Imbarazzo mediatico

Non è male iniziare l’anno con una Mentos lasciata cadere dentro una bottiglia di Coca Cola. In questo caso la mano è quella di Vettel, la bottiglia è stata preventivamente agitata e le Mentos sono 10.

C’è che chi accusava il tedesco di essere troppo morbido – sottoscritto incluso – per una volta è stato accontentato. Perché nelle dichiarazioni del giovedì ci sono tutti gli elementi per definire la separazione in casa del 2020 una bomba ad orologeria.

Sul rinnovo/non rinnovo di contratto di Vettel si è detto tutto ed il contrario di tutto per tutto l’inverno. Originariamente si diceva che le prime quattro o cinque gare sarebbero servite ad entrambi per capire se proseguire o meno il rapporto. Poi ci ha pensato il Coronavirus a scombinare i piani.

Dal punto di vista mediatico questa situazione è stata, come al solito, la piscina nella quale sguazzare per settimane intere. “Gli hanno proposto un biennale”, “un anno a stipendio ridotto”, “ha rifiutato”, “non vuole rinunciare ai soldi”, etc etc etc… insomma se ne sono lette di tutti i colori fino a quando non è uscito il comunicato ufficiale della Ferrari con la notizia shock, ovvero che Vettel non avrebbe continuato nel 2021 con la Rossa.

“Abbiamo preso questa decisione assieme a Sebastian”, si leggeva. Oggi, invece, dalla bocca del diretto interessato è uscito questo: “Sono stato sorpreso quando Mattia mi ha chiamato per dirmi che la Ferrari non voleva continuare con me, non ho mai ricevuto un’offerta”. Boom.

A questo si aggiungono, retroattivamente, due elementi: Mattia Binotto che, in conferenza stampa durante i test di Barcellona (quindi dopo metà febbraio), dice “Sebastian è la nostra prima scelta” con il tedesco davanti a sé ad ascoltarlo e Carlos Sainz che, in un’intervista al sito F1, sostiene che i contatti con la Rossa sono iniziati in inverno, “tra 2019 e 2020”.

La cronologia, quindi, dice:

– Sainz viene contattato in inverno, presumibilmente verso dicembre.
– Durante i test Binotto conferma che Vettel è la “prima scelta”.
– Tra febbraio e maggio si legge qualsiasi tipo di illazione.
– A maggio viene annunciata una separazione “consensuale” per il bene di tutti.
– Alla prima occasione pubblica il tedesco dice che non gli è mai stato offerto un rinnovo ed è rimasto stupito quando Binotto stesso gli ha annunciato che la Ferrari non voleva continuare.

Letto così, il tutto suona come imbarazzante… per tutti. Per chi si è inventato qualsiasi tipo di proposta e di risposta da parte del tedesco, per la Ferrari che – ammesso che le cose siano andate così – aveva già deciso di prendere Sainz mentre sosteneva che Vettel era la prima opzione, per Vettel stesso che pensava ancora di essere nei piani della Rossa.

Sapremo mai davvero come sono andate le cose? Decisamente no. Ma i primi due elementi della cronologia li abbiamo e sono certi: lo spagnolo è stato contattato ben prima rispetto ai test invernali (lo ha ammesso lui stesso). A febbraio, invece, Vettel è stato definito prima scelta quando in realtà ci si stava muovendo per lo spagnolo.

Preciso: la Ferrari – qualsiasi team, in verità – in una situazione del genere ha il diritto di muoversi come meglio crede. Se a Maranello hanno capito (solo ora?) che non volevano continuare col tedesco, tra l’altro in scadenza, avevano tutto il diritto di scegliere un altro pilota e lavorare nell’ombra. Se le cose, però, sono andate come ha detto Vettel – aspettiamo una replica – c’è un grave problema di comunicazione, perché non si può parlare di separazione consensuale per poi essere sbugiardati così.

Vettel ha anche aggiunto “Sono motivato e voglio vincere ancora. Per farlo ho bisogno il giusto pacchetto e le giuste persone attorno a me”. Come se ad un tratto avesse capito di non averle. Frase poco enfatizzata rispetto alla bomba iniziale, ma dall’importanza simile se non superiore.

Ripeto, non c’è male come prima giornata. Chissà quante repliche del Brasile arriveranno, e non parlo di TV.

MONOPOSTO by SAURO

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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