Hamilton, Vettel e Charlène: il triangolo del disagio mediatico

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La Formula 1, di per sé, ha già i suoi problemi. Sta vivendo forse l’anno più difficile della sua storia, alla rincorsa di location che possano dare credibilità ad un mondiale iniziato a luglio. Uno sforzo incredibile e del tutto apprezzabile dato che, a conti fatti, il campionato in qualche modo sta andando avanti. Ma è stata – ed è – dura.

Nonostante questo, dopo sei gare la media degli ascolti in Italia è appena sopra i due milioni. Questo campionato è in piena lotta per aggiudicarsi il premio di mondiale meno visto di sempre da quando l’Auditel ci fornisce dei dati. Al momento la media è più bassa del 27% rispetto al record negativo del 2018. Un disastro.

Dal punto di vista politico la firma del nuovo Patto della Concordia ha – forse – fermato il duello rusticano tra i vari team, anche se la questione Racing Point deve ancora vedere una conclusione e c’è ancora da decidere cosa fare con il famoso Party Mode. Doveva essere bannato da Spa, forse si rinvierà a Monza. Tralasciando il fatto che A) le modifiche in corsa sono sempre una porcata e B) si rischia di vedere una Mercedes ancora più forte in gara. Contenti loro.

Il Covid è ancora una minaccia. I contagi sembrano in risalita anche grazie all’intelligenza di chi, in preda all’egoismo, pensa di essere inattaccabile fregandosene di ogni forma di buon senso. A pagarne le conseguenze, avanti così, sarà ancora una volta lo sport tra quelle che, nell’ordine generale delle cose, possono essere ritenute “non” priorità.

Insomma, di argomenti seri di cui parlare ce ne sarebbero in questo periodo. Ma, a quanto pare, la deriva gossippara che sta rovinando il mondo non poteva che aggiungersi alle disgrazie del 2020 con una storia che i FakeGP, in confronto, sono briciole. E la storia fatta circolare stavolta è davvero il top: un ménage à trois tra la Principessa Charlène di Monaco, Lewis Hamilton e Sebastian Vettel. Un alto tradimento col campione del mondo in carica di Formula 1 e quello di testacoda degli ultimi cinque anni. Va là!

Una storia strappalacrime (o mutande?), uno scoop di alto giornalismo, un’indagine segretissima e congiunta da massimi esperti della Formula 1 mondiale. Una cagata pazzesca.

Ora, io non dovrei perdere tempo con certe stronzate: avete ragione. E non si dovrebbe dare visibilità a certe puttanate: avete ancora ragione. Però, a volte, il disagio va studiato.

Parto dal presupposto che, fosse per me, gossip, trash, tutto quello che è disagio comunicativo e portineria da Perpetua dei Promessi Sposi sparirebbe da giornali, web e televisione. E chi se ne frega se – ed è un’aggravante – tutto questo crea anche introito. Tutto, tutti fuori dalle balle. Questa non è informazione ma schifo mediatico ad uso e consumo di chi è stato mitragliato per lustri interi con questo tipo di contenuti.

Detto questo, in questa occasione non ci si è limitati a riportare la notizia tragica, come capita di solito. La Formula 1, infatti, rientra ormai in quegli sport che fanno notizia in determinati ambienti solo quando succede qualcosa di particolare. Oppure quando si vuole raccattare su un po’ di pagine facili, perché sparando nel mucchio dei disagiati si fa sempre colpo.

Mentre Charles Leclerc viene quindi indiziato come possibile futuro papà, ecco il triangolo reale tra la bellissima Principessa Charlène e due piloti a caso, ovvero i più chiacchierati del momento. Lewis Hamilton, prossimo a spodestare Schumi dai record più importanti della Formula 1; Sebastian Vettel, l’uomo al quale i media italiani – poco allineati, devo dire – stanno per affibbiare qualche omicidio plurimo, il buco dell’ozono e perché no, anche una buona percentuale di complicità nella diffusione del Covid. Tra l’altro due uomini uno all’opposto dell’altro in quanto a stile di vita che sarebbero stati uniti dalla passione per la bionda Charlène.

I due piloti più chiacchierati, una bella Principessa, uno dei luoghi più chic del mondo ed una bella storiella a sfondo erotico per un bello scoop da disagiati cronici.

Senza entrare nei dettagli mi chiedo in quale fase dell’evoluzione la serietà sia stata scartata. E mi permetto una riflessione che, in fondo, è anche un consiglio. Gran parte della popolazione è diventata quella che è grazie a questo tipo di non-informazione, questo continuo offendere la professione giornalistica a colpi di menzogne, falsità, contenuti indirizzati e quant’altro. Mi chiedo se c’è qualcuno pronto a prendersi la responsabilità di aver cresciuto una generazione che cerca e vive di questo tipo di contenuti, che divora fake news condividendole col mondo e preferisce prodotti inventati ad altri costruiti e ricercati.

Almeno la Formula 1 lasciatela stare, suvvia. Ha già il suo a cui pensare. Evitate, se potete: perché poi, quando vi capita di doverne scrivere seriamente, passare da disagio ad ignoranza è un attimo.

MONOPOSTO by SAURO

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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