridotta (100 minuti) della gara, solo due piloti si alternano alla guida di ogni vettura.

In GTP, Campbell (Porsche #6), Stevens, Herta, Bamber (Cadillac #10, #40 e Whelen), Frijns, Magnussen (BMW #24 e #25), Dixon, Palou (Acura #60 e #93) e Riberas (Aston Martin) lasciano l’abitacolo della propria vettura. Laurin Heinrich, precedentemente alla guida della 963 #7, passa sulla gemella di JDC-Miller MotorSports per questo evento, dove prende il posto di Frederick e Pino.

In GTD, invece, sono Kern, Stevenson (Chevrolet di 13 Autosport e DragonSpeed), Altzman (Ford di Myers Riley Motorsports), Baud (Aston Martin di van der Steur Racing), Patrese, Millroy (Ferrari di Conquest Racing e Inception Racing), Doyle (Lamborghini di Wayne Taylor Racing), Dontje (Mercedes-AMG di Winward Racing), Selldorff (BMW) e Sargent (Porsche di Wright Motorsports) a disertare la trasferta a Long Beach.

Spencer Pumpelly, impegnato a Sebring sulla Porsche di RS1, sale sulla Aston Martin dell’Heart of Racing Team, su cui prende il posto di Gamble e Robichon. Robert Wickens, trentasettenne originario di Guelph, Ontario, svolge il suo debutto stagionale sulla Chevrolet di DXDT Racing, dove sostituisce Eastwood e Yoluc, che, esattamente come gli assenti sopra menzionati, sono a Imola per il WEC.

Lexus raddoppia il suo impegno in GTD. Frankie Montecalvo, iscritto alle prime due gare stagionali sulla #12, partecipa a questa gara sulla #89, che condivide con Jack Hawksworth, già impegnato nei primi due round del 2026 con la stessa macchina, ma in classe GTD Pro.

La Lamborghini Temerario GT3 debutta in classe GTD grazie a Pfaff Motorsports, che schiera Andrea Caldarelli (“habitué” della GTD Pro) e il ventiduenne canadese Zachary Vanier, impiegato nel GTWC America con la Porsche di McCann Racing.

AO Racing debutta in GTD con una Porsche, affidata a Harry King (full-time in GTD Pro) e Mikkel O. Pedersen, ventinovenne danese al debutto stagionale. Corey Lewis torna sulla Ford di Gradient Racing dopo un round di assenza, dove sostituisce Bechtolsheimer e Hand.

Triarsi Competizione, AF Corse USA, RS1, Lone Star Racing e Manthey 1st Phorm disertano la trasferta californiana. Winward Racing schiera quindi l’unica Mercedes-AMG presente all’Acura Grand Prix of Long Beach.

La Gara – GTP

L’Acura #93 allunga al via, seguita a ruota da BMW #25 e Cadillac Whelen, che viene colpita alla prima staccata dalla Porsche #7, la quale subirà dei danni alla parte destra del paraurti anteriore. Un incidente in classe GTD porta la gara in regime di FCY (tramutatasi poi in safety car) dopo 3 minuti dal via.

Le vetture di classe GTP tornano a scorrere liberamente dopo 7 minuti dalla bandiera verde. Il restart permette alla Cadillac Whelen di imporsi sulla BMW #25 alla Tecate Turn. Contemporaneamente, la Porsche di JDC-Miller svolge il proprio cambio pilota.

Dopo 17 minuti dall’inizio della gara, l’Acura #93 è costretta da un errore in fase di doppiaggio nei confronti della Chevrolet #13 (GTD) a cedere la leadership alla Cadillac Whelen all’altezza della Indy Left. Contemporaneamente, la #60 passa dai meccanici per svolgere la sosta di giornata. La strategia della vettura nippo-americana viene seguita al giro successivo dalla Cadillac #10.

Entro la mezz’ora dal via anche l’Aston Martin e la BMW #24 svolgono la sosta, seguite dalla Porsche #6 (33 minuti), che sfrutta l’occasione per fissare il paraurti anteriore, e dalla Cadillac Whelen e dalla M Hybrid #25 (35 minuti).

L’Acura #93 torna così davanti a tutti, seguita dalla Cadillac #40 e dalla Porsche #7, la quale rientrerà ai box dopo 36 minuti dall’inizio della corsa, seguita al giro successivo proprio dalla vettura pole sitter, che cederà quindi la leadership a Delétraz.

In contemporanea ai fatti descritti sopra, la BMW #25 compie una difesa estremamente aggressiva nei confronti della Porsche JDC-Miller, che viene costretta a toccare le barriere di Seaside Way dopo essere stata stretta dalla rivale. La vettura di Monaco di Baviera verrà penalizzata con uno Stop Plus 60 per la manovra, giudicata estremamente pericolosa dalla direzione gara.

Eng, in quel momento alla guida della BMW #25, si renderà protagonista del più grave incidente di giornata durante il passaggio successivo. L’austriaco chiude la porta in faccia ad Heinrich, alla guida della Porsche di JDC-Miller durante quasi tutta la durata dell’evento, al termine di Pine Avenue. A seguito di questa manovra, la M Hybrid viene sbalzata contro le barriere, perdendo l’ala posteriore.

Durante il periodo in regime di FCY che ne consegue (diventato poi di safety car), le Cadillac di Wayne Taylor Racing, l’Acura #93 e la Porsche di JDC-Miller si fermano dai meccanici per una sosta. Anche la BMW #25 resta ferma per diverso tempo, dato che deve svolgere delle riparazioni importanti a seguito dell’incidente.

La corsa riparte dopo un quarto d’ora di neutralizzazione. L’Acura #93, leader della corsa, si distanzia subito dalle sue dirette inseguitrici, la Cadillac Whelen e la Porsche #6. O almeno tenta, visto che, pochi secondi dopo la bandiera verde si torna in regime di FCY.

Già in curva 1, infatti, si verifica un altro incidente che coinvolge una BMW. Questa volta, però, la M Hybrid coinvolta è la #24 di van der Linde, che, a seguito di un attacco aggressivo, giunge al contatto con l’Aston Martin, che si ferma nella via di fuga prima di restare incastrata nelle barriere dopo aver provato a tornare in pista. La vettura britannica, guidata in quel momento da De Angelis, rientra in gara dopo essere stata trainata da un mezzo di soccorso

La corsa riparte quando mancano 41 minuti alla bandiera a scacchi. L’Acura #93, con alla guida van der Zande, allunga immediatamente sulle sue rivali principali, la Cadillac Whelen e la Porsche #6, seconda e terza in classifica.

Dopo un’ora e un quarto dal via, la FCY torna a lampeggiare sui pannelli di Long Beach. Il motivo è un errore di Ricky Taylor, che a seguito di una perdita di trazione ha portato la Cadillac #10 contro le barriere di curva 8. La vettura americana, che ha subito nell’impatto gravi danni alla parte anteriore sinistra, passa diversi minuti nei box per svolgere le riparazioni necessarie al suo ritorno in pista.

La safety car (entrata sul tracciato dopo qualche tempo in regime di FCY) esce di scena a 17 minuti dal termine dell’evento. L’Acura #93 si stacca immediatamente dalle rivali principali, ossia la Cadillac Whelen e la Porsche #6. Poco dopo, la #10 torna in pit lane per svolgere un drive through causato da un’infrazione regolamentare (riparazioni effettuate oltre il muretto box).

Un incidente in classe GTD provoca l’ultima neutralizzazione a 9 minuti dallo sventolare della bandiera a scacchi. La ripartenza, avvenuta a 360 secondi dalla fine dell’evento, non regala sorprese. L’Acura #93 si difende egregiamente dalla Cadillac Whelen fino allo scadere del tempo, mentre la Porsche #6 mantiene senza troppe difficoltà il gradino più basso del podio.

L’Acura #93 di Acura Meyer Shank Racing with Curb-Agajanian, guidata da Nick Yelloly e Renger van der Zande, vince l’Acura Grand Prix of Long Beach in classe GTP. La Cadillac Whelen, di Aitken e Vesti, e la Porsche #6, affidata a Estre e Laurens Vanthoor, seguono la vettura nippo-americana sul podio. Porsche #7, BMW #24, Porsche di JDC-Miller, Acura #60, Cadillac #40, Aston Martin, Cadillac #10 e BMW #25 completano la classifica.

Nick Yelloly, nato 35 anni fa a Stafford, e Renger van der Zande, classe 1986 originario di Dodewaard, conquistano la seconda vittoria a bordo dell’Acura #93. L’inglese guadagna a Long Beach il terzo successo in IMSA (primo stagionale), mentre per l’olandese questa è la ventitreesima affermazione nel campionato endurance americano (quinta in GTP). Questo risultato permette alla vettura nippo-americana di ottenere un certo slancio in classifica.

La Gara – GTD

La Chevrolet di DXDT Racing, che ha ereditato la pole position (data la squalifica della Lexus #89), mantiene la testa della classifica al via. La Lamborghini di Wayne Taylor Racing e la Mercedes-AMG mantengono le posizioni da podio.

L’azione si accende già alla Tecate Turn, dove La Chevrolet di 13 Autosport manda in testacoda la gemella in forza a DragonSpeed. La presenza di detriti nell’area dell’impatto obbliga la direzione gara a neutralizzare la competizione, prima con una FCY e poi con l’ingresso in pista della safety car.

Dopo 7 minuti dal via, la corsa torna a pieno regime. La Chevrolet di DXDT Racing, guidata da Wickens, allunga fin dai primi metri sulle principali rivali, la Lamborghini Huracan di WTR e l’unica Mercedes-AMG in griglia.

Sarà proprio la vettura tedesca ad animare la lotta per le posizioni che contano, dato che riesce a superare la Lamborghini #45 sul rettilineo principale dopo un quarto d’ora dal via. Questo sorpasso si rivela, però, l’inizio della fine per la Huracan.

La Lamborghini di Formal e Hindman, difatti, rientra in pit lane subito dopo per svolgere una sosta. Una volta rientrata in pista, però, la vettura di Sant’Agata Bolognese non riesce a riprendere il passo e procede lentamente fino alla corsia box, dalla quale non uscirà più.

La sosta della Mercedes-AMG, avvenuta 32 minuti dopo la partenza, rivoluziona il podio: sono l’Aston Martin dell’Heart of Racing Team e la Lexus #89 (in rimonta dal fondo) a seguire la Chevrolet #36 all’inizio della serie di soste.

L’Aston #27 rientra in pit lane poco dopo assieme alla BMW e alla Lamborghini di Pfaff Motorsports, permettendo alle due Lexus di chiudere il podio. La sosta di Corvette #36, Lexus #12, Ferrari #34 e Porsche #177 avviene dopo 37 minuti dal via. Le vetture in questione vengono seguite un passaggio più tardi dalla Ford di Gradient Racing.

Dopo 39 minuti dall’inizio della corsa, un incidente tra vetture di classe GTP neutralizza la corsa. Durante il regime di FCY, tramutatosi poi in safety car, la top 3 è composta dalla Lexus #89, dalla Chevrolet di DXDT Racing e dall’Aston Martin dell’Heart of Racing Team.

Le vetture non svolgono nemmeno il restart, dato che la corsa torna in regime di FCY subito dopo l’esposizione della bandiera verde a seguito di un incidente in classe GTP. L’Aston Martin #27 cede la terza posizione alla Lexus #12 durante la ripartenza seguente perché deve scontare un drive through (speeding).

La RC F di Benjamin Pedersen e Telitz è infermabile. Dopo aver guadagnato la P2 grazie a un sorpasso ai danni della Chevrolet #36, la Lexus #12 conquista la leadership a seguito del pit stop della gemella #89, avvenuto 39 minuti prima del termine del tempo regolamentare.

La BMW, salita terza nel frattempo, sfrutta il caos dei doppiaggi per mettere le ruote davanti alla Corvette di DXDT Racing in curva 7 quando mancano solo 32 minuti al termine della corsa. La #96, però, non è uscita indenne dal cambio di gerarchie, dato che ha danneggiato la parte sinistra del paraurti posteriore dopo aver costretto la rivale a sfiorare le barriere. La vettura di Filippi e Wickens verrà poi superata anche dalla Ferrari di Conquest Racing.

Nonostante la “neutralizzazione delle ostilità”, avvenuta a 25 minuti dal termine a seguito di un errore di una GTP, aiuti il gruppo a ricompattarsi, non ci sono cambi di posizione al restart. La Lexus #12 continua, infatti, a regnare incontrastata, seguita dalla BMW e dalla Ferrari #34.

A 9 minuti dalla fine, però, qualcosa cambia. Caldarelli, alla guida della Lamborghini di Pfaff Motorsports, allarga la linea in uscita dall’ultima curva dopo essere stato spinto verso l’interno dalla Ford di Gradient Racing. La Mustang, affidata a Lewis per il secondo stint, si ritrova così contro le barriere, a contatto con le quali perde il paraurti anteriore.

La notizia del ritiro della Mustang coincide con l’ultima ripartenza, avvenuta 6 minuti prima dello sventolare della bandiera a scacchi. Negli ultimi secondi di gara, la Lexus #12 allunga nei confronti delle rivali, la BMW e la Ferrari #34. La Lamborghini #46, ritenuta colpevole dell’incidente sopra menzionato, deve invece svolgere un drive through.

La Lexus #12 di Vasser Sullivan Racing, guidata da Benjamin Pedersen e Aaron Telitz, vince l’Acura Grand Prix of Long Beach in classe GTD. La RC F in questione è seguita sul podio dalla BMW, di Foley e Gallagher, e dalla Ferrari di Conquest Racing, affidata in quest’occasione a Costa e Franco. Ferrari #70, Lexus #89, Chevrolet #36, Ford #16, Aston Martin #19, Mercedes-AMG, Aston Martin #27, Chevrolet #81 e #13, Porsche #177, Lamborghini #46 e Porsche #120 completano la classifica.

Benjamin Pedersen, nato 26 anni fa a Copenaghen, vince assieme ad Aaron Telitz, classe 1991 di Birchwood, Wisconsin, la prima vittoria in IMSA. Per il veterano, oramai un vero e proprio esperto del campionato, questo è invece il sesto successo nella serie endurance americana. Questo risultato fornisce una vera e propria spinta in classifica ai due, autori di un inizio di stagione abbastanza opaco.

I risultati della gara

I risultati dell’Acura Grand Prix of Long Beach

La classifica generale

La classifica dell’IMSA al termine dell’Acura Grand Prix of Long Beach

Nonostante la quarta posizione, Felipe Nast e Julien Andlauer (1061), piloti della 963 #7, guidano la classifica in classe GTP, così come Porsche (1088) nella costruttori. Dudu Barrichello (930) è, invece, in testa assieme alla Aston Martin dell’Heart of Racing Team (930) in GTD. Nella categoria minore, però, è Ferrari (1008) ad essere in prima posizione tra i marchi in gara.

I prossimi appuntamenti

Il programma a Long Beach prosegue la domenica (in Italia) con le Qualifiche di IndyCar (0.30), Gara 1 della Stadium SUPER Trucks (2.15), la Top 8 del Formula DRIFT Super Drift (3.45), seguite poi da Gara 2 dell’Historic Sports Car (18.20), Warm-Up dell’IndyCar (19.00), Gara 2 di Porsche Carrera Cup North America (20.20), Gara 2 della Stadium SUPER Trucks (21.15) e dalla Gara dell’IndyCar (23.57).

I piloti delle classi GTP, GTD e GTD Pro dell’IMSA torneranno in pista domenica 3 maggio per il Monterey SportsCar Championship al WeatherTech Raceway Laguna Seca, quarto round del campionato dalla lunghezza di 160 minuti. Il campionato endurance americano avrà IMSA Michelin Pilot Challenge, Lamborghini Super Trofeo North America e Mustang Challenge North America come categorie di supporto.

Media: IMSA Photo

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