Il problema non é Montecarlo, ma chi (a convenienza) perde la memoria

Ogni anno la stessa storia. In un modo o nell’altro, Montecarlo dopo ogni Gran Premio riceve la sua dose di critiche per diversi motivi; specialmente da parte di chi, dal Principato, esce malconcio in termini di risultati e di differenze tra questi e le aspettative iniziali.

Abbiamo già analizzato i motivi per i quali Montecarlo rischia di restare fuori dal calendario e si tratta, prevalentemente, di questioni finanziarie. Ma ci sono critiche che, sotto un certo punto di vista, fanno sorridere.

Prendiamo la questione sorpassi, l’esempio più pratico di quanto Montecarlo venga criticata per nulla. Che a Monaco sia difficile passare lo sappiamo tutti: le caratteristiche del tracciato definiscono la facilità o meno di lanciarsi in un tentativo di sorpasso, ma non si scopre certo l’acqua calda e non si tratta di una situazione unica in calendario. Pensiamo a Budapest, Singapore. Anche a Miami non c’è stato lo spettacolo tanto atteso, se ci pensiamo.

Nonostante questo, le condizioni miste del tracciato durante la gara hanno permesso di vedere molti più sorpassi veri a Monaco che in altre piste per quanto concerne questa stagione; senza bisogno del DRS. Gasly, Vettel e Stroll sono stati protagonisti di occasioni in cui hanno potuto, nonostante le limitazioni della pista, sfruttare errori degli avversari con azioni tempestive oppure studiare il momento giusto per sferrare l’attacco, come successo al francese e al tedesco al Mirabeau, una volta ciascuno.

Toto Wolff ha parlato della necessità di modificare il tracciato per poter favorire i sorpassi, ma dimentica gli episodi di cui sopra. Lewis Hamilton, sia l’anno scorso che in questa stagione, ha avuto difficoltà a superare chi aveva di fronte a lui. Ma se, in condizioni d’asciutto come nel 2021, tutto sommato può essere comprensibile avere delle difficoltà, una settimana fa l’inglese si è trovato ad avere a che fare prima con Ocon e poi con Alonso (due poco inclini a farsi passare, diciamo così) ma in condizioni di netto vantaggio, senza comunque riuscire a venirne fuori. Chiedere la modifica del tracciato perché un proprio pilota non riesce a superare rappresenta un’evidente strumentalizzazione di un problema che comunque c’è ma fino ad un certo punto.

Montecarlo è sempre stata così: anzi, negli anni alcuni punti sono stati anche “ammorbiditi” come la Sainte Devote, le due chicane che girano attorno alla piscina (una, ce n’è una!) e l’ingresso a sinistra della Rascasse. Ma la pista del Principato, ad oggi, resta quella più simile ad una se stessa di tanti anni fa. Difficile, impegnativa, cinica. E, ascoltando i piloti in conferenza stampa, si poteva capire come il loro entusiasmo per questo posto fosse vero e non costruito, premeditato per compiacere organizzatori e via dicendo. Montecarlo ai piloti piace, davvero.

Vogliamo parlare delle monoposto? Perché di differenze qui ce ne sono eccome, ma viene citata spesso quella meno conveniente: “sono troppo larghe”. Queste vetture sono larghe due metri tondi dal 2017, dopo 19 anni a 1,80. Eppure dal 1993 al 1997 la larghezza era sempre fissata a due metri e, fino al 1992, si arrivava a 2,15. Ricordate i famosi cinque giri in cui Nigel Mansell tenta di passare in tutti i punti Ayrton Senna? Ecco, quelle monoposto erano 15 centimetri più larghe delle attuali, ma in riferimento a quella gara di critiche non ce ne sono mai, anzi: i complimenti sono tutti per il brasiliano, abile a tenersi alle spalle il Leone inglese. E che dire dell’edizione del 2001 con Enrique Bernoldi che, al volante della Arrows, fa impazzire David Coulthard sulla McLaren per decine di giri?

Se proprio vogliamo parlare di differenze in termini di monoposto dovremmo citare, oltre ai 200 kg in più, il metro in più di lunghezza che fa sembrare le F1 2022 dei camion nei tratti più lenti, dove si deve faticare di più con lo sterzo. Qui sì che si nota tutto il divario con un onboard di 15 o 20 anni fa…

È evidente, infine, che le difficoltà della pista sono un punto a favore o sfavore in base a come termina la gara. Se si vince Montecarlo è meravigliosa, bellissima, appagante. Se si arriva secondi diventa il toboga dove è impossibile passare e così via. Di esempi ce ne sono tantissimi e si potrebbe stare qui ore a citare articoli degli stessi piloti che, in base all’anno, hanno cambiato completamente opinione sulla pista. Facendo finta di perdere la memoria e credendo che anche chi li ascolta non ne abbia. Ma non è che funzioni sempre così.

Immagine: ANSA

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