Halo ha salvato Grosjean: quale nostalgico del pericolo avrebbe preferito un funerale?

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Dalla sua introduzione Halo ha salvato delle vite. Questo è il lascito di Imola 1994

Nel momento in cui Halo è stato presentato, in vista dell’introduzione nella stagione 2018, si è sollevata un’onda di disgusto e sdegno per un elemento “brutto” che andava a svilire l’immagine del pilota macho, quello che doveva rischiare sempre e comunque.

C’è infatti una parte di appassionati che sostiene che il disinteresse nei confronti dell’attuale Formula 1 sia legato anche alla troppa sicurezza, all’eccessiva preoccupazione per l’incolumità dei piloti e che questo abbia minato l’essenza dello sport, che un tempo vedeva eroi al volante sul filo della morte ad ogni curva.

Alla fine del terzo anno dall’arrivo dell’Halo sono almeno due i piloti di Formula 1 che devono ringraziare la sua introduzione per essere ancora tra noi. Uno è Charles Leclerc, vittima a Spa 2018 di un incidente nel quale ha rischiato di essere colpito da una ruota della McLaren volante di Fernando Alonso. Oggi è toccato a Romain Grosjean.

Vi lascio solo immaginare cosa sarebbe successo se Halo non fosse esistito ed il telaio della Haas avesse continuato a fendere il guardrail ad altezza casco. Guardrail che meriterebbe un discorso a parte per il suo posizionamento, tra l’altro. Ma questi, spesso, sono dettagli che si colgono sempre e solo quando succede qualcosa.

La certezza di oggi è che senza Halo staremmo piangendo un altro pilota dopo Jules Bianchi. La cui morte ha dato un’accelerata importante, insieme a quella di Justin Wilson negli States nel 2015, ad un processo di studio iniziato dopo l’incidente di Felipe Massa a Budapest del 2009 e, una settimana prima, quello mortale del figlio di John Surtess, Henry, a Brands Hatch. La FIA, nel 2011 aveva testato addirittura un cupolino di derivazione aeronautica.

È anche doveroso ricordare che nemmeno Halo avrebbe salvato Jules dalla decelerazione assurda che ha dovuto subire nello schianto con la gru di Suzuka. Ma la sua scomparsa ha comunque fatto sì che i tempi di stringessero per trovare una soluzione a protezione della testa dei piloti.

Ora, quanto vale la vita di un pilota per un appassionato da 0 a 100? Dipende. Per me vale 100, per altri 50, per altri magari niente. Ma lamentarsi della troppa sicurezza delle monoposto e dell’impoverimento del DNA della Formula 1 perché non ci sono morti e feriti mi pare un’argomentazione abbastanza fuori luogo nel 2020. Anche perché in ogni generazione si è corso con gli standard di sicurezza del tempo. Altrimenti, sin dall’inizio del motorsport, i piloti avrebbero potuto fare a meno di coprirsi la testa, se non volevano proteggersi. No?

https://twitter.com/F1/status/1333127810353950722

Detta in parole povere: c’è davvero un nostalgico dei tempi dei cavalieri del rischio che oggi avrebbe preferito vedere un pilota decapitato? O sono solo parole buttate lì giusto per essere sempre contrari?

Che Halo sia esteticamente inguardabile è oggettivamente vero, ma nessuno ha mai preteso che fosse bello. Doveva essere utile. E, nella sua totale bruttezza, oggi Halo ha sopportato uno schianto a 220 km/h con una decelerazione di 53G, permettendo a Grosjean di non perdere i sensi e di trovare il modo di uscire dalla cellula di sopravvivenza della Haas dopo 27 secondi dallo schianto.

Questa è una straordinaria testimonianza di quanto la Formula 1, a partire dalla morte di Senna nel 1994, ha fatto per proteggere i protagonisti di questo sport, i piloti. Quanti di loro, a partire da quel giorno, si sono salvati totalmente o parzialmente grazie alle evoluzioni nei sistemi di sicurezza attivi e passivi ed ai crash test introdotti? Vado rigorosamente a memoria: Brundle (Australia 1996), Schumacher (Silverstone 1999), Burti (Spa 2001), Alonso (Brasile 2003), Kubica (Canada 2007), Massa (Budapest 2009), Schumacher (Abu Dhabi 2010), Alonso (Australia 2016), Leclerc (Spa 2018). Sicuramente dimentico qualcosa.

Davvero c’è chi avrebbe preferito che dopo Imola si fosse rimasti fermi con la sicurezza per preservare un DNA? Non voglio crederci. E se proprio qualcuno c’è gli chiedo di mettersi nei panni della moglie e dei figli di Romain Grosjean e riguardarsi le immagini di oggi. Solo un fanatico del macabro potrebbe pensare che, in nome dei vecchi tempi, le cose sarebbero dovute andare diversamente.

Vorrei anche spendere un paio di parole per gli imbecilli che, dopo la gara della Turchia, avevano deriso Grosjean in una sessione online su Twitch sfottendolo come se fosse l’ultimo degli idioti al volante.

https://twitter.com/florentderue/status/1328299526734704642

Ecco, al di là del fatto che in certi casi la linea internet dovrebbe essere tolta, mi chiedo cosa avranno pensato oggi questi personaggi, che non hanno niente a che fare col tifo e la passione ma solo con il disagio.

Il rispetto dei piloti professionisti è la base di tutto nel motorsport, qualsiasi sia la loro condizione e la loro prestazione. Il sedere in macchina è il loro, così come la vita in bilico come abbiamo visto oggi.

Grazie ad Halo ed al sacrificio di chi ha perso la vita in decenni, oggi Grosjean è vivo e potrà tornare a casa dai suoi cari.

Conta solo questo.

Immagine: Twitter – ANSA

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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